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“Prigioniere”, storie di donne senza scelta: uccidere o essere uccise

Amina Sboui è un’attivista tunisina di 24 anni, finita in carcere per la sua attività con le Femen: qui conoscerà donne che sono state uccise dall’onore, anche se ancora respirano.

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“Perché sei qui?” “Omicidio.” […] “Perché hai ucciso tuo fratello?” “mi ha chiamato verso mezzanotte, potevo sentire d’alcol già nel telefono, mi ha detto che aveva appena saputo che mi ero messa con qualcuno e che mi avrebbe ucciso […] è la stessa emozione di un fratello che uccide la sorella, ma in quel caso almeno è legale”.

Amina Sboui è un’attivista tunisina di 24 anni. Quando finisce in carcere per la sua attività con le Femen è spaventata, perché deve condividere la cella con donne che hanno ucciso i propri fratelli, mariti, figli, cerca di star loro il più lontano possibile. Finché un giorno inizia a parlare con loro e scopre che sono vittime dell’onore, perché hanno dovuto uccidere per non essere uccise.

C’è Monia che, per fuggire dalla violenza del marito, cerca di uccidere sé stessa e i suoi due figli, che per questo le dicono “Grazie mamma”; il giorno dopo si ritrova in un letto d’ospedale, viva, ma senza i suoi bambini. “Quello che so è che ho salvato i miei figli”, dice.

C’è Bessma, condannata all’ergastolo. I suoi genitori hanno dato a suo fratello il compito di sorvegliarla, perché è una donna. E lui lo fa, picchiandola, rubandole i soldi dello stipendio, controllandola a vista mentre lui beve ed esce con gli amici. Quando scopre che Bessma ha una relazione, la sola cosa che la rende felice, lui torna a casa promettendo di ucciderla. E lei lo uccide.

Ci sono donne che erano in trappola, ancor prima di finire in prigione: perché il padre non le avrebbe mai riaccolte in casa, perché per disfarsi di loro il marito le ha accusate di adulterio, perché sono state deflorate con la promessa di un matrimonio e poi sono state abbandonate.

Ci sono donne che non avevano scelta: uccidere o essere uccise, fisicamente o dall’onta che si sarebbe riversata su di loro e la loro famiglia. Ci sono donne che sono state uccise dall’onore, anche se ancora respirano.

ONORE E DELITTI D’ONORE

“Hafez, tu sei l’uomo di casa, figlio mio […], tu sai che per evitare la vergogna che l’avere una figlia può provocare è necessaria la forza di sorvegliarla e di punirla. E per questo conto su di te”.

Amina Sboui ci ha parlato delle donne che hanno ucciso per onore ma, più spesso, sono le donne stesse ad essere vittime di questi omicidi, perché l’onere dell’onore è sulle loro spalle.
L’onore detta i doveri di una persona all’interno della società e, a differenza di una legge, è qualcosa di implicito e non scritto.

Per mantenere l’onore è importante controllare il comportamento dei membri di una famiglia, soprattutto la sessualità femminile: preservare l’onore significa quindi fare in modo che le donne di una famiglia siano vergini fino al matrimonio o fedeli al marito. Se una donna infrange queste leggi non scritte, infangando l’onore della propria famiglia, può essere uccisa proprio da uno dei suoi familiari.

Ciò che distingue i delitti d’onore dagli altri, è proprio il fatto che essi vengano pianificati dai membri della famiglia allargata: la reputazione della famiglia all’interno della comunità, soprattutto se ristretta, viene prima di ogni cosa; di conseguenza coloro che uccidono per onore non vengono colpevolizzati, perché il loro comportamento viene visto come giusto.

DOVE?

Sollevò la t-shirt per mostrarmi numerose cicatrici da coltello: due sotto le ascelle, una più circoscritta sul cuore, tre sulla pancia, la più grande sulla spalla e per finire una piccola sul viso. “È stato tuo marito?” “Si”

Quantificare il numero dei delitti d’onore non è semplice, perché in molti Paesi non vengono registrati, oppure le famiglie li nascondono, dicendo che si è trattato di suicidi o incidenti.
Nel 2000 le Nazioni Unite hanno stimato che ogni anno circa 5000 donne sono vittime di delitti d’onore, ma molti attivisti sospettano che oltre 20mila donne vengano uccise ogni anno.

Come si vede dall’immagine sottostante, questi omicidi avvengono principalmente in Medio Oriente e sud dell’Asia:

dati delitti d'onore

• Iraq: in questo Paese i delitti d’onore sono in declino, grazie all’impegno di organizzazioni per i diritti delle donne e iniziative del governo. Tuttavia, i numeri sono impressionanti: ogni anno vengono registrati 500 delitti d’onore nel solo Kurdistan iracheno.
• India: in alcune regioni, come l’Uttar Pradesh, Punjab e Rajasthan, i delitti d’onore sono frequenti, soprattutto dovuti a matrimoni non accettati dalle famiglie. In altre regioni invece sono praticamente assenti, grazie all’attivismo di alcuni riformisti.
• Pakistan: un report di Amnesty International accusa le autorità pakistane di aver fallito nella prevenzione dei delitti d’onore, molto diffusi nel Paese; nel 2015 circa 1100 donne sono state uccise per onore.

Tuttavia, l’onore è causa di morte per molte donne anche in altri Paesi del mondo, come Canada, Stati Uniti e Paesi europei. Molti di questi delitti avvengono all’interno delle comunità di immigrati.

• Italia: come vedremo in seguito, fino al 1981 i delitti d’onore prevedevano una pena tra 3 e 7 anni, uno sconto notevole rispetto alle altre tipologie di omicidio. Recentemente due ragazze cresciute nel nostro Paese sono state uccise dai rispettivi padri, perché colpevoli di aver danneggiato l’onore della famiglia: la 20enne Hina Saleem nel 2006 e la 18enne Sanaa Dafani nel 2009.
• Svezia: 6 donne nel solo 2016 sono state vittime di delitti d’onore.
• Inghilterra: si stima che ogni anno 12 donne siano vittime di delitti d’onore.

QUALI CAUSE?

“Come farai a camminare per strada? Sarai il padre della figlia violentata! […] Pensi che qualcuno la sposerà dopo quanto è successo?”

La vita quotidiana delle donne in queste società patriarcali può essere complicata: sono infatti molti i comportamenti che rischiano di gettare la famiglia nella vergogna e disonore alla famiglia e, quindi, giustificare un delitto d’onore per porvi rimedio.

• Rifiutare un matrimonio combinato: la famiglia che si è accordata per il matrimonio rischia il disonore se questo non avviene, ancor più se la futura sposa ha già una relazione di cui la famiglia è all’oscuro.

• Divorzio o separazione (senza il consenso del marito): è un insulto per gli uomini che hanno negoziato l’affare ed è motivo di vergogna perché esibisce i problemi di coppia all’esterno della famiglia.

• Pettegolezzi e accuse sulla reputazione di una donna: spesso sono sufficienti perché la sua famiglia tema per il proprio buon nome.

• Subire uno stupro: la verginità è fondamentale per l’onore della famiglia e la reputazione della donna e va preservata fino al matrimonio. In caso di stupro, in particolare se la vittima resta incinta, l’onta si abbatte sulla famiglia.

• Altro: altri motivi possono essere l’abbigliamento inappropriato, l’adulterio e l’omosessualità (anche e soprattutto maschile)

PERCHÈ AVVENGONO

“Sono riuscita a crescerti senza un padre. Anche se avevo tutti gli occhi addosso sono riuscita a proteggere l’onore di tuo padre, che è morto da dieci anni. […] Una donna che non è più vergine è come un fiammifero, basta accenderlo una volta sola e diventa inutile. […] Fai attenzione, non coprirci di vergogna”

I delitti d’onore hanno alla base una serie di concezioni culturali:

• Cultura dell’onore: in queste culture, la collettività e famiglia vengono prima dell’individuo e dei suoi desideri. La reputazione della famiglia è molto importante e se uno dei suoi membri fa qualcosa di inappropriato agli occhi della comunità, quest’ultima può considerarla meno rispettabile ed escluderla dalla vita sociale.

• Visione della donna: i delitti d’onore avvengono in società patriarcali, in cui la donna è sottomessa all’autorità maschile; la donna è quindi di proprietà dell’uomo, sia il padre, il fratello o il marito, e per questo motivo essi possono decidere del suo destino.

Il valore di una donna è determinato dalla sua verginità prima del matrimonio e dalla sua fedeltà in seguito, e tramite la violenza si prevengono o si puniscono le ribellioni.

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LEGGI

“La gente racconterà che ho protetto il mio onore cercando di uccidere mia moglie e il suo amante. Non rischio niente! Tra qualche mese uscirò.”

Come abbiamo detto prima, l’onore è un codice sociale che regola la vita di una comunità e che, diversamente dalle leggi, non è scritta e codificata.

Nonostante questa differenza, onore e leggi si intrecciano strettamente: in alcuni casi le leggi assolvono chi commette un delitto d’onore, oppure la difesa dell’onore può essere utilizzata come attenuante per ridurre la pena.

Il Codice Napoleonico del 1810, all’articolo 324 afferma la possibilità per i mariti di uccidere le mogli infedeli (mentre il contrario non era permesso). Esso è stato utilizzato come modello in molti Paesi del Medio Oriente, anche in tempi recenti, come Algeria, Egitto, Iraq, eccetera.

Fortunatamente oggi molte di queste leggi sono state eliminate o emendate: l’onore non è più una motivazione valida per evitare totalmente la condanna, ma in alcuni casi può portare ad uno sconto della pena.

• Nel 1960 in Giordania venne introdotto un articolo del Codice penale, che non puniva il marito in caso di omicidio della moglie infedele e il suo amante; nel 2001 è stato emendato e ora al marito viene offerto “solo” uno sconto di pena; per cercare di renderlo più “equo”, lo stesso trattamento viene offerto anche nel caso in cui l’omicida sia la moglie.

• Allo tesso modo, in Siria l’articolo 548 del C.p. è stato emendato nel 2009 e oggi prevede uno sconto di pena per il marito che uccide la moglie, la sorella o una familiare e il suo amante colti in adulterio.

• In Pakistan i delitti d’onore sono perseguibili con 7 anni di carcere, ma dal 2016 è possibile chiedere perdono a un altro membro della famiglia, per essere legalmente assolti.

Il delitto d’onore teoricamente non è più legale, ma è facile aggirare la pena: la vita di una donna vale sempre meno dell’onore di un uomo o della sua famiglia.

Non sono solo i Paesi non occidentali ad aver da poco abolito queste leggi: è incredibile che fino al 1981 in Italia, il delitto d’onore era un reato specifico, che prevedeva notevoli attenuanti rispetto ad un semplice omicidio. Apparentemente uomini e donne omicidi venivano trattati equamente: per entrambi erano contemplati sconti di pena; tuttavia le discriminazioni sono evidenti: l’omicida può giustificarsi con l’onore per ottenere lo sconto della pena, ma solo se l’omicidio riguarda la sorella o la figlia, non il fratello o il figlio! Anche in questo caso quindi, se si tratta di donne, l’onore può giustificare la follia di un omicidio.

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