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Pannelli della Magnetti Building per le facciate del teatro Donizetti fotogallery

L'azienda di Carvico specializzata nel settore dei prefabbricati, che fornirà ottocento lastre in malta per il recupero architettonico del teatro Donizetti, ha chiuso il 2018 con un fatturato pari a 51 milioni di euro, in aumento del 15% rispetto al 2017.

Ventilate, con pannelli di grandi dimensioni e piccolo spessore, realizzati con malta ad elevatissime prestazioni strutturali ed architettoniche, per una finitura esterna dall’effetto sabbiato microporoso: saranno cosi le facciate esterne del teatro Donizetti di Bergamo grazie alla riqualificazione effettuata con materiali innovativi della Magnetti Building di Carvico che dimostra come tradizione e innovazione si compenetrino nel campo dell’edilizia.

Lo attestano i numeri presentati dalla famiglia Magnetti nella sede di Carvico: l’azienda bergamasca, specializzata nel settore della prefabbricazione e attenta ai nuovi ambiti emergenti come il settore della riqualificazione e dei componenti su misura per l’edilizia e l’architettura moderna, ha chiuso il 2018 con risultati in forte crescita, registrando un valore della produzione pari a 51 milioni di euro, in aumento del 15% rispetto al 2017, un Ebdta di 3,4 milioni di euro (+71,5%) e un Ebit di 2,8 milioni di euro (+77,8%).

La società è detenuta al 100% dalla famiglia Magnetti, da sette generazioni. Dallo scorso anno Umberto Magnetti guida l’azienda come amministratore delegato. “Il percorso di crescita intrapreso nell’ultimo triennio non si arresta, e il bilancio ci dà la misura di quanto il nostro piano di business sia solido -ha spiegato Umberto Magnetti-. Oltre agli edifici prefabbricati tradizionali il nostro impegno si concentra nell’offerta di nuovi prodotti e soluzioni architettoniche all’avanguardia, che ci permettono di espandere le nostre attività realizzando commesse particolarmente complesse, tra le quali la fornitura di pannelli sottili per la ristrutturazione del Teatro Donizetti di Bergamo”.

Significativa è anche la previsione di crescita 2019 sulla base dalle commesse attualmente in costruzione e in portafoglio per i prossimi mesi, che confermano le competenze di Magnetti Building nell’ambito già consolidato delle soluzioni chiavi in mano e un sempre maggior know-how nell’ambito della riqualificazione di edifici esistenti, progetti che hanno consentito un raddoppio di fatturato dal 2016.

Da una tegola marchiata Magnetti & C. e rinvenuta dal crollo del tetto di un vecchio convento a Milano, nel 1830, si stima che l’attività della famiglia Magnetti legata ai laterizi sia possa collocare a cavallo tra il 1700 e il 1800, mentre la Magnetti & Compagni sas per la produzione di mattoni, tegole e vasi è stata costituita formalmente nel 1874. Con alle spalle due secoli di attività “la Magnetti Building -ha detto il presidente Gregorio Magnetti- oggi può essere considerata un prefabbricatore evoluto. Non un semplice fabbricatore perché non si limita a produrre componenti prefabbricati, ma è partner dei clienti nello sviluppare i progetti degli stessi, mettendo a disposizione competenze tecniche, progettuali, tecnologiche e operative, dalla progettazione alla consegna. Ci distinguiamo dagli altri attori presenti sul mercato per la capacità di concentrare tutti i processi in un unico operatore”.

A partire dal prefabbricato prefinito in calcestruzzo, cuore del suo sistema costruttivo, Magnetti Buiding ha integrato progettualità e capacità operativa per fornire soluzioni complete, chiavi in mano, a ridotto impatto ambientale: centri per la logistica, edifici con destinazione industriale e commerciale, strutture alberghiere e ricettive. Punto di forza è la propensione all’innovazione e la ricerca di materiali e applicazioni all’avanguardia, per portare nuova competenza anche negli ambiti emergenti della prefabbricazione.

“Lavoriamo oltre 100 commesse all’anno – ha continuato Umberto Magnetti – tra edifici prefabbricati, soluzioni architettoniche prefabbricate, riqualificazioni e opere di impresa per soluzioni chiavi in mano”. Più della metà delle commesse dello scorso anno ha superato il milione di euro, con il 70% legato alla costruzione di prefabbricati, il 23% al mercato delle soluzioni “chiavi in mano” e il 3% legato all’architettura innovativa.

Quattro i drivers di crescita che hanno permesso all’azienda di Carvico, dopo un momento di difficoltà vissuto nel 2013 e superato grazie ad investimenti mirati e processi di modernizzazione, una crescita costante: “La ripresa del mercato -ha spiegato l’amministratore delegato- perché Magnetti Building opera quasi esclusivamente nel settore privato con imprenditori che investono per far crescere le loro aziende; le soluzioni chiavi in mano con fatturato raddoppiato dal 2016 al 2018; la crescita in nuovi mercati precedentemente poco presenziati tra i quali la Svizzera con l’apertura filiale commerciale nel 2018 e la presenza diretta in Toscana; lo sviluppo di prodotti complessi e soluzioni innovative e la capacità di realizzare grandi edifici in tempi strettissimi”.

Magnetti Building conta 200 dipendenti comprendendo una quindicina di agenti di vendita. Considerando l’indotto diretto si superano i 300 addetti. “Dal 2016 al 2019 abbiamo assunto 35 persone, equamente divisi tra impiegati e operatori di produzione. Guardando l’occupazione femminile siamo un’azienda molto moderna perché le donne occupate sono 28, cinque unità in più rispetto a quattro anni fa. Dal 2016 a oggi è quasi raddoppiato il numero di risorse qualificate tra ingegneri e architetti mentre i giovani sotto i 30 anni sono 12”.

“Con 15 agenzie in Italia, di cui una in Piemonte aperta nel 2018 – ha detto il direttore vendite Alessandro Bestetti – puntiamo ad un numero crescente di commesse per architettura innovativa e interventi di manutenzione e riqualificazione”.

Rispetto alla riqualifica di zone industriali, per un’area extra-urbana alle porte di Losanna (Svizzera) l’azienda di Carvico parteciperà alla costruzione di otto palazzine con la fornitura di pannelli strutturali e di rivestimento. “Un’unica soluzione –ha spiegato il direttore tecnico Sergio Signorini- che contempla sia la struttura portante che il rivestimento esterno con finiture in graniglia di marmo”. In tema di restauro “per il teatro Donizetti -ha concluso il direttore tecnico- stiamo realizzando quasi ottocento lastre in malta senza l’armatura metallica, ad elevate prestazione strutturale, di cui ottanta tridimensionali, che misurano uno spessore tra i tre ed i quattro centimetri. All’interno hanno un foglio di fibra di vetro con una finitura esterna dall’effetto sabbiato microporoso. Le lastre con diverse colorazioni verranno testate dal Politecnico di Milano”.

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