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Carlo Skizzo: “Al Lazzaretto la Famiglia Rossi di sempre”

La storica band bergamasca è tornata sul palco del Lazzaretto dopo tre anni di lontananza dalle scene

La Famiglia Rossi, storica band bergamasca, è tornata sul palco del Lazzaretto dopo tre anni di lontananza dalle scene. Ma non illudetevi, non è stato l’inizio di un tour ma un incontro per una sola notte. Folk, rock e ska: chi ha seguito la Famiglia Rossi negli anni sa che ad ogni concerto si balla fino allo sfinimento. Così è stato anche giovedì 14 giugno a Bergamo, dove i Rossi, ospiti graditi dell’Happening delle Cooperative Sociali, hanno dimostrato che forse il tempo non è mai passato. “Siamo la Famiglia Rossi di sempre – dice Carlo Biglioli, in arte Skizzo, frontman della band – celebreremo insieme i miei trentatré anni di carriera”.

Dopo tre anni di assenza dalle scene, la storica Famiglia Rossi torna per un unico concerto al Lazzaretto.

Si balla e ci si diverte: uno spettacolo diverso dal solito, ma quella col gruppo pragmatico e energico che si conosce.

Diciamo che la famiglia Rossi è di casa al Lazzaretto…

È vero. Questo concerto è un po’ come il cacio sui maccheroni perché saremo nel nostro habitat naturale. Non è l’inizio di un tour, ma una riunione tra amici per sostenere un amico, cioè me. I ragazzi sul palco celebrano i miei trentatré anni di carriera. Il sesto e ultimo appuntamento del progetto “Skizzo 3punto3”, la rassegna andata in scena dall’autunno scorso, in 6 differenti locations, in collaborazione con artisti di diversi generi e generazioni, come i Cornoltis e Valerio Baggio. Questo percorso non poteva che terminare con la famiglia Rossi.

Ci parli quindi del concerto di giovedì 14 giugno.

Per i primi dieci brani noi, poi sul palco Valerio Baggio: per la prima volta in formazione un tastierista. E poi con noi tutti gli amici che in passato hanno suonato con la Famiglia Rossi e tutti quelli che ne hanno fatto parte.

Non le manca questa famiglia?

Mi manca tantissimo, non ero io a caldeggiare il pensionamento della Famiglia Rossi. Abbiamo condiviso tanto insieme, siamo arrivati ad amarci e odiarci nello stesso tempo. I ragazzi hanno risposto al mio invito per questa Réunion, farei la stessa cosa per ciascuno di loro. Quando cominciò la nostra avventura avevo trent’anni, il più giovane venti. Ora gli anni sono passati ma l’intesa è sempre la stessa.

Il suo terzo album da solista, “La scomparsa dell’uomo invisibile”, arriva dopo molto tempo. Come mai?

Volevo fare questo disco da molto tempo, autoproducendomi, come al solito. Non sapevo bene che tipo di lavoro stesse uscendo, ma l’ho scoperto grazie a Valerio Baggio, pianista, che mi ha seguito in tutto il percorso. In questo disco emerge un rapporto con il pubblico diverso, più raccolto. Si tratta di un progetto, uno spettacolo teatrale e musicale, fatto di giochi di parole.

Lei è anche insegnante e educatore. La musica è utile nel suo mestiere?

Tantissimo, soprattutto con gli adolescenti. Anche io traggo benefici da questo lavoro: da quando lavoro con i bambini ho una capacità di scrittura che non avevo prima. Sono prolifico, produttivo. Stare con i bambini è stimolante, è grazie a loro che sono nati i due libri di canzoni legati a due delle storie più conosciute, Pinocchio e il Mago di Oz. Sono una sorta di canta classici in cui ad ogni capitolo corrisponde una canzone.

Una curiosità: c’è stato un momento in cui la carriera de la Famiglia Rossi avrebbe potuto prendere una certa direzione. Avete però deciso di fare musica non stravolgendo le vostre vite, anche lavorativamente parlando…

Si, questa è stata la nostra direzione. Ricordo bene la stagione d’oro de la Famiglia Rossi, quella di “Mi sono fatto da solo”, era il 2003. Purtroppo, in Italia non esiste il professionismo come all’estero, non c’è una via di mezzo tra il successo e il piano bar. Il tuo pane quotidiano dipende dal fatto che tu riesca o meno a trovare dell’altro lavoro. Oltretutto, la mia prima esperienza discografica con la Sugar è stata terribile. Dopo quel lavoro mi sono dovuto reinventare, questa cosa mi ha traumatizzato. Da lì ho deciso che avrebbe mai dovuto sottostare ai capricci di nessuno, sarebbe stata autonoma.

Da autore di testi di canzoni, lei non ha mai avuto peli sulla lingua. Cosa consiglia ai giovani artisti di oggi? Di osare?

In realtà non mi sento di dare consigli specifici, quello che si fa non è traslabile. In questo anno di lavoro ho visto giovami ragazzi capaci di scrivere e fare ciò che volevano. La mia fissa è avere testi ben scritti che abbiano anche un senso musicale, una cosa che in Italia sta venendo a mancare. Questa è la mia fissazione. Non voglio fare il vecchio che dà consigli.

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