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L’estate di Giovan Battista Moroni: un Tour in rosa con 14 opere in Val Seriana

Quel “museo diffuso”, appunto, di cui tanto si parla ma che per funzionare davvero ha bisogno di consapevolezza culturale oltre che di promozione in termini di comunicazione

“Non si può essere vincenti da soli” . Con questo spot Lara Magoni, assessore regionale al turismo, saluta l’avvio del “Tour in rosa” di Giovan Battista Moroni in Val Seriana. Un itinerario d’arte ma non solo da Ranica a Fino del Monte, scandito da eventi, tour guidati, conferenze, porte aperte in spazi solitamente non accessibili.

Dopo aver conquistato Londra e New York – con le grandi mostre alla Royal Academy nel 2014-15 e alla Frick Collection di Manhattan nei mesi scorsi – Moroni è ormai riconosciuto a buon diritto come “la perla della cultura del Cinquecento a Bergamo”. Lo sottolinea Cristina Rodeschini, curatrice con Orietta Pinessi e Silvio Tomasini del progetto che riporta per l’estate la “Deposizione di Cristo nel sepolcro” dall’Accademia Carrara a Gandino come fulcro di un itinerario tematico tra i capolavori che segnano il mondo poetico di Moroni.

Un vero e proprio tour del Moroni “sacro” in Valle Seriana, meno noto del Moroni ritrattista ma interessantissimo sia per la qualità del linguaggio pittorico sia per la personale interpretazione del nuovo e travagliato clima devozionale degli anni del Concilio di Trento, quando il pittore incontrò una certa ostilità della Curia per le nuove tendenze in materia di arte sacra.

Giovan Battista Moroni in Val Seriana

Ne è un emblema ragguardevole il grande olio su tela “La Deposizione di Cristo nel sepolcro” (215 x 185 cm), dipinto dall’albinese nel 1566 per la chiesa di Santa Maria ad Ruviales di Gandino, poi distrutta all’epoca delle soppressioni napoleoniche del 1798. Il quadro, che campeggia nella sala 18 dell’Accademia Carrara e che dal 4 luglio farà bella mostra di sé fino al 13 ottobre nello storico Salone della Valle di Gandino, “è una delle opere cruciali per comprendere la produzione sacra di Moroni – spiega Paolo Plebani, conservatore Fondazione Accademia Carrara – in essa risuonano le note di una devozione semplice e popolare, coerente con gli ideali di povertà e di ascesi predicati dagli Osservanti”.

“Grazie all’enorme impulso della Controriforma e della visita apostolica di Carlo Borromeo – precisa in chiave storica Orietta Pinessi coordinatrice di Serio Art – molti parroci si rivolsero al pittore per abbellire gli interni delle loro chiese. L’affascinante itinerario sul Moroni in Val Seriana percorre idealmente tutta la nostra valle e dà conto del ritorno del Moroni nella sua terra natale a partire dagli anni Sessanta del ‘500. La scelta di stabilirsi definitivamente ad Albino, il reinserimento nella vita di provincia, il rinsaldarsi dei legami con la gente del luogo contribuirono alla presa di coscienza da parte dell’artista dell’identità del proprio linguaggio e delle radici del proprio mondo poetico”.

Giovan Battista Moroni in Val Seriana

Tra le opere maggiori sulle strade della valle, il Crocifisso con i santi Bernardino e Antonio da Padova (1573-1575, cm 226×133) nella Chiesa di San Giuliano di Albino, il Polittico di Ranica nella Chiesa dei Sette Fratelli martiri (Battesimo di Cristo; San Giacomo; San Giovanni evangelista; Annunciazione), l’Assunzione della Vergine nella Chiesa di Santa Maria Assunta di Oneta. Ma anche Villa di Serio, Nembro, Parre e Fino del Monte ospitano nelle loro chiese tele a soggetto sacro del Moroni. L’intenzione degli organizzatori, sostenuti da molti media partner per la valorizzazione del territorio, non è solo di incentivare il turismo culturale, ma è quella di costruire degli itinerari permanenti per dotare le comunità di un patrimonio disponibile.

Giovan Battista Moroni in Val Seriana

Quel “museo diffuso”, appunto, di cui tanto si parla ma che per funzionare davvero ha bisogno di consapevolezza culturale oltre che di promozione in termini di comunicazione, affinché non solo i quadri lascino temporaneamente le istituzioni per tornare a casa, ma anche i residenti delle piccole comunità prendano l’abitudine a frequentare i contenitori civici dell’arte e del collezionismo.

La pubblicazione che accompagna l’iniziativa è edita da Lubrina Bramani editore e presenta contributi di Orietta Pinessi, Paolo Plebani, Silvio Tomasini, Gustavo Picinali.

L’inaugurazione della mostra a Gandino (Salone della Valle, Palazzo del Vicario) si terrà giovedì 4 luglio alle 18.30 – per gli eventi, gli approfondimenti, gli itinerari con visite guidate, infopoint@valseriana.eu oppure 035.704063.

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