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Gestivano la prostituzione nella Bassa: 4 arresti tra Italia, Romania e Germania

Tutti sono responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento ed al favoreggiamento della prostituzione, di sequestro di persona, simulazione di reato e minacce aggravate: alle ragazze chiedevano fino a 250 euro a settimana.

La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bergamo, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ed ha tratto in arresto Rudolf Pengili, detto “Rudy” o “Il Pelato”, 47enne albanese, Bodgan Adrian Tuta, 30enne rumeno, Ovidiu Madalin Tuta, 34enne rumeno, Victor Cristian detto “Tzapu”, 36enne rumeno.

Pengili è stato arrestato in Italia, mentre, a seguito di certosina attività d’indagine posta in essere con la preziosa collaborazione del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia – Divisione S.I.RE.N.E., ed in conseguenza di emissione di Mandato d’Arresto Europeo da parte della citata Autorità giudiziaria, Bodgan Adrian Tuta è stato localizzato ed arrestato in Romania. Ovidiu Madalin Tuta e Draghici sono stati localizzati in Germania.  

Rimangono altri tre ulteriori provvedimenti da eseguire nei confronti di altrettanti soggetti che, alla luce degli accertamenti effettuati, sono al momento irreperibili. In totale, sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria 19 soggetti.

Tutti sono responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento ed al favoreggiamento della prostituzione, di sequestro di persona, simulazione di reato e minacce aggravate.

L’attività d’indagine è nata dalla denuncia, presentata nel dicembre 2015 da una cittadina rumena nata nel 1989 che, dichiarando di svolgere volontariamente attività di lenocinio in un appartamento di Bergamo, asseriva di essere sottoposta a minacce e violenze da parte di un connazionale, il quale intendeva partecipare alle utilità economiche che la donna conseguiva.

La successiva attività d’indagine, caratterizzata da attività tecniche e da servizi di osservazione, controllo e pedinamento, consentiva di appurare che la donna, sottrattasi al controllo esercitato dal connazionale, si poneva sotto la protezione dei fratelli Tuta, che gestivano un cospicuo numero di prostitute, esercitanti l’attività in alcuni appartamenti e/o lungo le banchine e piazzole di sosta delle strade statali corrispondenti ai territori intercomunali di Ciserano, Boltiere, Brembate, Osio Sotto, Osio Sopra, Dalmine e Valbrembo, in particolare sulla ex SS 525.

Le donne versavano una sorta di locazione per gli spazi occupati, andante da 200 a 250 euro settimanali, all’organizzazione criminale gestita dai Tuta, i quali, detratta una quota versava il rimanente ai cosiddetti “proprietari” delle zone, solitamente cittadini albanesi, nei confronti dei quali Draghici faceva da intermediario, occupandosi di reperire le somme di denaro dalle prostitute.

Tra gli albanesi emerge Rudolf Pengili, detto “Rudy” o “Il Pelato”, soggetto di spiccata indole criminale: l’uomo era “gestore” di numerose piazzole di sosta nelle quali le prostitute esercitavano il meretricio, ragione per cui pretendeva dalle stesse il pagamento delle somme di denaro al fine di esercitare indisturbate: l’uomo, nel corso dell’attività investigativa era entrato più volte in contrasto con i Tuta.

Pengili, nel corso dell’attività investigativa, si rendeva altresì responsabile, nel febbraio 2018, nel territorio di Ghisalba, di una rapina nei confronti di una delle prostitute, che non aveva versato la quota per l’esercizio del meretricio, a cui sottraeva 300 euro, aggiungendo che se fosse “stata rivista nel posto l’avrebbe ammazzata”.

Durante lo sviluppo dell’attività emergevano ulteriori personaggi, tra i quali un cittadino italiano fortemente vicino agli arrestati, che è stato denunciato in stato di libertà.

Particolare evidenza del fattivo rapporto delittuoso era evidenziato per quanto occorso il 26 marzo 2016, quando l’italiano, alla guida di un veicolo intestato a Bogdan Adrian Tuta, aggrediva fisicamente un giovane, cagionandogli lesioni, e chiedeva poi telefonicamente di denunciare il furto dell’autovettura, nella speranza che con la simulazione posta in essere non fosse riconducibile all’aggressione compiuta.

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