BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Dalmine, 6 luglio 1944: “Quell’attacco di sete che salvò mio nonno dalle bombe”

Settantacinque anni fa l'attacco alla fabbrica che causò 278 vittime e oltre 800 feriti, lasciando una piaga inguaribile nel paese: Luigi Oldani ci racconta l'incredibile vicenda del nonno

Il 6 luglio del 1944 faceva molto caldo, anche di prima mattina. Alle 8 nella fabbrica della Dalmine c’erano già 4mila persone tra impiegati e operai, mentre dal Sud Italia liberato dagli anglo americani era iniziata l’Operazione 614 che aveva otto obiettivi dell’Italia settentrionale, l’ultimo pezzo del Belpaese ancora occupato dai tedeschi. Al centro del mirino c’erano anche le acciaierie della Dalmine, ai tempi conosciute come Officine Mannesmann.

“Nonno Luigi aveva 41 anni e come ogni giorno, da Stezzano, andò al lavoro in bicicletta, alla Dalmine. La sua mansione era quella di tornitore” racconta Luigi Oldani, che dal nonno ha ereditato anche il nome.

Luigi Oldani, classe 1903
Dalmine bombardamento

“Il 6 luglio del 1944 – ricorda Oldani – mentre stava lavorando, lasciò il suo posto per andare a dissetarsi. Tornò, riprese a lavorare, ma poco dopo – sarà stato per i gran caldo e forse anche per il diabete di cui soffriva – ebbe di nuovo sete. Quella sete probabilmente gli salvò la vita. Infatti, si allontanò di nuovo per bere e in quel momento si scatenò l’inferno. Non so dove si riparò”.

“Quello che ricorda mio padre Angelo, classe 1937 – che quel giorno si trovava nelle campagne vicino al Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano, in lontananza vide gli aerei e il gran fumo che si alzava in zona Dalmine – fu che il nonno ritornò a casa a piedi completamente nero, raccontando che a bombardamento finito ritornò alla sua postazione di lavoro trovando un cratere lasciato da una bomba. Nonno Luigi morì giovane, il 17 novembre 1960”.

Angelo Oldani, classe 1937
Dalmine bombardamento

Il bilancio di quel 6 luglio 1944 fu tragico: i feriti furono oltre 800, mentre le vittime 278, divise tra i 244 dipendenti della Dalmine, i 13 lavoratori di altre aziende e i 21 morti della popolazione civile (poco lontano dalla fabbrica venne distrutta una casa e un’intera famiglia di otto persone).

Quella mattina la sirena che avrebbe dovuto dare l’allarme rimase dolorosamente muta. Ancora oggi, a 75 anni di distanza da quella tragedia, non si conosce il vero motivo per cui non venne dato l’allarme che avrebbe potuto salvare centinaia di vite.

 

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.