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Odissea al pronto soccorso? L’ospedale: “Abbiamo curato 317 pazienti, 7 gravissimi”

L’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo replica alla lettera di un paziente che si lamentava delle ore di attesa al Pronto Soccorso

L’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo replica alla lettera di un paziente, pubblicata da Bergamonews martedì 2 luglio.

317: questo il numero delle persone presenti lunedì 17 giugno al Pronto Soccorso del Papa Giovanni, calcolando chi era in attesa e chi era già stato preso in carico. Questi i dati oggettivi, dal racconto del lettore è difficile ricostruire la sua vicenda personale (a partire dal fatto che martedì 17, come scrive, non esiste). Non risulta neppure una neonata per sospetto trauma cranico, ma un bimbo maschio di 4 anni che, una volta medicato dall’infermiera alla fronte, la mamma ha preferito riportare a casa, dopo essere rimasti in Pronto Soccorso un paio d’ore e aver ricevuto spiegazioni sui segnali a cui prestare attenzione.

La situazione, fra le 18 di lunedì e le 8 del mattino di martedì, è stata certamente impegnativa per i nostri operatori. In quell’arco di tempo sono stati trasportati al Papa Giovanni 7 codici rossi, che si sono aggiunti a pazienti gravi già in trattamento. Parliamo di pazienti fra la vita e la morte, davanti ai quali occorre dare la precedenza.

In un giorno medio riceviamo circa 274 persone, lunedì ce n’erano 317. In questi casi eccezionali gli infermieri di triage fanno sempre notare ai pazienti che, nel caso i sintomi peggiorino o vi sia qualunque preoccupazione, possono essere rivalutati al triage. A mezzanotte tutti i pazienti ancora presenti in sala d’attesa sono stati rivalutati, monitorando nuovamente i parametri vitali. Nessuno specialista fra quelli non presenti durante la notte è stato chiamato, come accade in situazioni di reale gravità.

Questo quello che possiamo rispondere a un utente che non siamo riusciti a identificare. Il nostro Ufficio relazioni con il pubblico, contattato dall’interessato, avrebbe potuto spiegare meglio le valutazioni che hanno portato all’attesa, un’attesa comunque monitorata e in un ambiente protetto.