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Bergamo premia chi non spreca cibo: “Come salvare quelli scaduti o in scadenza” video

Antonio Sorice, del distretto veterinario e sicurezza degli alimenti di origine animale dell'Ats di Bergamo, spiega come si può contribuire a una riduzione dello spreco di cibo.

Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato: un dato impressionante che non può non imporre una riflessione sul tema a ogni livello e che deve riguardare ogni fase della filiera, sino al consumatore finale.

spreco alimentare

Tradotto in numeri concreti, significa che 1,3 miliardi di tonnellate all’anno non arrivano mai in tavola: l’Italia fa la sua parte, con 4mila tonnellate di cibo sprecato al giorno, anche se la situazione è migliorato dall’entrata in vigore, nel 2016, della cosiddetta Legge Gadda che incentiva aziende e produttori a donare il cibo in eccesso attraverso sgravi fiscali.

Decisa a giocare un ruolo di primo piano nella realtà locale è l’Ats di Bergamo, tramite il distretto veterinario e sicurezza degli alimenti di origine animale diretto da Antonio Sorice, già presidente della società italiana di medicina veterinaria preventiva.

Antonio sorice

Dottor Sorice, i dati che abbiamo citato sono preoccupanti: ma qual è il cibo che viene sprecato?

Innanzitutto è fondamentale che si parta da quelle stime. Il cibo sprecato è quello che, pur non avendo problemi sanitari, non arriva sulle tavole dei consumatori per problemi di natura commerciale. Possono essere dovuti a eccedenze di produzione, difetti di confezionamento o problemi di organizzazione del lavoro. Oppure prodotti che vengono ritirati dagli scaffali per politica aziendale quando si sta avvicinando la data di scadenza.

Il dipartimento che dirige di cosa si occupa in particolare?

Come veterinari ci occupiamo di sicurezza alimentare, “dal campo alla tavola”. Controlliamo tutta la filiera produttiva degli alimenti di origine animale. Lo spreco sta diventando un problema mondiale di dimensioni non più accettabili e noi vogliamo far capire che la questione riguarda tutti noi, perchè tutti sprechiamo qualcosa, chi più e chi meno.

Cosa si può fare per contrastare questa tendenza?

L’Italia da questo punto di vista è una delle Nazioni più all’avanguardia ed è stata tra le prime a legiferare sul tema con la Legge Gadda che introduce misure di defiscalizzazione per gli operatori commerciali che si impegnano nel recupero del cibo. Come? Destinando le eccedenze ad associazioni che si occupano poi di donarle alle persone in difficoltà. Bergamo è da sempre terra generosa e ci sono moltissime realtà che operano in questa direzione, dalle più grandi e conosciute fino a quelle più piccole.

E voi veterinari?

Noi dobbiamo essere facilitatori di questo processo: il nostro obiettivo è quello di controllare l’idoneità del cibo che viene donato, garantendo la sicurezza alimentare di tutti. Lo possiamo fare anche dando consigli pratici sul corretto utilizzo e conservazione degli alimenti all’interno della filiera della donazione. Noi per legge dobbiamo tutelare il consumatore fino alla vendita, ma vogliamo andare oltre. Le associazioni di volontariato hanno uno spirito encomiabile ma magari non sono preparate su certi aspetti: uno dei nostri obiettivi sarà anche quello di organizzare per i loro volontari dei veri e propri corsi di formazione.

Quali sono i cibi che si possono recuperare?

Molto arriva dalla grande distribuzione. I prodotti che si avvicinano alla scadenza prima venivano tolti dagli scaffali e buttati mentre oggi, sempre nel rispetto della sicurezza alimentare, siamo in grado di recuperarli e donarli. Rientrano in questa casistica i prodotti ritirati per difetti di produzione o confezionamento e tutti quelli che hanno superato l’indicazione “da consumarsi preferibilmente entro”.

Proprio sull’attenzione all’etichetta si gioca una partita fondamentale.

Qui occorre fare una distinzione precisa, perchè tanti consumatori ignorano la differenza tra la data di scadenza e il “consumarsi preferibilmente entro”. La data di scadenza è un limite quasi inderogabile, che indica un obbligo di consumo per evitare problemi anche di natura sanitaria. Se siamo in presenza del “preferibilmente”, invece, significa che quel prodotto può essere tranquillamente consumato anche dopo il cosiddetto “Termine minimo di conservazione”, data entro la quale il produttore assicura tutte le caratteristiche organolettiche del suo prodotto. Questi ultimi alimenti possono rientrare nelle reti di distribuzione al volontariato.

Con un vantaggio anche per le aziende.

Sì, perchè tutti coloro che dimostrano di donare cibo buono ad associazioni caritative che operano sul territorio possono usufruire di riduzioni fiscali. Ad esempio il Comune di Bergamo ha aderito a questo programma.

Oltre al lavoro nella grande distribuzione, dove si può intervenire?

Pensiamo alle mense scolastiche, dove già Ats è presente con alcuni progetti. Secondo delle stime è un settore che produce uno spreco di pasta pari al 40%, del 35% sul pane. Servirebbe un intervento deciso, perchè poi sono elementi che vanno a incidere pesantemente sui costi del servizio per Comuni e famiglie. In alcune zone d’Italia si sta sperimentando la mezza porzione, che consente una miglior programmazione. Poi, ovviamente, anche nel campo della ristorazione si stanno introducendo novità interessanti finalizzate al recupero.

E ognuno di noi, nel suo piccolo, cosa può fare quotidianamente per contribuire alla riduzione dello spreco alimentare?

Per i consumatori ci sono piccoli consigli di buon senso che possono fare la differenza. Innanzitutto, come abbiamo detto, badare bene all’indicazione sull’etichetta, se c’è una data di scadenza oppure un invito al consumo preferibilmente entro un determinato termine. Poi quando si va a fare la spesa approfittare delle offerte, senza esagerare sui prodotti freschi: è facile farsi ingolosire ma poi si rischia di accumulare troppo e buttare alimenti che non riusciamo a consumare in tempo. Un’altra buona pratica è quella di organizzare al meglio il frigorifero, portando in primo piano i prodotti prossimi alla scadenza e posizionando sul retro quelli appena comprati. Nel limite del possibile cerchiamo di comprare frutta e verdura più volte alla settimana e in piccole dosi, perchè sono le categorie maggiormente inclini allo spreco. E, infine, per gli alimenti fatti in casa che riponiamo in freezer in appositi contenitori ricordiamoci di apporre un etichetta che indichi il giorno di produzione.

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