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Il ciclista giramondo a Bergamo: “In Italia e in Grecia tristezza e sfiducia verso il futuro”

Bergamonews ha intervistato il "ciclista giramondo" Mario Turazza chiedendogli di raccontarci il suo viaggio nel mondo in sella a una bici.

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In sella alla sua bicicletta il “ciclista giramondo” Mario Turazza sta attraversando tantissimi Paesi. Non si tratta di una gara di velocità né di una prova di resistenza fisica per entrare nel Guinness dei primati, anzi tutt’altro: è un’esperienza da vivere con la massima serenità.

Per dedicarsi a questa avventura ha deciso di prendersi un anno sabbatico e, dopo aver individuato un itinerario di massima che comprendesse i luoghi che avrebbe voluto visitare, è partito imbracciando la due ruote. Un percorso che nei giorni scorsi ha fatto tappa in Val Seriana e a Bergamo, per poi proseguire a Trescore Balneario e per tante altre nuove mete.
Bergamonews lo ha intervistato per raccogliere le sue impressioni.

Innanzitutto ci racconti un po’ di lei…

Sono nato a Torbole, sul lago di Garda, dove sono cresciuto. Nove anni fa, insieme a mia moglie e ai miei due figli, ho deciso di trasferirmi in Australia, a Fremantle, città portuale della costa occidentale australiana. Conoscevo già quel territorio perchè, essendo appassionato di surf, avevo già soggiornato lì qualche volta e mi aveva sempre affascinato. Sul lago ero titolare di un’attività, poi, nove anni fa si è presentata l’occasione di darla in gestione e sono partito.

Cosa le piaceva dell’Australia?

Quando decidi di trasferirti con la famiglia e i figli, prendendo un mappamondo per individuare il posto dove andare non ci sono molti luoghi da scegliere. In Canada, in Nuova Zelanda e nel nord Europa il clima sarebbe stato troppo freddo e, rimanendo nel nostro continente, Spagna e Portogallo sarebbero state ottime opzioni, ma a questo punto avrei potuto restare nella zona del lago di Garda, che è bellissima. Escludendo l’America, perchè il pensiero americano non fa per me, rimanevano Asia e Africa ma in questi Paesi i miei figli avrebbero faticato maggiormente a scuola, avrebbero dovuto frequentare istituti situati nelle grandi città, ma preferivamo altre soluzioni. Così abbiamo optato per l’Australia, dove al momento mia figlia, ventenne, sta studiando medicina, mentre mio figlio sta frequentando le scuole superiori.

Ed è stato difficile ambientarsi?

L’Australia è un continente “giovane” ed estremamente variegato: l’australiano di fatto non esiste, quando sono arrivati gli inglesi hanno ucciso quasi tutti gli aborigeni e poi è diventato luogo d’approdo di persone dalle più diverse provenienze. Quando incontri una persona ti chiede come ti chiami e da dove vieni: conoscere gente di nazionalità diversa è normalissimo… l’Australia è “un mondo formato da tanti mondi”. Te ne rendi conto nella quotidianità: per esempio, se vuoi andare a cena fuori ti chiedi quale cucina scegliere e non in quale ristorante andare.

Dal punto di vista lavorativo?

Da quando mi sono trasferito mi sono occupato della distribuzione di articoli sportivi italiani sul territorio australiano. In linea di massima ottenere il visto non è semplice, ma ci sono regole chiare ed è sufficiente osservarle per non avere problemi.

Non le è dispiaciuto partire?

Abbiamo deciso di trasferirci in tutta serenità. Certamente lasciare i propri amici, i parenti e i luoghi dove hai sempre vissuto è il passo più difficile, ma oggi ci sono tanti strumenti che permettono di comunicare e rimanere in contatto con loro pur essendo dall’altra parte del mondo. Sentiamo la mancanza di non poterci incontrare spesso di persona anche solamente per bere un caffè o mangiare una pizza con loro ma, appena abbiamo un po’ di tempo libero o una vacanza torniamo a trovarli. Ora, invece, ho preso un anno sabbatico in cui visitare tanti Paesi in sella alla bicicletta.

Adda

Come mai ha scelto di spostarsi in bici?

Ho sempre amato la due ruote: è il mezzo più semplice ed economico per spostarsi e utilizzarla consente di ammirare la natura e scoprire la bellezza dell’ambiente che ci circonda. Inoltre è un’ottima opportunità per incontrare tante persone e vivere l’atmosfera dei paesi che si attraversano. Sto viaggiando senza avere un programma dettagliato, in modo da gestire liberamente il tempo, senza avere stress o ansia.

Che percorso ha effettuato sinora?

Da Fremantle lo scorso 3 ottobre sono salito su una nave cargo container, poi sono arrivato a Giacarta e sono stato a Singapore, ho risalito Malesia, Thailandia, Cambogia, Laos, Vietnam, sono tornato in Laos, andato in Cina, poi sono volato in Turchia perchè nevicava e non potevo continuare. Da lì sono sceso sino a Kas, sono traghettato sull’isola di Kastellorizo in Grecia, Atene, Igoumenitsa e sono arrivato ad Ancona. Ho attraversato il mar Adriatico via nave e sono risalito lungo la costa adriatica passando per Senigallia, Pesaro, Urbino, Cesenatico, Ravenna, Comacchio, Chioggia, Venezia, Treviso, Bassano del Grappa, Vicenza e Verona, sono andato a trovare un amico che gestisce un rifugio sul Lausen, poi ho fatto tappa a Mantova, Peschiera, Bardolino, Desenzano, il lago d’Iseo, Brescia, Zanica, Bergamo, Nembro e Trescore Balneario.

Trescore

Come mai ha scelto la nostra città?

Un mio nipote che abita a Bergamo si è sposato il 21 giugno e ho partecipato al suo matrimonio. Inoltre, ho colto l’occasione per incontrare alcuni amici che abitano nella provincia bergamasca. Conoscevo già la vostra città, ci sono stato diverse volte velocemente, di passaggio, ma in sella a una bici si riesce ad apprezzare meglio. Il centro e Città Alta sono bellissimi, anche di sera, e mi è piaciuta molto anche la ciclabile lungo il fiume Serio. Sono luoghi molto belli e presi dalla frenesia di ogni giorno e dagli spostamenti in auto non sempre godiamo del loro fascino. Generalmente siamo abituati a muoverci con l’automobile, l’ho notato perchè chiedendo informazioni a qualcuno sulle piste ciclabili ti risponde indicando le vie che è abituato a percorrere con la propria vettura. Spesso, invece, per le piste ciclabili la segnaletica risulta incompleta e sulle mappe non sono sempre indicate: per sapere dove portano bisogna rivolgersi agli uffici turistici oppure a qualche ciclista da corsa che però difficilmente si ferma quando ti rivolgi a lui. Insomma è tutto piuttosto complicato.

Alla base c’è un problema culturale?

È una situazione determinata dai nostri stili di vita e dall’urbanistica. In Italia le piste ciclabili vengono realizzate dove c’è spazio, poi magari quando si raggiunge un cavalcavia, si interrompono. Dovrebbero essere programmate, ma la gente le usa poco e non si è incentivati a farlo. Negli ultimi 15 anni, tuttavia, sono stati compiuti significativi passi avanti.

Mario Turazza

Per esempio?

I centri storici di tanti piccoli paesi sono stati chiusi al traffico: c’è voluto tempo, ma finalmente sono stati liberati dalle auto e sono diventati i più belli del mondo, le persone possono vivere le piazze e camminare tranquillamente con tanti effetti positivi per il territorio. Nelle periferie, invece, la situazione è ancora complicata e chi guida il mezzo più grande pensa di avere più diritti degli altri ma non è così. Anzi, proporrei di introdurre un test in bicicletta quando si prende la patente per mettersi nei panni di un ciclista. Ma lungo il mio percorso ho riscontrato un’altra grande criticità.

Quale?

Visitando l’Italia e la Grecia, che sono stati la “culla” della cultura classica e da sempre rappresentano crocevia di persone, mi sembra che si sia spento qualcosa rispetto a qualche anno fa. Gli italiani tendono a lamentarsi, si concentrano sulla chewingum per terra e non si accorgono che magari si trovano davanti a un palazzo stupendo. Incontrando tante persone ho percepito un sentimento di tristezza e insoddisfazione, leggono momenti di difficoltà, ci sono gli effetti della crisi, la politica sembra sempre più lontana dalla gente e c’è un decadimento morale e minor disponibilità verso gli altri. L’ho notato soprattutto nelle grandi città, mentre nelle periferie è ancora abbastanza diffusa.

Cioè?

Probabilmente nelle realtà più povere, dove la gente è abituata ad aver sofferto e fatica ad arrivare alla fine della giornata ha più umanità. Sono rimasto in Malesia circa 45-50 giorni e almeno metà delle volte ho dormito a casa di qualcuno che mi ha invitato strada facendo. Vedendo che stavo viaggiando da solo in bicicletta mi fermavano e mi chiedevano se avessi bisogno di aiuto. Nelle periferie delle città italiane ti vedono ma passano oltre sfrecciando con le proprie auto. Una volta nel Laos ho chiesto al proprietario di una casa se avessi potuto piantare la mia tenda nel giardino, ha accettato e subito dopo sono uscite le sue figlie che mi hanno invitato a dormire in casa, abbiamo mangiato insieme.

Diversi episodi di cronaca, però, non invitano ad aver fiducia degli altri

Gli episodi negativi sono reali e possono succedere, però non bisogna lasciarsi condizionare. Per rendere l’idea: se facessi una festa a casa con cinquanta amici e uno di loro mi rubasse gli occhiali da sole, scegliendo di non invitare più nessuno di loro, mi precluderei la possibilità di divertirmi con gli altri 49. Oltre a questi timori, a limitare le relazioni è la volontà di gestire ogni cosa per evitare che si verifichino imprevisti, e questo tende a isolarci. Per esempio, se chiedessi a qualcuno di aiutarmi a spostare la bicicletta, nelle società più organizzate si comincerebbe a pensare a cosa potrebbe succedere se si rompesse qualcosa, quindi si decide di non collaborare e di delegare a chi è deputato a occuparsene. Basta poco, però, per mandare in titlt un sistema come questo.

Per concludere, come proseguirà il suo giro?

Arriverò al lago di Garda, poi conto di raggiungere Capo Nord ed effettuare il tratto tra Cina e Turchia che non sono riuscito a percorrere per una forte nevicata nei mesi scorsi. Strada facendo sto raccogliendo degli appunti e in futuro, chissà, mi piacerebbe pubblicare un libro che li contenga. Intanto, sono sempre pronto a vivere nuove esperienze e a programmare nuovi viaggi.

Per rimanere aggiornati sul viaggio di Mario Turazza accedere al profilo Instagram “Cycling.away – Mario Turazza“.

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