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Giornata della carità del Papa, Gesù disse “alla fine saremo giudicati sull’amore”

Domenica 30 giugno 2019 in tutte le chiese la «Giornata della carità del Papa»

Ricordate il cardinale Konrad Krajewski? Quello che «rubava» elettricità per i poveri? Il cardinale polacco elettricista? L’elemosiniere si considera «la mano della carità del Papa. Mio compito principale è svuotare il conto del Papa per i poveri secondo la logica del Vangelo». Confida di aver agito d’istinto, dopo aver visto un bambino che, per vivere, ha bisogno di un apparecchio che si alimenta a corrente. I frati di Assisi sfidano: «Se è illegale aiutare bambini e persone che soffrono, allora arrestateci tutti».

Domenica 30 giugno 2019 in tutte le chiese la «Giornata della carità del Papa»
Un gesto per partecipare all’azione del Papa a sostegno dei più bisognosi e delle comunità più povere, a Roma, in Italia e nel mondo. Nel 2018 si è raccolto oltre 2 milioni di euro e altri centomila sono stati offerti dalla Conferenza episcopale italiana. Gesù afferma che alla fine saremo giudicati sull’amore (Matteo 25, 31-46). L’apostolo San Giacomo ricorda che la fede senza le opere è morta: «Che giova, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che la fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti di cibo e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?» (Giacomo 2,14-16). Nelle prime comunità cristiane i diaconi, in particolare, si occupano dei poveri.iù tardi i vescovi di Roma affidano l’incarico della carità all’«elemosiniere»: il nome compare per la prima volta in una bolla di Innocenzo III (1198-1216). Leone XIII, il Papa della «Rerum novarum» (15 maggio 1891), affida alla Elemosineria la facoltà di concedere la benedizione apostolica attraverso le pergamene. Nella prima enciclica sociale denuncia le drammatiche condizioni dell’«infinita moltitudine dei proletari, sfruttati da un piccolissimo numero di straricchi» e mobilita la Chiesa a sostenere i poveri creati dalla rivoluzione industriale.

La carità che non fa rumore e non va in televisione
La «Gaudium et spes», uno dei documenti più indovinati del Concilio Vaticano II (1962-1965), afferma: «A tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia. Gli uomini hanno l’obbligo di aiutare i poveri e non soltanto con il superfluo. Chi si trova in estremo bisogno ha diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui». Senza luce, al freddo, senza possibilità di conservare i cibi, senza acqua calda per l’igiene, è o no necessità estrema? I Padri della Chiesa Basilio, Ambrogio, Agostino, Gregorio Magno, Bonaventura e Tommaso d’Aquino sono lapidari: «Non hai dato da mangiare? Non hai coperto quell’uomo morto di freddo? Li hai uccisi!».
Afferma Francesco nell’esortazione apostolica «Evangelii gaudium» (24 novembre 2013) : «Il denaro deve servire e non governare». Oggi, grazie ai proventi delle pergamene, oltre che alle donazioni da tutto il mondo, l’Elemosineria può aiutare a nome del Papa. Nel 2018 sono stati dati 3 milioni e mezzo di euro a chi non riusciva a pagare affitti, bollette di luce e gas, medicinali e generi di prima necessità. A tutti senza distinzioni. Di solito i parroci scrivono all’elemosiniere e indicano chi ha veramente bisogno. L’elemosiniere gira un assegno al parroco che lo consegna con un bigliettino «Dono del Santo Padre». Dagli altri Paesi le richieste arrivano attraverso le nunziature.
L’Elemosineria svolge l’attività nel silenzio e lontano dalla televisione: sostiene mense per i poveri; gestisce l’ambulatorio medico-sanitario sotto il colonnato di San Pietro intitolato alla «Madre di misericordia»; paga le docce e la barberia per i senzatetto; mantiene un dormitorio. Dal bilancio del 2018 lo Ior ha dato al Papa 17,5 milioni dei suoi utili.

L’Obolo di San Pietro inventato da Charles Forbes René de Montalembert (1810-1870) politico, giornalista, storico e filosofo laico: turbato dalla fuga di Pio IX a Gaeta nel novembre 1848, costituisce un comitato per soccorrere il Papa fuggiasco. Con la guerra franco-prussiana del 1870, i francesi lasciano incustodita Roma: il 20 settembre 1870, attraverso «la breccia di Porta Pia», i bersaglieri, comandati dal generale novarese Raffaele Cadorna, occupano Roma: finiscono lo Stato Pontificio e il potere temporale. Pio IX abbandona il Quirinale – dove si insedia il re d’Italia – e si rifugia in Vaticano.
Con la «legge delle Guarentigie» (1871) lo Stato offre al Pontefice un risarcimento annuo di 3 milioni e 250 mila lire. Pio IX rifiuta perché la legge dà in uso e non in proprietà il territorio; non assicura alla Chiesa indipendenza e libertà; considera il Papa un «suddito del Regno d’Italia»; gli impedisce la nomina dei vescovi; conferma la soppressione degli ordini religiosi e incamera i beni ecclesiastici. Pio IX commette l’errore di proibire, con il «Non expedit», l’attività politica dei cattolici ritardandone maturazione e partecipazione. Le offerte dei fedeli diventano sempre più indispensabili per soccorrere «l’augusta miseria».
L’Obolo è osteggiato dai laicisti. L’elenco degli offerenti appare sui giornali anticlericali: i soldi finiscono nelle «reverende pignatte» o sono confiscati dagli imbroglioni clericali. Negli anni Ottanta del XX secolo una serie di scandali, per esempio lo Ior, determina quasi il collasso dell’Obolo. Le Nazioni più generose sono: Germania, Stati Uniti, Italia, Francia, Spagna, Filippine, America Latina e Polonia. La carità del Papa raggiunge i confini della Terra e sostiene i più bisognosi.

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