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Da Orano a Bergamo: Ghautìa Ikram Gueduar, l’artista araba a San Vigilio

Una nomade alla ricerca di esperienze culturali in diversi luoghi del mondo, che esprime nei quadri la condizione umana con lo sguardo puntato sul mondo femminile. I suoi racconti sono intensi come i suoi colori.

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È nata a Orano, la città che Albert Camus prima e Kamel Daoud oggi, hanno ritratto con la penna dei grandi scrittori. Anche lei si è nutrita della stessa bellezza: i cieli turchesi e le rondini che li solcano al tramonto, le onde del Mediterraneo nel quale si è immersa, le nobili rovine romane che ha accarezzato, tornano nelle sue parole evocative.

Che diventano dolorose quando raccontano i tragici anni Novanta, la guerra civile del suo popolo che cerca con grande affanno una via democratica per tornare a vivere. Ghautìa, nome antico e berbero significa “pioggia scrosciante”, un bell’augurio per la bambina nata in un paese dove non piove mai; ma nel mondo dell’arte è più nota con il secondo nome, Ikram cioè “generosità”, più semplice da pronunciare per noi occidentali e bergamaschi.

E generosa è la trentottenne artista che incontra giornalisti, appassionati, turisti italiani e stranieri in visita al Castello dove sono esposte 31 opere della sua ricchissima produzione. È arrivata da Dubai, dove vive da otto anni, con le tele più piccole sottobraccio e quelle grandi imbarcate con lei in aereo grazie alla speciale carta che l’Emirato conferisce agli artisti. Arrivata a Bergamo ha cominciato subito a collocarle, lavorando con chiodi e martello sotto lo sguardo critico e ossessivo del professore universitario e artista sociale Adi Yekutieli che vive e lavora a Tel Aviv, da anni segue il percorso della pittrice e ne cura le mostre.

Affacciata alla finestra al primo piano del Castello che ha ribattezzato “Castello del mondo”, ammira il profilo della città antica e della città nuova avvolte nella luce bianca del mattino, così diversa da quella ocra dei suoi paesaggi abituali, per imprimerla negli occhi scuri che osservano l’interlocutore con intensità e dolcezza. “Viaggio per scoprire l’altro da me, per impossessarmi di colori nuovi, per incontrare volti dalla bellezza inedita, racconti di vite che non ho vissuto ma diventano mie.”

Ha sempre desiderato un’esistenza nomade e vorrebbe continuare a spostarsi perché l’esperienza del mondo non basta mai e la sua arte si nutre di stimoli sempre nuovi. “Come tanti giovani algerini ho inseguito un lavoro a Dubai dove mi hanno assunta al primo colloquio proprio perché sono un’artista. Ho trovato stabilità economica e mi resta il tempo per dipingere e scrivere.” Per ora, Ikram non pensa di andarsene, ma continua a viaggiare e a mantenere rapporti con amici sparsi nel mondo: come Aseel Rabaia, giovanissima artista sociale che vive a Nazaret, cura i suoi contatti e l’accompagna anche a Bergamo. La luce invade le stanze candide della mostra, colpisce i quadri di Ikram e scolpisce la sua silouhette vestita di nero con delicati sandali rosa dai tacchi a spillo sui quali si dondola con disinvoltura. E quando un raggio di sole si posa sulle tele più drammatiche, la giovane pittrice tace e aspetta che siamo noi a rivelarle le nostre impressioni: “Perché un quadro è come un libro e suggerisce a chi lo osserva significati che forse nemmeno l’autore aveva colto.

“Lo sguardo altrui è una vera ricchezza”, dice. Nei suoi lavori appaiono città disperse e appena accennate, fondi neri graffiati di bianco e stretti da sbarre, ma anche lievi curve femminili dalla pelle dorata, e oggetti indefiniti carichi di nero, blu e turchese, e una sfera rossa in un turbine di azzurro che pare l’occhio universale, e un cielo nero e turchino nel quale si staglia una testa disegnata con una linea che sembra partorire nuova vita. Quadri drammatici, insomma. Tuttavia c’è, in ognuno, una piccola luce a rischiarare la strada. “È la condizione umana-sussurra l’artista-; in particolare quella delle donne, che, pur nelle differenze tra paesi più e meno sviluppati, resta impari rispetto a quella degli uomini. L’Algeria e Dubai mi forniscono molti spunti di riflessione per il mio percorso professionale: i destini femminili difficili e dolorosi mi riguardano, mi coinvolgono e mi ispirano. Yes, I’m feminist.” Sì, sono femminista.

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