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Agitano lo spauracchio immigrati per non affrontare i temi veri: e in tanti ci credono

Un post su Facebook, critico nei confronti delle parole di Giorgia Meloni, ha raccattato insulti scomposti: è sparita la democrazia del confronto

Ieri ho condiviso un post in Facebook riguardante le aberranti affermazioni di Giorgia Meloni, perché fosse oggetto di riflessione, non certo perché lo condividessi. Ovviamente, sono molto lontano da certe espressioni che anche l’on. Meloni utilizza sulla scia di Matteo Salvini per raccattare un altro po’ di consensi su un tema, anzi, sull’unico tema che si dibatte in questo tragico governo, l’immigrazione, per nascondere abilmente altri e ben più importanti problemi.

È una tematica che porta ancora vantaggi elettorali in Italia per cui, le due forze che si assomigliano e che vorrebbero pigliarsi, fedeli al vecchio proverbio popolare, potrebbero costruire, nella non improbabile anticipata tornata elettorale prima della scadenza naturale del governo, una nuova maggioranza decisamente orientata verso una destra spinta.

Sembra che la storia, da noi, sia solo il racconto acritico del passato, che non abbia lasciato traccia di quanto è accaduto e di come possano finire certe avventure dettate più dalla pancia che dalla testa. Il fenomeno dell’immigrazione, ovviamente, è un tema grave ed importante, ma non lo si risolve con minacce contro l’intero mondo, bensì con una costante presenza ai tavoli dove si dibattono questi temi e dove proprio la persona che dovrebbe trovare accordi condivisi con il resto dell’Unione Europea, brilla per assenza.

E non mi turbano certamente gli insulti di chi, al seguito di capitan Salvini, abilissimo politico nel nascondere dietro questi eventi l’incapacità di fare cose serie se non annunciandole con proclami da banditore d’asta più che da ministro, lancia pesanti anatemi contro coloro che, come me, democraticamente dissentono, fino a che sussisterà la possibilità di farlo.

Non dissento per un puro capriccio o perché sono di sinistra, se mai una tale direzione ancora esiste. Dissento perché ritengo che le azioni intraprese attualmente nello specifico campo della regolamentazione dell’immigrazione non siano né risolutive né allineate ad una condotta che dovrebbe portare ad una soluzione condivisa con il resto dell’Europa in primis e con accordi bilaterali con i paesi di origine, fatto che potrebbe consentire il rimpatrio di numeri consistenti di migranti economici.

Non mi interessano più da anni i termini destra, sinistra, centro né i colori verde, rosso, giallo, azzurro che hanno perso totalmente significato. Mi interessano i programmi, le idee, le proposte e soprattutto la loro attuazione conforme a quanto annunciato. Oggi, al contrario, la politica e il sostegno a un partito hanno assunto la connotazione di una lotta in un’arena nella quale si sta vedendo il peggior e più violento tifo per l’idea professata acriticamente, spesso manifestata solo con l’insulto rivolto a chi non è allineato.

Chi non ha ragioni da opporre se non la passione che non vaglia e non valuta attentamente la validità di un provvedimento, ha da sempre opposto solo l’insulto rabbioso e minaccioso contro coloro che non la pensano nello stesso modo. L’aggravante consiste nel confinare tutto il dissenso in un contenitore ormai vetusto ed inesistente, il comunismo. Chi non è con il Capitano è comunista.

La contropartita non è, però, uguale.

Provate a dire che c’è del fascismo in certi atteggiamenti di vertice e della base cosiddetta di destra. Sentirete reazioni scomposte di una violenza inaudita, fatte solo di anatemi, di minacce e di iscrizione gratuita nell’elenco dei comunisti o di quella sinistra che secondo questi gladiatori, ha portato l’Italia alla rovina. Sarebbero necessarie pagine e pagine per dimostrare che le cose non stanno e non devono essere esaminate alla luce di una rabbiosa adesione all’azione di un leader di partito, ma temo che ai giorni nostri, ogni azione tendente a far rivisitare la storia da un punto di vista neutro, sia tempo perso.

C’è un rilievo che spesso si evince dal fraseggio utilizzato contro i non allineati, un modo di esprimersi che fa comprendere come il pensiero retrostante le affermazioni pesanti scagliate come anatemi contro coloro che oggi vengono considerati “nemici” e non oppositori, non sia sorretto nemmeno da una corretta e asettica lettura della storia. Questo modo di dibattere, dà un po’ il senso di dove sia finita la democrazia del confronto in Italia. Credo che qualsiasi idea, per quanto possa essere buona, non venga né analizzata né tanto meno recepita se non supera il filtro che la definisce come adesione incondizionata al pensiero unico del capo.

La storia ci ha insegnato come funzionano le piazze e i plebisciti popolari. I supporter stanno dalla parte dei leader fino a che costoro li blandiscono con promesse anche inverosimili. E acriticamente, tutto viene recepito come se fosse già stato attuato quando, al contrario, la mancanza di risorse potrebbe lasciare nell’aria solo l’eco della voce di colui che prometteva.

Ricordate le accise sui carburanti? Ricordate i numeri dettati da accurate previsioni sui provvedimenti relativi a quota 100 e al reddito di cittadinanza? Quello che non cambia, per ora, è il dato degli indigenti che, se vero, è ragguardevole e preoccupante.

Il destino dei poveri, di quelli veri che non hanno necessità di millantare la difficoltà nel gestire al meglio una vita con scarse risorse, ha insegnato loro a non credere ai proclami. Ne hanno ascoltati tanti, troppi anche da abili oratori precedenti ed ogni volta la speranza di uscire da queste devastanti situazioni si è accesa per spegnersi dopo un breve lasso di tempo. Sono richieste condizioni anche per essere definiti poveri e se non si rientra nella definizione stilata da coloro che poveri non sono e che quindi, solo immaginano la povertà, allora è un altro il nome della categoria alla quale ci si deve iscrivere: i disperati.

Di fronte a questo orizzonte nascosto da tante diverse nebbie, è difficile riuscire a vedere dove si finirà e dove sarà l’azzurro di quel cielo che solo al vederlo riaccende nel cuore degli uomini la speranza di poter sopravvivere, anzi no, di poter vivere in pace.

Buona estate a tutti.

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