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“Aborto al sicuro”: presentata in Regione Lombardia proposta di legge con 8400 firme

In Lombardia è possibile accedere all’aborto farmacologico solamente in un ospedale su 10: la proposta di legge vuole tutelare le migliaia di donne che ancora oggi, quotidianamente, sono costrette ad affrontare l’esperienza dell’aborto in clandestinità, prive di una corretta tutela della loro salute

Nell’ambito della campagna “Aborto al sicuro”, Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani hanno presentato in Lombardia, regione nella quale è possibile accedere all’aborto farmacologico solamente in un ospedale su 10, una proposta di legge per tutelare le migliaia di donne che ancora oggi, quotidianamente, sono costrette ad affrontare l’esperienza dell’aborto in clandestinità, prive di una corretta tutela della loro salute.

“Siamo davvero soddisfatti di questo grandioso risultato e non possiamo che augurarci di replicarlo in tutte le altre regioni, così che ogni donna possa essere veramente libera di scegliere nel rispetto del diritto alla propria salute”, afferma l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni.

La proposta di legge di iniziativa popolare, a cui ha contribuito anche l’associazione radicale milanese Enzo Tortora con la raccolta di oltre 8.400 firme (quasi il doppio di quelle necessarie per il suo deposito), è quindi ora al vaglio delle Commissione Sanità e Politiche Sociali e concentra la sua attenzione su un decalogo di proposte che, a quasi 41 anni dall’entrata in vigore della sull’interruzione volontaria di gravidanza, si propongono di aiutare le donne a vedere riconosciuto il proprio diritto ad un aborto legale e sicuro.

“Secondo i dati ufficiali promossi dal Ministero, una donna su cinque in questo Paese abortisce almeno una volta nella vita – sostiene la dottoressa Sara Martelli, coordinatrice della campagna ‘Aborto al sicuro’ – Nonostante ciò, le donne si sentono spesso abbandonate e sole ad affrontare percorsi ad ostacoli, inutili viaggi, colloqui umilianti e vedendosi anche spesso negato l’accesso a procedure mediche più moderne e meno invasive. Anche per questo alcune si rivolgono a persone non abilitate o al mercato clandestino di farmaci abortivi, mettendo a rischio la propria salute. Non si può continuare a permetterlo”.

Su questa tematica e sulla scelta di presentare la proposta di legge in Regione Lombardia è intervenuta anche Barbara Bonvicini, presidente di Radicali Italiani: “Ogni giorno leggiamo notizie di Paesi in cui l’aborto torna illegale, nonostante la volontà popolare. Per questo anche la scelta dello strumento per proporre l’applicazione della 194 deve passare dalla partecipazione attiva della cittadinanza e in Lombardia sono state depositate quasi il doppio delle firme necessarie”.

Nei prossimi mesi l’iniziativa verrà replicata in altre regioni e su scala nazionale.

IL DECALOGO DI PROPOSTE CONTENUTE NELLA PROPOSTA DI LEGGE:

1. Le informazioni (procedure, accesso ai servizi) sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) saranno comprensibili, esaustive e facili da reperire anche online e per telefono.

2. Qualunque consultorio o ambulatorio regionale potrà prendere appuntamenti in ogni territorio regionale, senza imporre alla donna estenuanti ricerche o code.

3. Le attività, la qualità dei servizi e la loro omogeneità sul territorio saranno monitorate annualmente e sarà promossa l’implementazione e una maggiore efficienza dei servizi, ove necessario.

4. I consultori familiari diventeranno i primari coadiutori delle attività ospedaliere per la fruizione dei servizi di IVG e saranno riqualificati per: fornire migliore assistenza (anche grazie all’eventuale potenziamento delle attrezzature) e partecipare ad alcune fasi delle procedure di IVG (es. aborto farmacologico, oltre alla certificazione).

5. Tutte le strutture ospedaliere garantiranno la gestione dei casi urgenti in tempi brevi e certi.

6. Sarà eliminato l’obbligo di ricovero per l’IVG farmacologica grazie a day hospital a più accessi, e si potranno svolgere alcune fasi della procedura anche presso il consultorio.

7. Le strutture accreditate per le prestazioni di procreazione medicalmente assistita e di diagnosi prenatale dovranno assicurare continuità terapeutica alle donne che richiedano l’aborto in esito a diagnosi di anomalie fetali o di rischi per la paziente, accompagnando la donna nelle proprie scelte.

8. Le donne che richiedono l’IVG riceveranno, durante o subito dopo la seduta, una consulenza contraccettiva e, se richiesto, saranno forniti e/o applicati gratuitamente contraccettivi (inclusi quelli a lungo termine) presso l’ospedale.

9. Alle donne che non riescono a reperire farmaci contraccettivi di emergenza sarà fornita assistenza per immediato reperimento.

10. La Regione istituisce e finanzia corsi di formazione e di aggiornamento sulle tecniche chirurgiche e farmacologiche di interruzione della gravidanza, sulla contraccezione, nonché su tematiche epidemiologiche, psicologiche e sociologiche correlate.

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