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Conca Fiorita, Valtesse, Finardi e Monterosso: 4 quartieri da scoprire

Chi dalle Mura si sporge a guardare verso nord vedrà una vasta conca, densamente abitata, che occupa lo spazio tra sé e la domestica mole della Maresana. Un agglomerato di insediamenti che formano apparentemente un tutt’uno, benchè si tratti, in realtà, di quartieri assai diversi

Se prima dal colle di Città Alta, ci siamo spinti verso sud, ora, per senso di giustizia, non possiamo che visitare il nord: e, chi dalle Mura si sporga a guardare verso nord vedrà una vasta conca, densamente abitata, che occupa lo spazio tra sé e la domestica mole della Maresana. Un agglomerato di insediamenti che formano apparentemente un tutt’uno, benchè si tratti, in realtà, di quartieri assai diversi.

Quella è la nostra prossima meta: la nostra passeggiata per strade e quartieri proseguirà proprio con la zona che si trova tra gli spalti delle Mura rivolti alla montagna e la ghirlanda di colli che segnano l’orizzonte, tra il Canto Alto, che già si sporge sulla val Brembana e la Ronchella, che guarda, invece, l’inizio della val Seriana.

I quartieri che sorgono da questo lato della città sono quattro: quello della Conca Fiorita, l’antico borgo di Valtesse-Valverde, il quartiere Finardi e, infine, proprio ai piedi della collina, il più recente insediamento di Monterosso (nella foto la chiesa parrocchiale ndr). Si tratta di luoghi affatto diversi tra loro, che vanno dall’aristocratico e silenzioso isolamento, un tantino elvetico, del quartiere Finardi all’edilizia popolare del Monterosso, dalla cartolina d’altri tempi di Valtesse e Valverde alla tranquillità piccolo borghese della Conca Fiorita.

Prima di addentrarci nelle loro strade, però, è necessario, a titolo di descrizione generale, chiarire quali sono i confini di questi quartieri, determinati dalla natura, dalla storia e dalle variabili esigenze della città.

Immaginate Bergamo, vista dall’alto, come una specie di isola, rappresentata da Città Alta e dai colli, intorno cui, a ferro di cavallo, sorgono le case della città bassa. Quest’ultima, a sua volta, è delimitata da ferrovie e circonvallazioni ed è solcata da diritte e lunghe vie di collegamento tra il centro cittadino e le varie destinazioni, secondo uno schema quasi stellare, se trascuriamo il settore in cui l’orografia non permette né vie né collegamenti.

I quartieri di cui stiamo parlando fanno, in certo qual modo, eccezione: certo, alcuni di loro sono ben cresciuti ai lati di strade di grande comunicazione, come i borghi tradizionali, ma tutti, in definitiva, sono stati, piuttosto, ingabbiati tra due arterie, che corrono parallele, con andamento est-ovest, fino a convergere in un’unica strada, diretta alle valli Imagna e Brembana.

Una è via Nazario Sauro, che presto diventa via Baioni, assumendo, infine, il nome di via Ruggeri da Stabello, in onore dello scrittore, quando passa davanti al vecchio cimitero dismesso di Valtesse, dove il Ruggeri venne sepolto, nel 1858.

L’altra è la ben più recente circonvallazione Plorzano, che diviene Fabriciano, prima di congiungersi con la vecchia strada, tra Valtesse e la Ramera.

Il quadrilatero è delimitato, ai fianchi, da via Corridoni e da via Maresana, con una sorta di asse centrale, rappresentato da viale Giulio Cesare, con le moli dominanti del Gewiss Stadium, che, per chi scrive – scusate – sarà sempre il Brumana e della grande fabbrica abbandonata della Reggiani, di mano dell’architetto Bergonzo, lo stesso della “Torre dei Venti” che saluta il viaggiatore dall’autostrada.

Ecco, all’interno di questo perimetro, si sono sviluppati in nostri quattro quartieri, tra rogge e sottopassi, condomini e grandi ville. Luoghi dalla atmosfere, dalle anime e dalle suggestioni diverse: se avrete pazienza, cercheremo di decifrarle insieme. Alla prossima.

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