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“Che emozione: io sul palco con il grande Mogol a far rivivere Lucio Battisti”

Con i 2 Mondi giovedì sera a Chiuduno per inaugurare Druso Suona, Massimo Numa racconta il suo amore per le canzoni di Mogol-Battisti

Ha collaborato con Ian Paice e Glenn Hughes dei Deep Purple. Ha incontrato più volte Nick Mason dei Pink Floyd e giocato a calcetto con Steve Harris degli Iron Maiden. Anche i Kiss lo hanno invitato ai loro party (a proposito, lui li chiama i “Fantastici Quattro”). Ma c’è un artista che Massimo Numa, chitarrista, produttore, arrangiatore compositore e autore bergamasco, non ha mai avuto il coraggio di incontrare: Lucio Battisti. “Se i Kiss sono i miei supereroi – dice – Battisti è il messia della musica”.

Numa Mogol Battisti

Giovedì 27 giugno alle 21, al polo fieristico di via Martiri della Libertà di Chiuduno (a inaugurare Druso Suona), Massimo Numa sarà tra i protagonisti di un evento speciale, dove a raccontare il cantautore di Poggio Bustone ci sarà niente meno che Giulio Rapetti, in arte Mogol. Insieme a Battisti ha composto brani memorabili come Un’avventuraLa luce dell’Est, Il nostro caro angelo, I giardini di marzo, Ancora tu, La canzone del sole, solo per citarne alcuni. Brani che verranno eseguiti dal vivo dalla band “2 Mondi” insieme all’ensemble “Sinfonietta”: cinque archi, un flauto e un oboe.

Numa, lei è hard rock dentro e fuori, eppure ha un debole per la musica di Battisti che propone dal vivo da quasi due decenni. C’è una canzone che porta nel cuore?

Senza dubbio ‘Pensieri e Parole’, la prima canzone di Battisti e Mogol con la ‘Numero 1’ (etichetta indipendente creata da un gruppo di autori che si erano staccati dalla ‘Dischi Ricordi’, causa dissensi artistici ndr). Ai due era stato detto che quella canzone sarebbe stata la loro tomba, il loro tramonto come artisti e pure quello della nuova etichetta. Eppure, in mezzo a tanto scetticismo, sono andati avanti per la loro strada, mettendo capitali di tasca propria. Ma attenzione: questa non è arroganza, piuttosto consapevolezza. E Battisti e Mogol erano assolutamente consapevoli dei loro mezzi, della loro preparazione, del loro impegno.

Lei ha conosciuto Battisti?

No, e ancora me ne pento. Per una debolezza, per paura… A metà degli anni Ottanta ero a Londra e conoscevo il musicista Geoff Westley. Lui mi disse che stava registrando in uno studio con Lucio e che poteva presentarmelo, bastava chiedere. Il desiderio era forte, ma lo erano altrettanto l’incertezza e il timore. Mi dicevano: si irrita se lo tratti come una star, se invece metti la musica al centro del discorso può persino invitarti al bar. Non so perché, ma temevo di disturbarlo, di essere di troppo. Sta di fatto che non l’ho mai incontrato e adesso un po’ lo rimpiango. Anzi, mi sono tatuato la parola imbecille nell’anima.

E Mogol, invece?

Lui l’ho incontrato diverse volte. Nella hall di un albergo a Sanremo, durante il Festival. Abbiamo scambiato qualche impressione, ma non abbiamo parlato di Battisti. Non era quella l’occasione. Recupereremo presto, giovedì.

Quale sarà il ruolo di Mogol nella serata a Chiuduno?

Un ruolo chiave. La sua presenza sul palco sarà costante. Non sarà un ‘hosts’ all’americana che arriva e saluta, ma sarà parte integrante dello show. Sul palco faremo un viaggio intimo e confidenziale, che svelerà al pubblico tanti aneddoti e curiosità della sua vita artistica, ma anche la genesi e la storia che si nasconde dietro le sue canzoni.

Cosa deve aspettarsi il pubblico di Chiuduno? Avete già pronta una scaletta?

Verranno eseguiti brani molto fedeli agli arrangiamenti e alle tonalità originali. Daremo spazio ai classici come ‘Il mio canto libero’, ‘Pensieri e Parole’, ‘Mi ritorni in mente’, ma anche a brani considerati minori che sono delle vere e proprie perle. Vista la presenza di Mogol, daremo ovviamente spazio ai suoi testi. Memorabili e intramontabili.

Come la discografia di Battisti?

Sì, perché abbraccia tutte le generazioni: adolescenti, genitori, nonni. Tutti possono cantare una sua canzone. Ecco, in questo senso si può dire che Battisti sta all’Italia come Bob Dylan sta all’America.

“Non per il contenuto politico delle sue canzoni, ma per aver definito un’era”. Così, almeno, scrisse il New York Times dopo la sua morte.

I testi delle sue canzoni sono attualissimi. Funzionano ancora oggi perché hanno raccontato il costume di un Paese piuttosto che il pensiero dell’epoca. Tutto è ancora lì, stampato nella nostra memoria.

Che serata sarà quella di domani?

Innanzitutto le previsioni danno bel tempo, quindi sarà sotto le stelle (ride, ndr). Scherzi a parte, ci tengo a ringraziare un grande artista come Mogol, che sarà a Bergamo per celebrare con noi un vero e proprio miracolo musicale, nel nome di Lucio Battisti.

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