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Organizzazione del lavoro, nuove tecnologie e formazione continua: Confindustria e sindacati insieme per lo sviluppo foto

Organizzazione del lavoro e nuove tecnologie, con particolare riferimento a mansioni, inquadramenti, premialità e – ancora – formazione continua, con particolare riferimento alle academy aziendali sono le due tematiche correlate agli effetti dell’innovazione tecnologica sulla risorse umane aziendali. Sono anche i due ambiti sul quale si concentra il Protocollo di contenuto programmatico ratificato nella mattina di lunedì 24 giugno da Confindustria Bergamo e dalle segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil.

Il Protocollo intende favorire il confronto aziendale sui temi sopra riportati e la definizione congiunta di iniziative specifiche, supportate anche da seminari ed attività formative.

L’obiettivo condiviso è promuovere la realizzazione, nei prossimi mesi, di un novero di esperienze aziendali virtuose, che possa rappresentare un benchmark per operatori ed RSU/OOSS che vogliano gestire, nel migliore dei modi, l’impatto sulle risorse umane derivante dagli investimenti tecnologici, valorizzando anche il confronto sindacale. Gli esiti delle sperimentazioni saranno oggetto di monitoraggio e successiva rendicontazione.

“Con questo protocollo intendiamo fornire supporto concreto alla formazione mirata sull’innovazione, senza la quale si rischia di non cogliere appieno tutti i benefici dell’introduzione della digitalizzazione nelle aziende – afferma Agostino Piccinali, vice-presidente di Confindustria Bergamo con delega Lavoro e relazioni industriali -. La spinta tecnologica che viene dalle economie avanzate, la capacità di sviluppo dei costruttori di macchinari digitali e le recenti agevolazioni fiscali hanno rafforzato la propensione delle aziende ad investire, ma senza adeguata formazione è come se a un tavolo venisse a mancare la quarta gamba, costituita dalla crescita di cultura e conoscenza dei lavoratori. L’attenzione sarà focalizzata sui giovani che già hanno familiarità con i nuovi strumenti, ma pure sulla manodopera a bassa scolarità o comunque più in difficoltà rispetto alle nuove tecnologie, ma in possesso del “saper fare” e del “saper stare” frutto dell’esperienza lavorativa pluriennale. Il passo successivo sarà l’acquisizione di esperienze virtuose per mettere a punto l’applicabilità dell’accordo e facilitare la condivisione tra le aziende. Mi sembra importante sottolineare anche l’impegno diretto di Confindustria Bergamo che promuoverà, attraverso la propria Società di Servizi, la realizzazione di iniziative formative in questo ambito, rivolte sia alle imprese sia alle rappresentanze sindacali”.

“L’analisi sindacale, parte dalla necessità di “diffondere formazione soprattutto nei momenti di cambiamento – dichiara Francesco Corna, segretario generale Cisl -: che qui vada fatto un forte investimento formativo ce lo diciamo dalla consegna della ricerca OCSE. L’avanzamento della nostra economia va sostenuta con processi formativi adeguati. E poi ci auguriamo che questo progetto possa favorire la partecipazione dei lavoratori nei processi del lavoro, e un approccio comune, tra sindacati e imprenditori, è la modalità positiva per ottenere risultati e riconoscere adeguatamente i lavoratori”.

“Dalla teoria, di cui tanto abbiamo discusso anche all’interno della nostra organizzazione, arriviamo ora alla pratica, declinata questa volta a livello territoriale: con l’intesa appena siglata iniziamo a sperimentare la contrattazione nell’epoca dell’innovazione tecnologica”. Così commenta Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil di Bergamo, in merito al Protocollo dedicato a nuove tecnologie, organizzazione del lavoro e accrescimento professionale, firmato da sindacati e industriali questa mattina nella sede di Confindustria a Bergamo.

“Con questo documento, che rappresenta un accordo-quadro contenente gli indirizzi da seguire, proviamo ad affrontare gli effetti dell’innovazione tecnologica sui lavoratori, dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, tra mansioni, inquadramenti e premi, ma anche dalla prospettiva della formazione continua – prosegue Peracchi -. In particolare, quanto concordato consentirà ai lavoratori appartenenti a fasce poco professionalizzate di attraversare in maniera meno perigliosa questa fase di grandi trasformazioni, mentre a giovani e profili alti di vedersi garantire un riconoscimento adeguato alle competenze che riusciranno a maturare. L’idea di una contrattazione dell’era digitale è perfettamente in linea con l’attività di uno specifico gruppo di lavoro creato a livello nazionale in CGIL e che ha da poco pubblicato proposte su quello che il sindacato considera un passaggio strategico per il futuro dei lavoratori. Sarà nostro interesse monitorare, ora, la fase di sperimentazione nelle aziende, attraverso il confronto tra delegati di RSU e direzioni aziendali”.

Angelo Nozza, segretario generale della Uil di Bergamo: “Questa mattina abbiamo concordato un protocollo per regolare la formazione relativa all’industria 4.0. La cosa positiva è che c’è stata una condivisione sia da parte di Confindustria che dei sindacati per non escludere nessuno, né le aziende né i lavoratori. L’invito quindi è quello di aderire a questa formazione, che è accessibile a tutti, per prepararsi al meglio in vista dei nuovi cambiamenti a livello tecnologico. Per invogliare i lavoratori ad aggiornarsi non si escludono integrazioni salariali per coloro che acquisiranno queste nuove competenze. Non farsi trovare impreparati in tal senso permette di evitare impatti occupazionali poco piacevoli”.

CHE COSA PREVEDE IL PROTOCOLLO

Partendo dal presupposto che “la formazione, diffusa e programmata, è strumento necessario alla valorizzazione dei lavoratori e utile a far crescere le competenze professionali e tecniche con i cambiamenti tecnologici in atto. E che la diffusione delle nuove tecnologie riferibili ai paradigmi considerati dal programma governativo Impresa 4.0 rappresenta una importante opportunità di crescita competitiva per il sistema locale delle imprese. Preso atto che occorre governare con modalità partecipative tale processo di innovazione e cambiamento, al fine di consentirne una declinazione ottimale nell’interesse congiunto delle imprese e dell’occupazione. E che tra le implicazioni generate dal processo rilevano importanti dinamiche organizzative e formative, in ragione sia del coinvolgimento del personale in forza nell’esecuzione di nuove mansioni sia della correlata esigenza di adeguamento delle competenze professionali. In continuità con quanto già discusso negli incontri provinciali del cosiddetto tavolo Ocse e con quanto già definito nell’intesa territoriale del 30 maggio 2018, si ritiene utile promuovere congiuntamente alcune linee di azione, riferite specificamente agli aspetti organizzativi e formativi dei nuovi modelli gestionali, che possono conseguire agli investimenti in innovazione tecnologica, si è condiviso quanto segue:
a) per quanto attiene le tematiche organizzative, le parti:
1) promuoveranno la realizzazione di incontri formativi congiunti RSU/Direzioni d’impresa per l’illustrazione di best practices aziendali finalizzate al coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle nuove tecnologie, con particolare riferimento ai lavoratori più in difficoltà (lavoratori anziani, stranieri, con bassa scolarità);
2) incentiveranno la diffusione di nuovi mansionari aziendali che, nel rispetto delle discipline di legge e delle previsioni dei CCNL, consentano di valorizzare le professionalità dei lavoratori impegnati nella gestione di nuove tecnologie;
3) favoriranno la definizione di sistemi aziendali idonei a riconoscere e/o compensare l’avvenuta acquisizione da parte dei lavoratori di nuove competenze, di particolare rilievo, riferite alle nuove tecnologie;
b) per quanto attiene le tematiche formative, le parti esamineranno congiuntamente un modello di acquisizione di competenze in nuove tecnologie e relativi ambiti applicativi tratto dall’esperienza delle academy aziendali, con l’obiettivo di definire iniziative divulgative correlate, verificando anche il contributo esprimibile dai fondi interprofessionali.
Le parti sottoscrittrici, anche valorizzando la contrattazione aziendale esercitata in autonomia dalle imprese e dalle RSU/OOSS categoriali, procederanno sia all’individuazione di imprese/rappresentanze sindacali interessate a confrontarsi sulle tematiche sopra esposte sia al monitoraggio congiunto periodico delle iniziative realizzate”.

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