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“Atalanta a San Siro? No, grazie”: gli ultras di Milan e Inter puntano i piedi

I tifosi delle due società milanesi contrari al trasloco atalantino per le partite di Champions: duro il comunicato della Curva Nord interista.

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I tifosi di Inter e Milan per una volta sono d’accordo: l’Atalanta in Champions League a San Siro è una soluzione che non piace.

Che tra le tifoserie milanesi e quella atalantina non scorra buon sangue non è un novità e la proposta che sta accogliendo una sfilza di consensi a livelli istituzionali, nel mondo ultras ha creato tensioni: ma se il tifo organizzato rossonero ha espresso qua e là i propri malumori, quello interista ha espresso chiaramente la propria contrarietà, prendendo una posizione non esattamente amichevole.

“Verrebbe da sorridere per non inorridire davanti al fatto che per il comune di Milano una festa ai giardini pubblici fosse un problema di ordine pubblico ma far giocare a San Siro una squadra la cui tifoseria è storica rivale di entrambe le curve milanesi non lo sia – scrive la Curva Nord interista in una comunicato – Ancora una volta ci vediamo costretti a manifestare civilmente il nostro disappunto e per questa ragione invitiamo fin da ora tutti i frequentatori della Nord a ritrovarsi davanti al Baretto in tutte le occasioni in cui veramente l’Atalanta dovesse infestare il nostro stadio con la propria presenza per le partite di Champions”.

“Il nostro – si conclude la nota – dovrà essere un presidio civile nel limite del nostro diritto di una libera frequentazione di un locale pubblico con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’assurdità di una scelta dettata dagli interessi e che calpesta ogni logica. ATALANTA A MILANO NO GRAZIE”.

E la presa di posizione dei tifosi potrebbe avere conseguenze anche sulle scelte delle società, tra le quali invece i rapporti sono ottimi.

Il presidente del Milan Paolo Scaroni, in particolare, ha ammesso che nella valutazione della fattibilità dell’operazione si sta ragionando anche “sull’umore dei tifosi. Lo stadio è dei club ma anche loro, dobbiamo tenerne conto”.

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