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Giacinti-gol, è un’Italia che Vale: una lezione per l’altra Nazionale

La firma della bomber bergamasca, un po' Inzaghi un po' Ganz, sulla storica qualificazione dell'Italia femminile. Quella maschile ai Mondiali non è arrivata

Un gol alla Inzaghi, da rapinatore (anzi rapinatrice) d’area della bergamasca Valentina Giacinti, lancia l’Italia tra le prime otto dei Mondiali di calcio femminile. Anche se lei, Valentina, non si vede tanto come Pippo, a cui tanti la paragonano (è stata tre volte capocannoniere in Serie A), le piacerebbe invece essere paragonata ad Alvaro Morata.

Così però segnava anche un altro bomber che conosciamo bene, Ganz, solo che quando giocava nell’Atalanta lei era appena nata. E ora “el segna semper lu” è diventato l’allenatore della sua squadra di club, il Milan.

Ma torniamo a questa Nazionale, che non finisce di stupire e sabato alle 15 a Valenciennes contro l’Olanda scenderà in campo a caccia della semifinale, per la prima volta nella sua storia. Ci arriva con un’altra vittoria, a Montpellier, contro una Cina solida e tutt’altro che semplice da battere.

È stata una faticaccia (tra l’altro con un gran caldo, perché anche in Francia si suda parecchio), però le azzurre hanno meritato la qualificazione, con un’altra impresa targata Giacinti e Galli, due ragazze che si sono formate entrambe nel Mozzanica, dove hanno giocato insieme nel 2015-2016.

Giacinti, la ragazza della Val Cavallina nata a Bergamo e cresciuta a Borgo di Terzo, dalla scuola calcio di Entratico si è poi formata calcisticamente nell’Atalanta e con la maglia nerazzurra ha esordito in Serie A nove anni fa. Sorride quando le ricordano che tagliava la testa alle bambole perché preferiva giocare a calcio. A 19 anni è andata a giocare un anno negli Stati Uniti, a Seattle, per poi tornare l’anno dopo al Mozzanica. E non è raro trovarla in curva, a Bergamo, a tifare Atalanta.

Valentina è diventata presto bomber e sembra naturale il paragone con Superpippo per una che, dopo questa nuovo show delle azzurre in cui al 93′ ha sfiorato la doppietta, ammette: “Mi dispiace per essere andata spesso in fuorigioco. Ma avevo voglia di segnare finalmente questo benedetto primo gol, che non arrivava, al Mondiale”.

Emozionata, la dedica in lacrime a “mio nonno che mi guardava e non c’è più” e una battuta per sorridere: “Ma queste cinesi non dovevano essere più basse?”.

In effetti, fisicamente la Cina si è dimostrata più forte e non ha mai mollato, pressando le azzurre e costringendole a ripiegare nella loro metà campo. Ma le ragazze guidate dal ct Bertolini hanno costruito la loro vittoria su una difesa di ferro, contro cui si sono infrante le speranze delle avversarie. Una vera Muraglia, da far invidia a quella cinese.

Hanno un po’ sofferto le giocatrici più tecniche, come Barbara Bonansea, meno efficace del solito in attacco, un po’ limitata dal gioco ruvido delle cinesi e quindi più impegnata in copertura che libera di concludere a rete.

È un’Italia che piace (vedere gli ascolti tv per credere), che si emoziona e non riesce a trattenere le lacrime dopo aver eliminato la Cina. Un’Italia che gioca da squadra, senza primedonne. Ed è forse la lezione più grande che la Nazionale femminile può trasmettere a quella maschile, che ha invece mancato la qualificazione agli ultimi Mondiali del 2018, vinti dalla Francia.

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