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Mense scolastiche, Bergamo al 3° posto in Italia per salute e sostenibilità dei menù

Tra le città più virtuose contro lo spreco alimentare, all’avanguardia per quello che riguarda il cibo biologico e a kilometro zero

Bergamo sul podio per quello che riguarda i menu delle mense scolastiche: lo ha decretato il IV Rating stilato dall’osservatorio nazionale sulle mense Foodinsider, documento presentato mercoledì 11 giugno alla Camera dei Deputati. Il Comune di Bergamo balza dall’ottavo al terzo posto della classifica, grazie soprattutto al fatto che quest’anno grande attenzione è andata sulla sostenibilità del pasto a scuola.

Bergamo è tra le città più virtuose contro lo spreco alimentare, all’avanguardia per quello che riguarda il cibo biologico e a kilometro zero (grazie alla collaborazione con il biodistretto) e infine per quello che riguarda la riduzione delle carni rosse nel menu.

“Dopo avere approfondito il tema della qualità nutrizionale dei menu e della loro preparazione, – commenta l’Assessore all’Istruzione Loredana Poli – negli ultimi anni abbiamo lavorato con attenzione per ampliare le occasioni di sostenibilità e solidarietà da cogliere nell’operatività del servizio di ristorazione scolastica. Lotta allo spreco, recupero delle eccedenze, relazione con realtà del territorio che condividono la visione delle food policy proposta dalla Amministrazione comunale, al Tavolo sull’agricoltura, e soprattutto relazioni strutturate e continue con le scuole e le associazioni dei genitori su azioni e temi specifici che hanno contribuito alla crescita in condivisione e collaborazione del sistema dell’istruzione del primo grado della città.”

Quest’anno l’osservatorio sui menu scolastici di Foodinsider misura la salute e la sostenibilità del pasto a scuola. La metrica dell’indagine attinge ai parametri del Green Public Procurement, e delle Linee di indirizzo contro lo spreco alimentare pubblicate dal Ministero della Salute insieme alle Raccomandazioni dell’OMS e dello IARC sui corretti stili alimentari.

A fronte dell’emergenza climate change in atto, anche la mensa scolastica, e con essa tutta la ristorazione collettiva, può e deve fare la sua parte. Il modo con cui i bambini mangiano a scuola può aumentare o ridurre quel 25% di emissioni di gas serra di cui è responsabile il sistema alimentare.

Il panel oggetto dell’indagine di Foodinsider raccoglie i menu di 52 Comuni rappresentativi del territorio nazionale da nord a sud Italia, per un totale di 550.000 pasti al giorno. Il risultato dell’indagine di Foodinsider relativa ai menu serviti nell’anno scolastico appena finito restituisce la fotografia di una realtà disomogenea di mensa, evidenziando una sovrapposizione tra menu sani e sostenibili.

Il 22% del panel risulta virtuoso (fascia ‘buono’ e ‘sostenibile’), un 30% mostra una sensibilità verso l’ambiente ma con margini di miglioramento, il 48% è ‘sufficiente’ con poche attenzioni verso la sostenibilità, mentre un 4% risulta ‘insufficiente’ con menu da rivedere sia per equilibrio della dieta che per impatto ambientale. L’obiettivo dell’indagine è quello di mappare la realtà delle mense scolastiche e di registrarne l’evoluzione nel tempo, identificare e diffondere le best practice e con esse i driver del pasto sostenibile. La convinzione è che da questi dati si possa maturare una maggiore consapevolezza sul valore del cibo e il suo impatto sull’ambiente e innescare un processo virtuoso di cambiamento verso uno stile alimentare più responsabile.

Sintesi risultati indagine

Carne rossa. Le mense scolastiche italiane hanno l’ossessione della carne rossa. Il 66% ha una media di quasi due porzioni a settimana di carne rossa (a cui si aggiunge, di frequente, una porzione di carne bianca). I menu più virtuosi sono a Fano, Bergamo e Milano, che hanno quasi eliminato la carne rossa. La carne rossa domina e schiaccia la proteina più sostenibile, il legume, presente generalmente solo una volta a settimana. Sale a due porzioni a settimana in pochi Comuni: Cremona, Perugia, Ancona (dove ci sono anche le cicerchie), Bari (dove viene proposto anche il puré di fave). Spiccano per la frequenza anche Viterbo, Milano e Napoli.

Plastica. La plastica è quasi scomparsa dalle stoviglie che sono in gran parte compostabili o riutilizzabili. A Venezia e Napoli sono i genitori che portano le stoviglie da casa contribuendo ad un approccio più sostenibile.

Sempre più presente è la plastica come packaging dei prodotti: verdure di IV e V gamma (come a Milano) e frutta offerta in pacchetti confezionati come succede a Napoli, o come confezione dei monoprodotti (budini e yogurt), presenti nel 44% delle mense oggetto dell’indagine. Solo Bologna, Trieste e Perugia hanno un capitolato che privilegia prodotti freschi (a parte pochi prodotti surgelati).

Genericoatalanta

Biologico. Il biologico sale lentamente, (spiccano Bari e Lecce che, con il nuovo capitolato, hanno incrementato molto il bio), ma rimane un gap importante tra chi offre tanto biologico, oltre il 70% (Rimini, Perugia, Bologna, Firenze, Macerata, Pisa, Bari, Lecce) e chi quasi non ne ha, come Siracusa che risiede in una delle regioni a maggiore produzione di biologico in Italia. Un modello all’avanguardia è il Comune di Bergamo che attinge buona parte dei prodotti dal biodistretto dell’agricoltura sociale che unisce la promozione delle risorse del territorio ad una rete solidale impegnata nel recupero dei detenuti della Casa Circondariale.

Filiera di prossimità. La ristorazione scolastica legata al territorio è il valore aggiunto della mensa. Le Marche e il Trentino esprimono l’orgoglio del territorio nei menu che si alimentano di filiera di prossimità. Il pesce fresco che ha Rimini ma anche i 50 Comuni che hanno aderito al progetto Pappa-Fish è l’esempio del progetto meglio riuscito legato alla mensa che ha insegnato ai bambini, notoriamente ostili al pesce, a consumare i prodotti ittici del proprio mare, sviluppando l’economia del territorio e la cultura del buon cibo locale.

Cucine. Le cucine interne garantiscono un miglior gradimento e quindi maggiore consumo rispetto ai pasti veicolati e, di conseguenza, meno cibo buttato che mediamente in mensa si attesta sul 29,5%. Dove ci sono le cucine interne si mantiene la relazione con i cuochi, garanti della qualità dei piatti e si preservano meglio le qualità organolettiche e nutrizionali degli alimenti. Chi ha le cucine interne e cuochi formati ha maggiore varietà di piatti, come Cremona, Perugia, Trento, Trieste, Roma e, generalmente, meno cibi processati. Sesto Fiorentino e Rimini

Indagine pasto sostenibile Foodinsider.it

pur non avendo le cucine interne hanno mantenuto ricette e prodotti della tradizione locale e uno rapporto stretto con il territorio.

Educazione al gusto. Verdure, legumi e pesce sono gli alimenti meno graditi dai bambini, eppure ci sono realtà che ne promuovono il consumo. Mantova, Trento, Udine e Bolzano, per esempio, propongono sempre due tipi di verdura a pasto, mentre il progetto Pappa-fish delle Marche accompagna il consumo del pesce fresco dell’Adriatico ad attività di educazione alimentare, registrando una riduzione degli scarti di pesce dal 60% al 7%. A Cremona i cuochi si esprimono con ricette originali per attrarre il gusto dei bambini e promuovere il consumo di legumi (es. polpette di avena, lenticchie e verdure, tortino di ceci e cavolo rosso, lasagne al ragù di miglio e lenticchie). Molti i Comuni attivi in percorsi di educazione alimentare come Terni che si è strutturata con una cucina didattica cittadina, Fano che insegna ai genitori a cucinare i piatti della mensa scolastica e Sesto Fiorentino che tra i vari progetti educativi ha inserito l’iniziativa “ti vOlio bene” in collaborazione con Slow Food per educare i bambini al valore della filiera dell’olio extravergine di oliva.

Spreco. Siamo ancora molto lontani dall’aver messo a sistema azioni coordinate di prevenzione e gestione degli scarti. Sono poche le realtà che riescono a rimettere in circolo il cibo edibile che può essere veicolato ad enti caritatevoli. Chi lo fa in maniera sistematica e per tutto l’anno, compresi i mesi estivi, è Bergamo dove il fornitore a proprie spese rifornisce 12 mesi l’anno la mensa dei poveri. Mentre Milano, Bologna e Savona hanno messo a disposizione dei bambini la doggy bag per recuperare pane e frutta che avanza, da portare a casa.

Chi vince?
Vince Fano con un menu che ha un ottimo equilibrio tra salute e sostenibilità, con una buona varietà di alimenti responsabili, un’alta percentuale di biologico, pesce fresco, e una gestione degli scarti, ed esprime appieno la cultura di una Regione, le Marche, che, da anni promuove la cultura del buon cibo locale e biologico.

Cremona rimane insuperabile dal punto di vista gastronomico, con ricette originali e sane e due menu alternativi che le famiglie possono scegliere, mentre Bergamo è la realtà più ricca di iniziative orientate alla sostenibilità: dieta equilibrata, prodotti dal bio distretto solidale, recupero avanzi edibili, orti in quasi tutte le scuole e la sperimentazione della mezza porzione.

Conclusione

La mensa migliore si trova dove si è sviluppata una cultura legata all’alimentazione buona e sana e dove l’Amministrazione è disposta ad investire per questo obiettivo. Alla mensa è necessario aggiungere una nuova prospettiva: la sostenibilità del pasto per trasformarla in uno strumento straordinario per combattere il climate change che deve diventare una priorità di tutta la ristorazione collettiva.

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