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La prof e la nuova maturità: “Spunti interessanti, ma non emerge la capacità di rielaborare”

Ricordiamo che, oltre all'eliminazione del quizzone e all'introduzione della seconda prova mista, con latino e greco al classico e matematica e fisica allo scientifico, anche la prova orale è stata oggetto di una vera e propria rivoluzione

Clementina Gabanelli è un’insegnante dell’Istituto Mario Rigoni Stern di Bergamo: da sempre in prima fila nel cogliere le novità legate alla scuola, valorizzando quelle positive o criticando quelle che non aiutano studenti e prof. Le abbiamo chiesto un breve parere sul nuovo esame di Stato, protagonista proprio in questi giorni con gli orali rinnovati. Ricordiamo che, oltre all’eliminazione del quizzone e all’introduzione della seconda prova mista, con latino e greco al classico e matematica e fisica allo scientifico, anche la prova orale è stata oggetto di una vera e propria rivoluzione. In questa Maturità 2019 non c’è più la tesina ed è introdotto il cosiddetto sistema delle tre buste. Il colloquio consiste in una interrogazione incrociata su più materie davanti alla commissione composta da commissari interni ed esterni, che faranno anche domande su “Cittadinanza e Costituzione”.

Eccolo.

Qualche riflessione a caldo (è il caso di dirlo, viste le temperature tropicali) sul nuovo Esame di Stato.

Nessuno, credo, rimpiange le tesine, spesso ripetitive e scopiazzate da Internet.

Questo esame è molto più facile: innanzitutto non c’è più la terza prova, nella quale i candidati dovevano davvero cimentarsi tra tempi stretti e argomenti diversi, inoltre ora il credito scolastico ha un peso preponderante.

Le buste, che hanno suscitato tanto timore, per quanto ho potuto constatare, contengono proposte e spunti interessanti, ma se l’obiettivo del Ministro era quello di fare emergere la capacità di rielaborazione critica del candidato, mi pare proprio che non sia stato raggiunto.

La mia impressione è di una preparazione “a spot”, a volo di rondine, un po’ qua e un po’ là, senza approfondire nulla, fluttuando in una vaghezza generale.
Il racconto delle esperienze di PCTO (la vecchia Alternanza scuola-lavoro per i non addetti) ne evidenzia, in molti casi la scarsa efficacia, mentre il percorso di Cittadinanza e Costituzione sollecita più i buoni sentimenti che la conoscenza della Carta e dei suoi principi.

Insomma, se questo esame “S’ha da fare” – io sono convinta della sua importanza alla fine del corso di studi – si faccia, ma in modo diverso, chiarendone e chiarendoci le finalità, e attribuendogli un valore effettivo, non solo formale.

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