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“Solleveremo gli oceani”: il razzismo nella canzone di Matteo, 26enne di Bergamo

Come affrontare in musica temi tanto attuali? Abbiamo intervistato Matteo

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“Solleveremo gli oceani”, disponibile dal 31 maggio con Indie-roccia e pubblicata su YouTube il primo giugno, è la nuova canzone di Matteo Moroni, cantautore ventiseienne di Lallio.

Matteo Moroni

Si tratta di un testo nato da un’esigenza personale del suo autore, scritto in musica e in parole interamente homade per affrontare i temi tanto attuali e vissuti dell’uguaglianza e del razzismo.

“Non è una canzone politica e non riguarda nemmeno l’immigrazione. -specifica Matteo- É uno sfogo che nasce dal confronto quotidiano con la pancia del paese ovvero gli amici al bar, le anziane alla posta, le persone che interagiscono in città; in più, mi ha colpito la lettura di “Non dirmi che hai paura” che racconta la storia di una ragazza che cerca di scappare dall’Africa, un libro di Giuseppe Catozzella che peraltro si è complimentato per il singolo.”

Perché parli di uno sfogo rispetto alla quotidianità?

“Vivendo in un ambiente lavorativo stimolante in cui è possibile il confronto tra varie etnie, è inevitabile rimanere spiazzato dalla realtà quotidiana. Ognuno di noi, soprattutto di questi tempi, respira un’aria abbastanza pesante: io mi trovo qui a Bergamo con ragazzi italiani, africani, sudamericani e fra di noi ci si trova bene; ma quando si parla con persone che non hanno a che fare direttamente con diverse etnie spesso si scatenano odio e paure ingiustificate.”

Come hai pensato di trasmettere il tuo messaggio?

“Il concept della canzone è quello di infondere un’aria nuova di integrazione e interazione tra le persone sia attraverso il testo, sia con le collaborazioni. Producendolo autonomamente, mi sono accorto che avevo bisogno di due voci così ho contattato la cantautrice Irene Sciacovelli che ha suonato la chitarra e Amy, una ragazza africana nata a Bergamo.”

Il ritornello ha una funzione centrale in una canzone, come è pensato quello di “Solleveremo gli oceani”?

“Ho ideato uno scambio di domande in musica tra la mia voce e quella di Irene per simulare un dialogo tra due bambini di 4 o 5 anni di varie nazionalità che, trovandosi di fronte alle reciproche somiglianze e differenze, si pongono delle domande con l’ingenuità, la sincerità e la freschezza dell’infanzia. Il mio intento è quello di dimostrare agli adulti la banalità di certi presupposti razzisti.”

Anche le immagini e il video hanno un impatto emotivo, come sono stati realizzati?

“Per le grafiche, ho collaborato con Snopsi Art, una straordinaria artista di Bergamo che fa illustrazioni. Il video, invece, è ambientato in uno dei boschi della zona di Sombreno, come metafora tra i numerosi e simili alberi che riempiono quell’area boschiva creando un suggestivo paesaggio naturale e le persone uguali tra loro, ma con una varietà che genera bellezza.”

Seguiranno altre canzoni o un EP?

“Ho inciso un piccolo EP nel 2017 intitolato “Lungo la strada”, ma per questo nuovo pezzo ancora non si sa, forse potrebbe essere qualcosa che da inizio a un altro EP, ma poi si vedrà: le canzoni non si possono programmare…”

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