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È Salvini a dare le carte e Di Maio ha paura di staccare la spina

L'idea di andare a elezioni anticipate spaventa il vice premier 5 Stelle: un ulteriore calo di voti avrebbe conseguenze devastanti

È una storia ormai scontata storia quella alla quale il governo attualmente in carica ci ha abituato. Le diatribe sembrano diverse, ma sono tutte sottese al filo conduttore che ci fa intuire senza grosse difficoltà dove si colloca il traguardo. Ora Matteo Salvini pretende di dettare ordini al Presidente del Consiglio, dando evidenti segni della sua indole che, grazie ai consensi ottenuti, lo spinge a riassumere su di sé il potere del governo intero.

Luigi Di Maio è asservito al volere del Capitano, fatto che gli costerà ulteriori perdite di consensi. Ormai è privo di potere e sembra che gli sia consentito solamente di muovere il capo avanti e indietro per accreditare la sua approvazione alla volontà di Salvini. Non ha nemmeno la forza di dire no a leggi inutili come quelle che Salvini sta facendo promulgare, frutto delle sue ossessioni personali, condivise da una parte del popolo che ancora coltiva nostalgie del passato che hanno portato l’Italia in un profondo baratro, non ancora colmato e resistente a qualsiasi tipo di materiale democratico che provi a riempirlo.

Il trascorrere del tempo potrà far compendere al leader leghista che non sono i 60 milioni di italiani a sostenere le sue ossessioni e la sua voglia di far guerra con tutte le istituzioni che non condividono le sue idee programmatiche, se così si possono definire, data la sua scarsa propensione al calcolo relativo all’attuabilità delle stesse.

Il fatto che il collega vice premier Di Maio sia pronto a dir sempre sì ci fa dire che forse tanto vale trasferire i consensi all’uomo forte, a colui che mostra i muscoli a colui che è sempre in campagna elettorale. I passati ministri, con tutti i loro difetti, “vestivano” da ministri e quando parlavano lo facevano dai loro ministeri o da convegni nei quali non c’era spazio né per manifesti di partito né per la pretesa di imporre il loro disegno all’intero governo. Sarà la magistratura, se mai vorrà prendere in considerazione questo fatto, a valutare se le due cose possono stare legittimamente insieme. A noi piacerebbe tanto che, di tanto intanto, Salvini apparisse al ministero di cui è responsabile e al Parlamento Europeo, dove non brilla certo per presenza.

I suoi tifosi, perché si esprimono come tali e come se fosse perennemente in atto la partita di calcio Lega contro tutti, lo incitano ad andare avanti. Non sono certo che sappiano cosa attende l’Italia e tutti coloro che non l’hanno votato e che non si sentono da lui rappresentati.

Il vecchio disegno di uscire dall’Europa, vorrei sbagliarmi ma temo non sia mai stato archiviato, è sempre sotteso a ogni azione che nulla ha di pacifico nel suo manifestarsi anche se, di norma, sarebbe il caso di usare toni bassi e concilianti con chi ci dice da un po’ di tempo che il nostro debito crea problemi a tutte le altre nazioni europee. Di prepotenza non si può vivere. Il buonsenso dovrebbe suggerire di trattare con la Commissione, presentando piani e numeri non scritti con l’inchiostro simpatico che svanisce poco dopo aver lasciato i segni sul foglio.

Torto e ragione in questo istrionico personaggio si mischiano e diventano tutt’uno. È di questi giorni la notizia che il leader leghista abbia affermato di non voler dare deleghe in bianco a nessuna delle persone che tratteranno con l’Europa per scongiurare l’infrazione per ora comminata ma pronta ad essere inflitta. Se non ci saranno argomenti convincenti da mettere sul tavolo della trattativa, ci verrà applicata la sanzione che non farà altro che aggravare lo stato dei nostri conti.

L’idea di andare ad elezioni anticipate spaventa Di Maio. Un ulteriore calo di voti avrebbe conseguenze devastanti per lui ed i suoi assensi alle politiche salviniane lo renderebbero ancor più responsabile del crollo dei consensi. Ma oltre a questo fatto, non irrilevante, Gigino potrebbe inciampare nel evenienza che dopo 2 legislature, e questa è la seconda per lui, dovrebbe rinunciare a candidarsi. Ecco, io non riesco a togliermi dalla testa il capolavoro di George Orwell, “La fattoria degli animali”. Se davvero anche all’interno del Movimento 5 Stelle, nato su spinte giustizialiste, si arrivasse a modificare la legge delle 2 legislature solo per salvare il posto al leader, allora sarebbe palese a tutte le creature che calpestano il suolo nazionale che “ la legge è uguale per tutti, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Buona fortuna a tutti.

E consentitemi un atto di egoismo nell’augurare buona fortuna a coloro che come me, non più giovani , non avrebbero mai immaginato di correre il rischio di veder spegnere quella fiaccola per l’accensione della quale avevamo gioito e sperato in tempi migliori. Quella fiaccola era l’Europa nella quale ancora tanta e tanta gente crede e vorrebbe diventasse sempre più reale e forte, apportandole quelle correzioni necessarie a tutte le realtà, mano a mano che il tempo passa e qualche disturbo si evidenzia. Ma uccidere il paziente per fargli passare il mal di testa non mi sembra una soluzione intelligente. Non vi pare?

 

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