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Tentorio: “Anni stupendi, poi per fortuna ho perso. Tra 5 anni? Dico Tremaglia” foto

L'ormai ex leader del centrodestra cittadino si racconta: dall'impegno politico al rapporto coi figli, dalla sconfitta elettorale al futuro dello schieramento.

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Venerdì 14 giugno si è presentato in consiglio comunale per la prima volta dopo 49 anni senza alcun ruolo istituzionale: l’accoglienza degli ex colleghi e delle tante persone presenti alla seduta di insediamento del Gori-bis è stata simile a quella che di solito si riserva alle rockstar, perchè in quell’aula Franco Tentorio ha lasciato il segno.

“La mia decisione questa volta era ferma e irremovibile – spiega – Già cinque anni fa avrei voluto fare un passo indietro ma poi scelsi di impegnarmi ancora perchè avevo avuto pressioni forti e lusinghevoli da parte dei partiti che mi avevano sostenuto da sindaco. Ma ero stato chiaro: sarebbe stata l’ultima volta”.

Tentorio, che effetto le fa sentirsi dire che dopo 49 anni non è più in consiglio comunale?

È stata una scelta pensata, quindi non mi agita né deprime. Dopo la famiglia, e al pari del mio lavoro, l’impegno amministrativo è stato quello che più ha riempito le mie giornate. Sono stati tutti anni belli, alcuni, quelli da sindaco, addirittura esaltanti.

Si aspettava quell’accoglienza?

Mi ha fatto piacere l’accoglienza di tutti, amici e avversari, vuol dire che si sono instaurati rapporti importanti, di amicizia e di stima che per me non è meno rilevante. Ma devo dire che ancora oggi per strada mi fermano in tantissimi, chiamandomi ancora “sindaco”.

È stata una presenza eccezionale o la vedremo ancora in consiglio?

Non so se tornerò ancora, non voglio essere una presenza ingombrante. Se qualcuno mi dovesse chiedere un parere, ovviamente, sarei lusingato di poterlo dare ma ognuno con i suoi ruoli. È stata una bellissima esperienza, poi per fortuna dopo i primi cinque anni da sindaco il buon Dio ha voluto che perdessi.

Come per fortuna?

Sono sincero, lasciare l’ufficio per cinque anni è stato un bel rischio. Fortunatamente i colleghi sono di una bravura umana e professionale unica, hanno tenuto tutto in piedi. Altri cinque anni sarebbero stati un’ulteriore rischio, anche se alla fine ho deciso comunque di ricandidarmi. La mia famiglia era contrarissima, mio figlio addirittura si è messo a piangere. Poi però mi hanno sostenuto con un affetto straordinario durante una campagna durissima, contro il binomio vincente Gori-Renzi.

tentorio

I suoi figli, Ottorino e Francesca, hanno seguito le sue orme nel campo lavorativo ma non in quello politico: non ha mai cercato di indirizzarli?

Sono sempre stati voti sicuri ma hanno avuto la saggezza di non candidarsi mai (ride ndr). Condividono senza dubbio il mio orientamento, ma non l’impegno diretto.

Però il nome Tentorio sulle liste elettorali c’era anche quest’anno.

Sì, mia nipote Ida. Ha voluto farlo, con la passione giovanile che è una bella cosa. E comunque è stata la prima dei non eletti, quindi male non ha fatto.

Quando ha annunciato che avrebbe smesso, ha detto che si sarebbe dedicato alla moglie, ai viaggi, allo sport e all’Atalanta: ha già iniziato?

E al lavoro, che mi piace ancora moltissimo. Per la bici ho bisogno di più tempo, l’Atalanta l’ho seguita spesso: già a Liverpool, Lione e Dortmund, a maggio sono stato a Roma per la finale di Coppa Italia coi miei figli. Ora la Champions. Mia moglie sarà la più felice, anche se con il lavoro torno comunque tardi: ma ha una grande pazienza, quest’anno mi sono pure dimenticato del nostro anniversario…Mi è sempre stata vicino e dopo 42 anni di matrimonio sa che ormai non mi cambia più.

Ora può dirlo: quanto è stato pregato dal centrodestra per rimandare il ritiro?

Onestamente poco, avevo già messo in chiaro le cose. Non ero disponibile a continuare.

Si aspettava una sconfitta così netta al primo turno?

Non ero tra gli ottimisti ma non pensavo a questa distanza. Sono sempre stato molto prudente, anche quando sentivo amici e candidati sicuri di vincere già al primo turno predicavo calma, dicendo di avere sensazioni diverse. Ero certo del ballottaggio, dove sarebbe stato comunque difficile vincere contro un avversario forte come Giorgio Gori, ma non pensavo a una sconfitta del genere.

Cosa ha sbagliato secondo lei il centrodestra? Strategia, candidato, campagna…

Ho partecipato abbastanza alla scelta del candidato e la Lega, essendo il partito più forte, aveva l’ultima parola sul nome. Erano orientati al candidato civico, era una buona idea. Tutti coloro che sono stati contattati si sono detti lusingati ma nessuno poi se l’è sentita. Caduta quella ipotesi, la Lega aveva proposto tre nomi: Stucchi, Ribolla e Lanzani. Ribolla per me aveva pregi e difetti: io lo stimo molto, l’ho anche votato alle ultime politiche e chi mi conosce sa che per me è una cosa rara. È un politico impegnato, di valore e per bene: però era appena andato a Roma e non mi sembrava una grande idea farlo tornare. A quel punto Stucchi sembrava anche a me la soluzione migliore ma purtroppo sono tante le cose che non sono andate bene: ci siamo mossi tardi, abbiamo fatto una campagna elettorale abbastanza debole, anche dal punto di vista finanziario. Sarebbe stato un bravo sindaco ma contro aveva una macchina da guerra.

È già il secondo complimento a Gori.

Giorgio Gori ha doti importanti, è un gran lavoratore, un uomo intelligente, anche un po’ spregiudicato. La più grossa critica che gli faccio è stata quella di cercare un’altra strada mentre aveva preso un impegno con la città di Bergamo. Ha scelto di fare politica come attività di vita e sono convinto che Bergamo gli stia stretta. Il cambio di alcune norme ha giocato a suo favore: lo sblocco del patto di stabilità e di 100 milioni che erano in ostaggio a Roma, la legge sulle periferie che ha regalato 18 milioni a fondo perduto, attenuazione del blocco delle assunzioni. È cambiata la sua rilevanza all’interno del Partito Democratico e spero che alle prossime politiche non provi l’avventura romana.

Il centrodestra ha perso quello che per anni è stato il suo riferimento in consiglio comunale: prima di ogni decisione o votazione, lo sguardo verso il suo scranno c’era sempre.

Mi fa piacere questo riconoscimento e devo dire che a volte anche io ho votato in modo differente rispetto alle mie convinzioni per creare una posizione univoca della minoranza che potesse rafforzare il nostro ruolo. Ho conosciuto persone di grande valore: Ceci, Tremaglia, Ribolla, Minuti. Rovetta che oggi è entrato nella Lega.

Ma oggi chi può assumere quel ruolo?

Ceci è quello che ha più anzianità ed esperienza, sta a lui ottenere quella condivisione da parte degli altri. La logica però dice Stucchi: era lui il candidato, avrebbe tutte le caratteristiche per farlo.

Al primo consiglio comunale l’abbiamo vista più volte appartarsi a parlare con Andrea Tremaglia: un consigliere che si prepara sempre, attento, un po’ “secchione” come lei. Può essere il nuovo Tentorio?

Ho un rapporto importante con la famiglia Tremaglia, Mirko è stato il mio maestro politico e nel 1970 sono entrato in consiglio per merito suo. Per molti anni poi sono stato fianco a fianco con il papà di Andrea, Marzio, che era uomo di grande cultura e umanità eccezionale. Il figlio assomiglia molto al papà, studioso, raziocinante, più che un nuovo Tentorio gli auguro di essere un nuovo Tremaglia. E può esserlo davvero. Ha fatto bene quest’anno a non proporsi come sindaco, rischiava di bruciarsi: tra cinque anni può essere il suo momento.

Ora che non ha più ruoli, da semplice cittadino cosa si augura per la sua Bergamo?

Oserei dire che la cosa più importante, che noi abbiamo iniziato e che questa amministrazione ha portato avanti, sia la riduzione della povertà: io vengo dalla destra sociale, ritengo che la prima necessità della società sia provare a contenere le situazioni di disagio che ci sono anche in una città ricca come Bergamo. È un grande obiettivo che viene prima di qualsiasi opera pubblica.

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