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Caso Promoberg: quel modello di gestione va ridefinito

Per anni l’uomo forte di Ascom ha coordinato la programmazione di Promoberg, ne ha costruito il modello, ha scelto gli uomini. Ora è tra gli indagati e dovrà rispondere alla magistratura, ma non è semplicemente puntando il dito sui responsabili che si possono superare i problemi emersi

Quanto emerso dall’inchiesta giudiziaria sulla Fiera di Bergamo obbliga a una riflessione.

È un bene che oggi le associazioni si ritrovino, assieme al sindaco di Bergamo Giorgio Gori e al presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli, per discutere su come procedere. Le fiere autunnali incombono, van date certezze a chi parteciperà e ai fornitori, va ricostruito un clima di fiducia con i dipendenti, visto che è da loro che sono emerse le prime segnalazioni che hanno portato all’esposto e poi all’inchiesta. I tempi devono essere necessariamente stretti, ma le modalità operative vanno ben ponderate.

I risultati della nostra Fiera sono lì a vedersi, è una struttura che funziona, che propone, che sostiene il nostro sistema economico e che ha al contempo ampi margini di miglioramento. Le scelte che dovranno essere intraprese non possono però prescindere da una profonda analisi di quanto accaduto.

Le responsabilità penali sono personali, sarà la magistratura a dimostrare e accertare i fatti, ma è indubbio che, prima che i componenti del Consiglio d’amministrazione, vada messo in discussione l’intero modello organizzativo.

Ascom Bergamo sostiene la necessità di nominare immediatamente un nuovo cda, un colpo di spugna, come se ciò fosse sufficiente. Ma quale sarebbe il mandato del nuovo cda? È necessario che il sistema economico e quello politico riflettano su Promoberg, sull’organizzazione della società, sul modello di governance.

Da sempre in Fiera era Luigi Trigona, già direttore Ascom fino al 2017, a tirare le fila. Non lo dico in senso negativo o dispregiativo. Per anni l’uomo forte di Ascom ha coordinato la programmazione di Promoberg, ne ha costruito il modello, ha scelto gli uomini. Ora Trigona è tra gli indagati e dovrà rispondere alla magistratura, ma non è semplicemente puntando il dito sui responsabili che si possono superare i problemi emersi. Va completamente ridefinita Promoberg: un Consiglio d’amministrazione di 14 persone, rappresentanti delle associazioni socie, ha dimostrato i suoi limiti.

Serve una struttura di governance più snella, adeguata ai tempi e non frutto di un manuale Cencelli tra i mondi associativi. Serve una nuova figura manageriale, un direttore generale con una nomina a tempo con verifica delle performance e dei risultati attraverso soggetti terzi. Va costruito un modello organizzativo interno che riporti fiducia tra i dipendenti, rivendendo ruoli e procedure. Va realizzato un modello anticorruzione e creati degli organismi di vigilanza, poiché i revisori contabili si sono dimostrati non sufficienti.

Se il sistema economico bergamasco dovesse limitarsi a un cambio di nomi, senza mettersi in discussione e senza riflettere bene su ciò che è accaduto e su come è potuto accadere, non dico che accadrà di nuovo, ma sicuramente non avrà agito per il meglio.

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