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Papa Francesco parla ai petrolieri e chiede transizione energetica radicale - BergamoNews
L'incontro

Papa Francesco parla ai petrolieri e chiede transizione energetica radicale

“La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà. È necessaria una transizione energetica radicale per salvare la nostra casa comune”.

Francesco registra un altro primato: è il primo Papa che incontra e parla ai petrolieri con un discorso chiaro e incisivo: “Le future generazioni sono in procinto di ereditare un mondo molto rovinato. I nostri figli e nipoti non dovrebbero dover pagare il costo dell’irresponsabilità della nostra generazione”.

Lo dice il 14 giugno 2019 ai partecipanti all’Incontro sul tema “La transizione energetica e la tutela della casa comune”, promosso in Vaticano dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ai vertici delle compagnie petrolifere mondiali esprime soddisfazione per questo appuntamento, un segno “del costante impegno a lavorare insieme in uno spirito di solidarietà al fine di promuovere passi concreti per la tutela del nostro Pianeta”.

Come fece nell’enciclica “Laudato si’ sulla cura della casa comune”, datata 24 maggio 2015 e presentata alla stampa mondiale il 18 giugno. Nelle 200 pagine di ci sono le diverse riflessioni delle Conferenze episcopali del mondo. Oggi aggiunge: “L’odierna crisi ecologica, specialmente il cambiamento climatico, minaccia il futuro della famiglia umana” e non si tratta di “un’esagerazione”.

Per troppo tempo sono state ignorate le analisi scientifiche e “le previsioni catastrofiche sono state guardate con disprezzo e ironia”. Bergoglio fa riferimento anche al “Rapporto speciale sull’impatto del riscaldamento globale di 1.5º C sui livelli pre-industriali”, redatto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu, che “mette chiaramente in guardia” sulle conseguenze del mancato raggiungimento degli accordi di Parigi del dicembre 2017.

Il “Rapporto” avverte che manca solo poco più di una decade per raggiungere questa barriera del riscaldamento globale: “Di fronte all’emergenza climatica, dobbiamo prendere opportuni provvedimenti, per poter evitare di commettere una grave ingiustizia nei confronti dei poveri e delle future generazioni. Dobbiamo agire responsabilmente ben considerando l’impatto delle nostre azioni nel breve e nel lungo termine. L’irresponsabilità delle passate e presenti generazioni non può danneggiare il futuro della famiglia umana, soprattutto dei suoi membri più vulnerabili. Sono i poveri, infatti, che soffrono il peggior impatto della crisi climatica: sono i più vulnerabili agli uragani, alla siccità, alle inondazioni e agli altri eventi climatici estremi”.

Perciò si richiede coraggio per rispondere “al grido sempre più disperato della Terra e dei suoi poveri”. Le future generazioni erediteranno “un mondo molto rovinato. I nostri figli e nipoti non dovrebbero dover pagare il costo dell’irresponsabilità della nostra generazione. Mi scuso ma vorrei sottolineare questo: loro, i nostri figli, i nostri nipoti non dovranno pagare, non è giusto che loro paghino il costo della nostra irresponsabilità. Infatti, come sta diventando sempre più evidente, i giovani esigono un cambiamento. “Il futuro è nostro” gridano i giovani oggi, e hanno ragione”.
Francesco analizza poi i punti messi a fuoco nell’incontro in Vaticano: “Una corretta transizione; il prezzo del carbone; la trasparenza nel riportare i rischi climatici”. Occorre gestire bene “l’impatto sociale e occupazionale del passaggio a una società a basso consumo di carbone e adottare un’adeguata politica del prezzo del carbone, essenziale per usare con saggezza le risorse del creato”.

La mancata gestione delle emissioni di carbonio ha prodotto un enorme debito “che ora dovrà essere ripagato con gli interessi da coloro che verranno dopo di noi. Il nostro utilizzo delle risorse ambientali comuni può essere considerato etico solo quando i costi sociali ed economici del loro uso sono riconosciuti in maniera trasparente e sono pienamente sostenuti da coloro che ne usufruiscono, piuttosto che da altre popolazioni o dalle generazioni future”.

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