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Amore senza confini: la storia di Simona e Ibrahim, originario della Nigeria

Simona e Ibrahim sono insieme da sei anni e si sono conosciuti a Rimini: ora sognano una famiglia.

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Com’è stato il primo incontro con i suoi famigliari?

Con la nonna è stato molto emozionante, sapevo quanto per lui era importante che io la conoscessi. Lui è talmente legato alla nonna che tutte le volte che la vede piange, si inginocchia a terra…E la parte ancora più emozionante è stato conoscerla e parlarsi: per fortuna parlo inglese, per cui è stato facile comunicare. Ho scoperto tante cose anche per quello, perché se avessi avuto la barriera linguistica avrei capito un quarto di quel che succedeva là. È stato bello anche perché la nonna è stata contentissima di conoscermi, felicissima che lui stia con me e quindi ho avuto la benedizione ufficiale della famiglia.
Con il papà è stato un pochino più difficile, perché già con Ibrahim il rapporto è basic, non si dicono molto, come se fossero due persone che si conoscono appena, pensa che abbiamo fatto una foto insieme ed è l’unica foto che ha con suo padre, da sempre! La famiglia da parte della mamma è benestante, nel senso che hanno tutti studiato all’estero, tanti vivono in Inghilterra, qualcuno vive in America, hanno una bella casa, dignitosa. La famiglia del papà invece ha un livello di povertà piuttosto alto, quindi ero in imbarazzo per il fatto di arrivare da un Paese europeo, inevitabilmente loro ci guardavano con occhi diversi, il mio compagno lo vedono come il fratello che vive in Europa, il sogno di tutti. Quindi hanno una specie di riverenza nei suoi confronti. Però è difficile perché effettivamente viviamo in un Paese dove si vive relativamente bene, quindi hanno una visione del figlio come di un’ancora: si sentono pochissimo in realtà, ma quando succede qualcosa e si trovano in difficoltà lo chiamano, sia a livello economico che per confrontarsi. Si sente spesso con una sorella, ha 22/23 anni e ha già 3 figli, è musulmana con un marito molto più grande di lei, che la limita in tante cose, quindi si sfoga con Ibrahim. Per il resto poi sono estremamente accoglienti tutti, quindi non puoi che sentirti a casa, benvoluta da tutti, quella è la parte che mi è piaciuta di più.
Chiaramente finché non sono andata là tanti lati suoi culturali e caratteriali non potevo capirli fino in fondo: un esempio è la gestione dei tempi, i suoi molto più dilatati rispetto ai miei, mentre io voglio tutto molto preciso, agenda alla mano, alla tal ora… Questo aspetto deriva dal suo vissuto: quando siamo in Africa lui mi dice sempre “oggi si fa una cosa al giorno, se sei riuscito ad andare in Comune a farti fare un documento, oggi hai già fatto più di quello che dovevi fare”. E questa cosa facevo un po’ fatica a comprenderla, nonostante lui sia vissuto in Europa per tantissimi anni, questo aspetto è proprio nelle sue vene, fa parte di lui; chiaramente vivendo qua anche lui su certe cose ha dovuto un po’ adattarsi, perché in termini lavorativi l’orario è ben preciso. Però diciamo che all’inizio la parte un pochino più difficoltosa è stata quella, cioè il non sapere “stasera cosa si fa?” E lui mi diceva “vediamo”, “Cosa vuol dire “vediamo”? Decidiamo cosa fare!” E invece era un “vediamo” perché nel frattempo vediamo cosa succede, se mi chiama un amico usciamo con questo amico, siamo stanchi, ce ne stiamo a casa. E quindi il nostro incontro si è dovuto un po’ scontrare con queste cose, che ho capito meglio nel momento che ho vissuto un po’ la sua cultura. E questo aspetto nella vita di tutti i giorni mi ha aiutato a vivere in maniera più tranquilla, io sono sempre stata una persona abbastanza, non ti dico ansiosa, però che si faceva un sacco di pensieri, anche rispetto al futuro: con lui è stato più facile affrontare le cose, il futuro si costruisce giorno per giorno, chiaramente avendo degli obiettivi però sapendo accettare ciò che la vita ci dà.

Quindi ci sono stati aspetti su cui vi scontravate e su cui vi scontrate ancora?

Ci scontriamo anche adesso, poi come in tutte le coppie ciascuno smussa alcuni lati del proprio carattere, sarebbe successo anche se fosse arrivato da una cultura uguale alla mia: ognuno ha le proprie abitudini, ci si incontra e da entrambe le parti si cerca di fare dei piccoli aggiustamenti. Banalmente, lui è sempre stato abituato ad arrangiarsi da solo: occuparsi della casa, lavare, stirare… Fare tutto. E quindi in casa è uno preciso, non vola un microbo di polvere in casa mia. Ma quello deriva dal carattere suo, perché se vai in Nigeria non è un aspetto che noti; quindi paradossalmente anche in questo siamo all’opposto: lui è molto preciso sulle cose, io estremamente disordinata.
I nostri scontri quindi riguardano questi argomenti, non sono questioni culturali, ma a livello di abitudini famigliari, scontri normali di coppia. Tanti mi chiedono “come fanno a convivere due culture diverse?” Io non la vedo questa differenza culturale, la vedo in certe piccole situazioni, come quelle di cui ho parlato prima. Forse anche il fatto che sia vissuto in Europa facilita le cose, se fosse venuto in Europa a vent’anni e l’avessi conosciuto appena arrivato qua, probabilmente sarebbe stato diverso, non lo so. Quindi mi sento di dire che i confronti normali che hanno due persone diverse, nel senso io donna tu uomo; non l’ho mai collegato al fatto che fosse di una cultura diversa, non mi è mai neanche passato per la mente, penso che avrei avuto le stesse identiche difficoltà se avessi frequentato un altro qualsiasi ragazzo.
Ogni tanto ci penso “a me non è mai sembrato diverso”: quando lo guardo, quando sto con lui, è come se, non so come dire, non vedessi neanche che è di un altro colore. È talmente normale appunto, che non me ne rendo neanche conto. Molte persone mi dicono “eppure all’inizio avrai avuto…” E invece no, neanche all’inizio ho avuto una barriera. Forse perché sono sempre stata molto aperta, molto predisposta a qualsiasi tipo di relazione, non ho mai rifiutato a priori un incontro, una conoscenza; comunque non ho mai avuto altre esperienze di questo tipo, Ibrahim è il mio primo ragazzo che viene da un altro Paese.
Anzi, sono sempre stata molto curiosa rispetto a queste conoscenze, e questa caratteristica la riscontro anche nelle altre coppie miste che conosco; è come se ci legasse un filo, nonostante le diverse provenienze dei nostri compagni, infatti quello di Maria è messicano, quell’altro è francese, eppure probabilmente questo filo fa sì che stiamo bene insieme. Pur non essendo un fattore esplicito, ci incontriamo perché probabilmente… Sentiamo le stesse cose? Abbiamo una visione della vita e delle relazioni più allargata e più priva di pregiudizi? Di sicuro. Queste sono anche le persone che frequento più spesso. E quindi è tutto normale, è tutto molto normale, in effetti.

Com’è il vostro rapporto con l’ambiente esterno alla famiglia?
Le persone molto vicine a me già mi conoscevano, quindi sapevano che sono sempre stata una persona estremamente libera e un po’ lontana dai pregiudizi, nessuno si è stupito di questo rapporto. A parte ciò, vivendo in un paese e non in una città, all’inizio c’è stato il mormorio generale, le amiche di mia nonna le chiedevano “ma con chi esce Simona, chi è questo qui, da dove viene?” I miei compaesani hanno fatto fatica a vedermi frequentare una persona che non fosse del mio steso paese, ma se anche fosse venuto dalla Sicilia, sarebbe stato uguale.
A livello di relazioni al di fuori della nostra coppia, io ho mantenuto le mie amicizie, mentre lui fa un po’ di fatica ad instaurare delle relazioni vere: ha tanti amici a Rimini, gli amici veri sono ancora quelli con cui è cresciuto alle superiori. Non mi sono mai fatta troppi problemi di questo tipo anzi, ho avuto esperienze di viaggi all’estero, di volontariato, sono stata un mese in Madagascar in un orfanotrofio… Insomma, ho sempre vissuto molto serenamente questa cosa.
Paradossalmente faccio più fatica in altre situazioni, ad esempio quando prendiamo il treno: una volta, hanno chiesto il biglietto solo a lui, a me no. Non capendo che eravamo insieme dico al controllore “ma perché a me non chiede il biglietto?” e lui è rimasto un po’ interdetto. Lui è abituato, purtroppo, io lo sono un po’ meno, non ho mai vissuto sulla mia pelle discriminazioni di alcun tipo e quando le vive lui, io ci sto molto male. Anche lavorativamente parlando, ha ricevuto tanti rifiuti probabilmente perché non era italiano. Le fatiche che fa lui le vivo io con più rabbia. Non è facile, c’è ancora tanta resistenza, anche negli sguardi, ti accorgi quando ti guardano tre volte e pensano “ma questa con chi sta”. Però nonostante la fatica iniziale uno ci convive e spera che le cose un giorno cambieranno in qualche modo, anche se non è facile.

Com’è il rapporto adesso con le vostre famiglie?

Lui ha vissuto molto tempo in casa dei miei, quindi quando siamo usciti di casa mia mamma ha sofferto molto, perché in quei momenti ne perdeva due, non uno solo: è come se fosse un altro figlio per loro, perché ormai lo conoscono benissimo, abbiamo passato cinque mesi vivendo nella stessa casa. Quindi noi almeno due o tre volte a settimana siamo a casa loro a cena.
Io i suoi genitori li vedo un po’ meno, ma siccome sua mamma è molto accogliente, mi sento a casa mia anche lì; il suo patrigno ha un negozio, vende il pesce: quando andiamo a trovarlo andiamo a fare la spesa e la sera cuciniamo insieme. È un rapporto estremamente tranquillo, non ci sono stati mai problemi di alcun tipo.
I miei genitori e i suoi si sono già conosciuti: io e i miei genitori siamo sempre andati in vacanza in Romagna, quindi quando andiamo in vacanza là cogliamo l’occasione e ci incontriamo. La mamma di Ibrahim è venuta da noi l’anno scorso, ed è stata con noi una settimana. I nostri genitori non si sentono regolarmente, però si conoscono.

Cosa vi piace fare insieme?

I momenti in cui ci rendiamo conto che siamo estremamente sereni sono quando prendiamo il treno, andiamo dai suoi, andiamo a fare una piccola vacanza… Io sono una vagabonda, mi piace tanto  viaggiare. Lui paradossalmente essendo sempre stato costretto a viaggiare tanto, per la vita che l’ha costretto a fare tanti spostamenti… Adesso apprezza molto la tranquillità della casa, quindi spesso il venerdì sera ci prepariamo l’aperitivo a casa. Tutte cose molto semplici, a noi piace.
Insieme ci piace anche mangiare: io amo cucinare, quindi quando riesco gli preparo un piatto africano, cerco la ricetta, con un po’ di difficoltà, però ci provo.
Lui è un appassionato di film, di cinema, guardiamo tantissimi film insieme: lui preferisce guardarli in inglese, io invece faccio un po’ più fatica, quindi si sforza di guardarli in italiano con me;
Ci piace tanto invitare amici a casa, lui essendo barman ama fare i cocktail.
Siamo sempre insieme, però mi ritaglio i miei momenti esco con le mie amiche per un aperitivo, eccetera. Lui un po’ meno, perché i legami che ha instaurato qui, a parte quelli lavorativi, sono legati a me. A Bergamo ha conosciuto molti nigeriani per lavoro, però non sono persone con cui esce spesso, capita ogni tanto.

Avete dei progetti per il futuro?

Innanzitutto, adesso c’è la casa, in più è un po’ che stiamo parlando di matrimonio, quindi potrebbe anche essere in arrivo. E poi chiaramente una famiglia, da parte di entrambi è molto forte questo desiderio, quindi sicuramente è nei nostri pensieri prossimi. Io sono molto legata ai miei, ho sempre avuto un bel rapporto con loro, non ho mai avuto problemi, neanche in adolescenza; lui ha una famiglia numerosa a cui è molto legato, quindi è un concetto di famiglia che corrisponde al mio, ci siam sempre trovati d’accordo.
Anche per quanto riguarda la convivenza… Ecco! Paradossalmente per la mia famiglia è stato più difficile accettare il fatto che io andavo a convivere senza sposarmi! È stato più difficile accogliere questa decisione, rispetto ad accettare un fidanzato che non fosse italiano, in quel momento non li ho visti felicissimi, hanno fatto fatica a digerirla. Però capisci che non è un problema a livello culturale, ma un problema mio, di scelte, di figlia.

Se potessi tornare indietro, sceglieresti ancora di stare con Ibrahim?

Sì sì sì, sicuramente. È la storia più importante, perché non ne ho avuta un’altra così: in termini di tempo, in termini di investimento emotivo, quindi sicuramente lo rifarei.
Lo rifarei anche perché conoscere lui è stato conoscere un nuovo Paese, persone diverse, l’interculturalità che io ho sempre cercato sui libri: è vero che ho viaggiato tanto, però non ho mai avuto tanti amici stranieri, lui me li ha portati in casa. Io ho sempre sognato una casa molto aperta, accogliente, e lui questa cosa me la fa vivere nel quotidiano. A volte ci sono persone che non conosco che vengono in casa, qualcun altro avrebbe dei problemi, invece per me è una ricchezza.
Effettivamente quando mi dice ogni tanto “ma, se ci lasciamo? Se ci dovessimo lasciare, avresti problemi a stare con un’altra persona di un’altra provenienza?” No! Probabilmente per me è talmente un valore aggiunto il fatto che abbia una cultura diversa, che probabilmente lo ricercherei, ricercherei qualcosa di arricchente, ma non perché è di un altro colore di pelle, perché potrebbe essere anche americano, ma proprio perché… Sono talmente curiosa e propensa a conoscere altre realtà che probabilmente la ricercherei. Quindi anche per questo lo rifarei.

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