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Bergamo, natalità in picchiata: “Basta con la politica dei bonus, servono servizi”

Dieci anni fa il punto più alto di nascite degli ultimi 20, con 11.924 neonati nelle culle della provincia: nell’ultima rilevazione censiti solo 9.126.

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“La politica deve cogliere ora la consapevolezza di quanto sta accadendo e concretizzare gli obiettivi da realizzare quanto prima per passare da interventi spot, dai bonus a vario titolo, a fondi strutturali a regime, che vadano a sostenere economicamente la natalità, il mantenimento e l’accompagnamento alla crescita, alla formazione culturale e lavorativa dei giovani”.

Mario Gatti, segretario provinciale CISL, interviene nel dibattito sula denatalità, avanzando proposte per uscire da un’impasse che si sta rivelando strutturale.

Dal 2008, in provincia di Bergamo, i nuovi nati sono calati di quasi 3000 unità. È il dato, ormai non più così sorprendente, che scaturisce dalla ricerca sulla natalità del Dipartimento Welfare della CISL di Bergamo. Quello di dieci anni fa è stato il punto più alto di nascite degli ultimi 20, con 11.924 neonati nelle culle della provincia. Da allora, solo segni meno, fino all’ultima rilevazione che ha censito 9.126 nuovi residenti nei comuni tra Prealpi e pianura.

In città, il dato appare se possibile ancora più allarmante: dai 1040 dell’ultimo “baby boom” agli 872 dell’ultima rilevazione. Importanti anche i cali del distretto di Dalmine (-335) e dell’Isola (-422), mentre fanno segnare un trend in lieve crescita la Valle Cavallina e l’ambito di Romano.

“Oggi più che mai occorre pensare a sostegni allargati a tutte le famiglie con bambini piccoli, facendo attenzione anche ai livelli economici familiari, al potenziamento dei nidi e all’agevolazione di quelli aziendali, al sostegno del lavoro femminile e all’aumento dei permessi di paternità. La politica dei bonus, infatti, non permette una visione complessiva della situazione, mentre se si vuole veramente risolvere il problema bisogna ridurre i costi dei servizi assistenziali a carico delle famiglie”.

La politica, nazionale e locale, insieme alle parti sociali e ai corpi intermedi, deve trovare, secondo il segretario CISL, quelle soluzioni e interventi che vadano veramente a sostenere le famiglie e a garantire un futuro alle nuove generazioni.

“È il tempo di ripensare i modi e i tempi per valorizzare il potenziale delle giovani generazioni, da ora e per sempre, riconoscendo loro un vero protagonismo necessario a ripensare politiche del lavoro, politiche giovanili e di sostegno alla famiglia per ridare senso di crescita e di sviluppo ad un Paese che non vuole più invecchiare”.

E in tal direzione il primo passo può essere l’avvio di “una rete territoriale che metta insieme i soggetti di rappresentanza pubblici e privati per condividere un Patto per la famiglia, inteso a ricercare e programmare misure, azioni, interventi e risorse a sostegno di una politica familiare espansiva”.

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