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La Donizetti Night compie 5 anni: “Un bimbo che cresce e dialoga con la città”

Sabato 15 giugno niente auto per le vie del centro, ma persone e musica. L'intervista al direttore Francesco Micheli

I sogni possono diventare realtà, basta volerlo. È la storia di Francesco Micheli, ora regista, direttore artistico del Donizetti Opera Festival e ideatore della Donizetti Night, giunta alla quinta edizione consecutiva. Sabato 15 giugno non ci saranno auto per le vie del centro, ma persone e musica.

Stefano Micheli

“Dopo la Night farò i bagagli per andare in America”, spiega Micheli mentre ci racconta dello spettacolo “La Luna”, una produzione in collaborazione con l’Arthosphere Festival in Arizona. Un artista appassionato e un sognatore instancabile, caratteristiche tipiche degli animi che non invecchiano mai. La storia della Donizetti Night è quella di un desiderio che ha preso forma, piano piano. “I sogni non sono una semplice distrazione – dice il regista – ma la base fondamentale della progettazione della nostra vita futura. Se non siamo capaci di immaginare scenari che non siano quelli già evidenti, se non riusciamo a sognare, sarà impossibile vivere un futuro diverso da quello che viviamo ora”.

Bisogna sempre puntare lo sguardo aldilà di ciò che vediamo. Un po’ come fece John Kennedy, il 12 settembre 1962, quando venne nominato professore onorario. Nel discorso passato alla storia, Kennedy diceva di alzare lo sguardo, fuori dalla terra e capire che c’è un mondo immenso che vuole essere conosciuto. Il 20 luglio 1969 Neil Alden Amstrong era sulla superficie lunare. Dal sogno alla realtà.

La Donizetti Night compie cinque anni. Un bel traguardo…

È un bambino che cresce, un gesto d’amore. La Night è un arrivo e un punto di inizio allo stesso tempo. Di anno in anno, è cresciuta, ora percepiamo l’amore della città più solido, più grande, più strutturato dentro e fuori. Le aspettative erano tante fin dall’inizio, la realtà, frutto di amore e sentimenti, ha superato queste aspettative per numeri è qualità. La gente se n’è accorta, ora partecipa in modo attivo e intelligente. L’amore cittadino dimostra che, in questi tempi di comunicazione non semplice, legata anche alla crisi dell’editoria, una roba vecchia come l’opera è immortale. La cultura è immortale! A dirlo non sono io ma la gente, che esce di casa per stare con gli altri. Abbiamo bisogno di incontri reali, questo è il cuore della Night.

Lei era un giovane delle valli. Ha lasciato le origini, per inseguire il suo sogno. Ora ci sono il Donizetti Opera Festival e la Donizetti Night (e molto altro). Il giovane ragazzo delle valli se lo sarebbe mai immaginato?

È vero, non lo nascondo mai. Sono un ragazzo delle valli, lo dico con orgoglio. Non mi sarei mai immaginato di fare questo mestiere: non ero musicista, ma un ragazzo che sentiva stretta la realtà delle valli e di Bergamo. Il paradosso è che sono tornato e ora vivo la mia più grande soddisfazione. Far rinascere un compositore in cui mi identifico. Un uomo che come me è cresciuto in un contesto provinciale, non particolarmente agevole per la carriera. Donizetti non era Mozart e nemmeno Bach, non era il genio dei geni. Ha faticato, ha fatto degli sbagli, ma, da buon bergamasco, è caduto e si è rialzato, proprio come me. Questo è il quinto anno di Night, ora sento che la macchina inizia ad ingranare. Avverto un dialogo concreto con la città.

La notte è magica, per gli artisti è il momento dell’ispirazione. Ci parli de “La Luna”, lo spettacolo che porterà in scena nella notte di Donizetti…

Senza dubbio la notte è il momento della creatività. “La luna” è difficile da definire, non è un semplice spettacolo, ma è tante cose messe insieme. È un concerto, un incontro, una conferenza, è un format che definisco “felice” perché avvicina le persone. Dimostra che Donizetti non è solo una statua di marmo, ferma, ma è vivo ancora adesso. Come tutti i grandi compositori, Donizetti comprende che la notte è il luogo del sonno, in cui le inibizioni calano e la fantasia scorre. Sono i sogni, gli incubi e le pulsioni più nascoste. E se non dormi vuol dire che stai facendo qualcosa di bello, come ballare o fare l’amore, o che stai pensando. La notte è speciale, che sia il “Claire de lune” di Debussy, la “Notte placida” di Verdi o la “Febbre del Sabato Sera” di John Travolta. Sarà una occasione per celebrare la luna e i cinquant’anni dell’allunaggio: è grazie alla “pazzia” dei personaggi dell’opera, che cantavano alla luna, che alla fine l’uomo è arrivato a toccarla con mano. La lezione di questo concerto è che i sogni non sono una semplice distrazione, ma la base fondamentale della progettazione della nostra vita futura.

Quando si parla della luna, non può mancare un tocco di eleganza. Marta Torbidoni, soprano, applauditissima alla Donizetti Revolution, sarà la protagonista…

È questa la magia dell’opera, luogo inventato per far star bene la gente in tutto i modi. Da questo punto di vista, anche la mondanità è necessaria, la bellezza di apparire e di sentirsi bene è un istinto naturale. Scappai da Bergamo perché convinto che fosse una terra aspra e dura, invece è iena di estro, di guizzi, di voglia di darsi e di dare. Da qui è stato possibile l’incontro con Tizia Fausti, che vestirà Marta Torbidoni.

Tra le produzioni della Night 2019, ci sarà anche “Don Gaetano – A Speed Date With”, progetto vincitore del primo concorso bandito dalla Fondazione Teatro Donizetti. Di cosa si tratta?

Uno spettacolo con sei palcoscenici. La peculiarità è che lo spazio si moltiplica, di conseguenza anche la modalità di fruizione. È interattiva, social, è richiesta una partecipazione concreta del pubblico che dovrà spostarsi. Si abbatta la parete tra palco e platea, attori e spettatori interagiscono ed entrano in un luogo non reale. È la testa di Donizetti che Davide Marranchelli ha diviso in compartimenti stagni e aperto per farci conoscere il vero personaggio. Questa è la prima volta in cui la commissione delle produzioni non è diretta ma è legata alla partecipazione di un bando internazionale a cui hanno partecipato circa quaranta progetti, tutti validi e qualificati.

Una serata come quella di sabato 15 giugno è impensabile senza i ragazzi del Conservatorio “Gaetano Donizetti”, anche quest’anno coinvolti dal duo Frattini-Ghislandi. Cosa hanno pensato questa volta?

Ieri sono stato ad assistere alle prove d’insieme dei ragazzi. Lavoravano con rigore ed entusiasmo guidati dal maestro Frattini. Si tratta di una didattica già capace di produrre a cui bisogna dare più spazio. Credo che il conservatorio debba incarnare, di allievo in allievo, di insegnante in insegnate, il rapporto tra Donizetti e Mayr. Il conservatorio è la traduzione quotidiana di quelle che sono state le lezioni caritatevoli in una forma più grande e strutturata. Sarebbe bello che Casa Natale diventasse la casa del Conservatorio, vissuta dagli studenti. Un luogo che splenda di musica sempre.

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