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Cattolici a un bivio: il Papa o Salvini? Anche a Bergamo, ma non se ne parla

Il ministro dell’Interno e i cattolici che lo appoggiano si incontrano su un'idea, semplice ed efficace: la Chiesa è utile al politico e il politico è utile alla Chiesa. Ma di che Chiesa si parla?

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Le simpatie dei cattolici per Salvini sono in aumento. Non si tratta più soltanto gruppi di destra, ma anche di cattolici “normali”, quelli che vanno a messa la domenica e, magari, danno una mano in sagrestia. Il fenomeno è ormai così evidente che la prima pagina di Repubblica dell’8 luglio titola: “Cattolici a un bivio: il Papa o Salvini”.

Anche a Bergamo il fenomeno c’è. Ma non se ne parla. Molti preti, in particolare, votano Lega ma, loro soprattutto, non si espongono. Forse i preti si ricordano del detto che girava, in passato, a proposito del celibato: “Si non caste, saltem caute”. Traduzione con perifrasi: “Se non riesci a vivere in castità, almeno sii prudente nelle tue trasgressioni”. Votare Lega è un po’ come fare le corna a Madre Chiesa che parla così calorosamente di accoglienza e di immigrati, facciamolo con verecondia e circospezione.

In questo incontro però, sia i cattolici che votano Salvini sia Salvini, non si limitano a condividere una scelta politica, ma anche un particolare modo di vedere la Chiesa.

Quando Salvini bacia rosari e vangeli che cosa sta dicendo? Che la Chiesa deve essere più evangelica? No, il contrario: che il vangelo deve essere più ecclesiastico. Nel Vangelo che Salvini bacia c’è scritto che chi accoglie uno straniero accoglie Cristo e chi non accoglie uno straniero non accoglie Cristo e, a causa di questo, è destinato al fuoco eterno. Ma a Salvini questo non interessa. Gli interessa, invece, e molto, esibire il vangelo come mezzo efficace per sedurre i cattolici.

Dall’altra parte i cattolici che votano Salvini sono presi dagli allarmi sugli immigrati, certo, ma sono anche “commossi” dal fatto che il potente di turno si presenta come il defensor fidei, colui che difende e che protegge la Chiesa. È già successo tante volte. È successo negli anni ’90 con Berlusconi, da una parte, e il cardinal Ruini dall’altra. La Chiesa metteva sul piatto il suo peso e la controparte ne prendeva atto. A Berlusconi conveniva, al cardinal Ruini, pure.

Le caratteristiche di Salvini, semmai, è che non si rivolge a un rappresentante ufficiale della controparte, ma alla folla, alla massa. Come fa sempre, peraltro. Diserta, infatti, le riunioni con i suoi omologhi europei, e spesso anche quelle con i suoi colleghi di governo, ma va a fare comizi e a mangiare salsicce nelle feste popolari.

Sicché il ministro dell’Interno e i cattolici che lo appoggiano si incontrano su questa idea, semplice e efficace: la Chiesa è utile al politico e il politico è utile alla Chiesa.

Resta da vedere se la Chiesa utile a Salvini è ancora la Chiesa di quel vangelo che il defensor fidei bacia in pubblico. Non solo, tutto questo potrebbe evolvere nel breve e nel medio termine. Perché come aumenta la simpatia di molti cattolici per Salvini così aumenta anche l’antipatia di molti altri cattolici.

In altre parole, nella Chiesa aumentano e si approfondiscono le divisioni e le spaccature sulle scelte politiche aggravano ulteriormente la sua crisi.

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