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Il rapitore di Mirko Panattoni ha un nome dopo 46 anni: trovata un’impronta

Il caso è prescritto perché a quel tempo, siamo negli anni Settanta le regole erano diverse rispetto a oggi, ma la procura di Brescia ha voluto far luce ugualmente sul rapimento di Mirko Panattoni e adesso c'è una svolta clamorosa

Il caso è prescritto perché a quel tempo, siamo negli anni Settanta, le regole erano diverse rispetto a oggi, ma la procura di Brescia ha voluto far luce ugualmente sul rapimento di Mirko Panattoni e adesso c’è una svolta clamorosa. È stata trovata un’impronta, l’impronta del rapitore di quel bimbo di 7 anni sequestrato il 21 maggio del 1973, in Città Alta all’uscita di scuola: un fattaccio che tenne col fiato sospeso non solo Bergamo ma tutta Italia in quei 17 giorni tra la fine di maggio e i primi di giugno di 46 anni fa.

Il pm Paolo Savio, scrive la giornalista Maddalena Berbenni del Corriere della Sera,  in un’informativa depositata in questi giorni dalla polizia alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, ha scritto il nome della persona a cui appartiene l’impronta trovata sul Maggiolino Volkswagen usato per portar via quel bambino e poi ritrovata: l’impronta era già agli atti, ma allora non c’era nei database della polizia il suo “proprietario” in quanto incensurato. Ora invece si possono dare nome e volto all’uomo che in seguito venne condannato (guarda caso per sequestro) e quindi, compare nei documenti delle forze dell’ordine.

La ricerca della verità è ripartita per via della telefonata (risultata poi fatta da un mitomane) che aveva riacceso, qualche mese fa, i riflettori su quel crimine “antico”. Ora, anche se il caso formalmente non porterà a condanne, si può almeno chiudere la vicenda del primo bambino rapito in una brutta stagione di sequestri in Lombardia: furono 60 in cinque anni.

 

Foto da L’Unità

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