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Santa Lucia a Bergamo, quartiere dalle tante anime e poi… le scalette

Via Nullo, via Albricci, via Milano, via Santa Lucia: scelte odonomastiche differenti, per epoche differenti.

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Per fare una passeggiata come la nostra, tra vie e quartieri di Bergamo, ci vuole anche un po’ di immaginazione. Certo, esistono mappe e cabrei e progetti, che si possono agevolmente consultare, e fotografie e disegni: però, questo, a volte, non ci basta.

È come quando studi una battaglia sui libri e, poi, ti decidi a visitarne il sito: solo allora riesci, se hai sufficiente capacità fantastica, a figurarti la confusione, il fumo, le grida, l’azione dinamica.

Ecco, ora percorriamo via Statuto, muovendo dall’incrocio con via Nullo, in direzione ospedale maggiore, e immaginiamo.

Spariscono le palazzine e le villette di epoca umbertina, sparisce l’asfalto, sparisce la cupola verderame del Tempio: ci ritroviamo in un quartiere Santa Lucia primigenio.

Alle nostre spalle, ci sono le Muraine, con la torre rotonda e i loro merli guelfi: a destra, la collina sale, dolcemente, verso la Città Alta e, a sinistra, a perdita d’occhio, c’è la Bassa, la Bergamo padana, con le sue rogge, i coltivi e il confine azzurrognolo dei colli e, più lontano, delle montagne.

Chi immaginò il quartiere, si trovò a edificare in questo paesaggio, che non era affatto urbano. Le linee obbligate di sviluppo, per così dire, erano quella immediatamente pedecollinare, ovvero l’attuale via Rosmini, e quella in pianura, a prosecuzione dell’attuale via Garibaldi, che si sdoppia, in una sorta di ipsilon, in via Mazzini e nella stessa via Statuto: in mezzo, la roggia Curna e, a costeggiarla, l’ombrosa via Giulio Negri, con la sua aria d’altri tempi.

Oggi, appare inevitabile la creazione di un reticolo di strade, normali a via Rosmini ed incrociate da piccole traverse: strade in salita, dalla pendenza digradante, fino a cessare, in corrispondenza delle piscine.

Via Nullo, via Albricci, via Milano, via Santa Lucia: scelte odonomastiche differenti, per epoche differenti.

La prima, figlia delle glorie postunitarie e della Bergamo garibaldina; la seconda, invece, a rammentare un protagonista della Grande Guerra, l’eroe di Bligny; la terza figlia di un certo pilatismo del secondo dopoguerra, intitolata, come le sue succedanee, via Torino, via Bologna, a città che non potevano offendere nessuna sensibilità di allora; l’ultima a conservare l’antico toponimo, in uso dal Medioevo.

Ecco, la parte alta del quartiere sarebbe tutta qui, se non vi fosse una piccola, meravigliosa, giunta: le scalette.

Quante volte le ho percorse, bambino, per mano alla mamma: e quante volte, sudando le proverbiali sette camicie, le ho fatte di corsa, per arrivare a scuola o mi ci sono fermato, per baciare il mio unico vero amore di turno!

Santa Lucia, il Paradiso, lo Scalone di Sant’Alessandro e, poi, più defilate, verso Borgo Canale e la Pigrizia, la scaletta delle More, Fontanabrolo, vicolo Ortolani: luoghi incantevoli, che, un tempo, delimitavano gli orti e le vigne dei contadini suburbani e, oggi, conducono il turista stupefatto da tanta bellezza, fino nel cuore della vecchia città, adagiata sui suoi colli.

Anime diverse di un unico quartiere, in cui il passato remoto e quello recente si coniugano in maniera ancora felice e sopportabile.

Ma ci vuole, come dicevamo, un pochino di fantasia: solo così si possono immaginare gli austeri medici che si recavano al proprio padiglione ospedaliero in tram, le massaie, i contadini, le epoche scomparse, che, anno dopo anno, secolo dopo secolo, hanno plasmato i lineamenti della nostra città.

La prossima puntata la dedicheremo alle strade che, invece, da via Statuto, scendono verso la Bassa, dove, fino a pochi anni fa, erano campi di melgotto e fossatelli e chiuse e dove oggi sorgono condomini moderni e modernissimi ospedali.

Anche lì l’odonomastica ha qualcosa da insegnarci: sempre, però, se siamo disposti ad immaginare. Alla prossima.

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