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Sindaco di Cisano insultato sui social per il maltempo: “Querelo”

Il leghista Previtali: "Ore passate tra acqua e fango, non accetto di essere trattato così"

Un commento pieno di insulti. Un messaggio senza filtri e senza remore sul profilo Facebook del sindaco di Cisano Bergamasco Andrea Previtali, il quale non ci ha pensato due volte: “Ho subito preso appuntamento in caserma per sporgere querela”.

Il commento è stato scritto mercoledì 12 giugno sotto un post che parlava dei danni provocati dal maltempo. Cisano, infatti, è tra i Comuni della Valle San Martino più colpiti dalla pioggia e dalla grandine scese il giorno precedente.

Uno sfogo pesante, leggibile da chiunque sul profilo Facebook dello stesso Previtali. “A mezzanotte ero ancora tra l’acqua e il fango insieme al mio assessore – fa notare – non accetto di essere trattato così”.

Il sindaco del Carroccio ha invitato i cittadini a presentare all’Ufficio Protocollo una relazione con le foto dei danni subiti per chiedere lo stato di emergenza. Forse è stato proprio questo appello a scatenare le ire dell’utente, per delle vicissitudini personali sorte in passato.

“Via Tre Fontane è stata chiusa a causa del fiume di fango che l’ha invasa – commenta Previtali -. La grandine ha danneggiato anche il cimitero di Villasola, dove una decina di lucernari nella parte dei loculi è stata distrutta, mentre in diverse vie sono state rotte le calotte di una cinquantina di lampade dell’illuminazione”. “Come sempre – aggiunge – si cerca di andare incontro ai cittadini e per questo abbiamo chiesto lo stato di calamità. Poi è il Governo che decide, ma così facendo possono riconoscerci i danni”.

Non è la prima volta che un politico o un amministratore bergamasco vengono presi di mira sul web. A febbraio il sindaco di Zanica, Luigi Locatelli, aveva denunciato un utente (nascosto dietro un profilo falso) che aveva definito l’amministrazione “un’associazione a delinquere” che trucca le gare d’appalto. Un altro, invece, aveva dato dell'”assenteista” alla deputata del Pd Elena Carnevali e diffuso dati falsi sulle presenze in parlamento. Una ‘fake news’ costata cara: 3.500 euro per evitare di finire in tribunale.

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