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“Vasco Rossi, in te ogni generazione trova un senso”

Un concerto di Vasco Rossi è questo: un incontro di anime diverse, di generazioni distanti fra di loro, che si ritrovano sotto le stesse parole, gli stessi significanti a cui ognuno dà il valore in base alla sua esperienza

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Siamo sinceri, quando si parla di concerti tutto è bello.

Bello nel vero senso della parola: dall’ansia di comprare i biglietti, dalla preparazione, dai numerosi chilometri fatti in macchina o in treno, dalle attese infinite, fino ad arrivare al momento cruciale: l’inizio dell’evento. In alcuni casi però, se utilizziamo il termine bello – ormai sfruttato e consumato dagli usi più disparati – riduciamo un’esperienza che in molti casi va al di là delle semplici canzoni cantate dal vivo. Con i grandi nomi della musica, il concetto di concerto fa un passo in più, sale di livello, diventando una festa, un incontro, una tradizione. Quando si va a vedere musica dal vivo, non si tratta solamente di un’esperienza univoca dal palco alla platea, ma di un dialogo, di una condivisione: il cantante ha qualcosa da dire e il suo pubblico è pronto ad ascoltarlo e farsi ascoltare a sua volta. In un rito che assume la funzione catartica all’altezza del compito della tragedia descritta da Aristotele. Forse questo potrebbe spiegare il motivo per cui dopo ancora tanti anni, Vasco Rossi sembra assolutamente non perdere un colpo.

Il cantante emiliano continua a riscrivere la storia, realizzando ben sei sold-out a San Siro, mostrando che l’Italia ha ancora una voglia immensa di sentire cosa ha da dire Vasco Rossi.

Fin dal primo pomeriggio, il clima è di vesta. I fan aspettano l’apertura dei cancelli davanti alle numerose bancarelle che vendono cibo, magliette, cappelli, fasce… mentre nell’aria risuonano dalla radio le note delle canzoni più famose di Vasco. La festa è solamente all’inizio: sul palco si succedono vari intermezzi, tra cui la performance del cantante e chitarrista americano Jameson Burt, fino alle 20:45. Il concerto inizia: Vasco fa il suo ingresso sul palco sulle note di Qui si fa la storia: fin dal primo momento il pubblico non perde una parola e accompagna il cantante e la band lungo tutto il corso della scaletta, composta, proprio per l’occasione, dai grandi classici fino alle più recenti. Cosa Vuoi da me, Ti Taglio la Gola, Buoni e Cattivi: Vasco chiama e San Siro risponde.

La performance prosegue e l’aria di festa è più viva che mai: c’è chi canta, chi balla, chi per l’emozione osserva estasiato lo spettacolo che gli si para davanti.

Nessuno sta fermo e urla a squarciagola i suoi pezzi, le sue frasi, le sue parole. Perché quelle parole, scritte e poi cantante, diventano parte di noi, della nostra quotidianità, arricchite da quel particolare significato che solo noi siamo in grado di darle. Chi intonando Vivere, non si è ricordato di quei momenti in cui avrebbe davvero voluto gridare “Oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento”, perché la vita è così non si ferma mai, anche se alcune volte vorremmo avere la possibilità di premere il tasto pausa.

Oppure con C’è chi dice di no, ci chiediamo cosa stia succedendo al nostro mondo, dove il valore di un uomo sembra sempre di più scomparire “C’è qualcuno che non sa più cosa è un uomo”, ma poco dopo con forza affermiamo che ci siamo, esistiamo, abbiamo valore. E così San Siro urla “Io sono un uomo”. Un messaggio che oggi più che mai deve essere ascoltato.

Perché alla fine un concerto di Vasco Rossi è questo: un incontro di anime diverse, di generazioni distanti fra di loro, che si ritrovano sotto le stesse parole, gli stessi significanti a cui ognuno dà il valore in base alla sua esperienza. Partecipare a un’esperienza di questo genere significa portare con sé la propria vera essenza: la storia. Perché noi uomini siamo fatti di questo: di storie in ogni forma. Storie con cui siamo cresciuti, che ci hanno formato e che ci rendono quello che siamo oggi, in questo preciso istante. Sono le vicende che ci portiamo dietro, che accadono perché accade la vita, che lo vogliamo o meno. E in questo sta la forza di Vasco: quella di aver trovato un modo di dare voce a ogni tipo di esperienza, a ogni tipo di età. I primi amori, i primi tradimenti, le delusioni, le vittorie, il divertimento e le grandi domande che tutti noi ci poniamo davanti alla vita e che ci rendono tutti umani. Attenzione, lui non dà la risposta o tantomeno si presenta come rimedio per tutto quello che è stato detto in precedenza.
Anzi, lui si pone al nostro livello: un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti, con i suoi lati elevati e più grotteschi. Ed è proprio in questa dimostrazione di umanità che noi sappiamo trovarci, capirci e ascoltarci.

Perché non si tratta solamente di entrare con gli altri, ma anche di conoscere se stessi sempre un po’ di più.

Il concerto si conclude come di consueto sulle note di Albachiara e tra i coriandoli e i fuochi d’artificio Vasco saluta il suo pubblico con un “Ce la farete tutti!”.

E sì caro Vasco, ce la faremo tutti, ma forse sarà anche per merito tuo.

E per questo non possiamo dirti che Grazie!

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