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Scaglia: “Milano si è rilanciata con l’Expo, ora tocca a Bergamo” video

Il presidente di Confindustria pensa a un maxi evento per far conoscere al mondo la nostra provincia

I sogni di Confindustria non sono certo in un cassetto. Diventano idee e progetti che si spalancano sul futuro. Magari non molto lontano. Anche se da un anno all’altro la situazione cambia, Stefano Scaglia, presidente degli industriali di Bergamo non nasconde il suo pratico ottimismo e la sua voglia di rilanciare.

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Un anno fa era fiducioso con un’industria bergamasca che era lanciata sulla ripresa. Dodici mesi dopo a che punto siamo?
“Un anno fa si guardava al futuro con un’altra prospettiva, c’era più serenità e c’era un’attesa. In un anno è cambiato il mondo ed è cambiata l’Italia. Anzi, l’Italia ha frenato ancora più di altri Paesi”.

Le cause di queste frenata dove le individua? A livello locale, nazionale o mondiale?
“Motivazioni locali mi sentirei di escluderle. Risentiamo senza dubbio di un’aggressività commerciale e da misure come i dazi che non hanno mai portato a nulla. Finché c’è stata l’Europa delle nazioni ci sono state guerre ogni 5 anni, con L’Europa unita e la pace abbiamo avuto una crescita e un benessere condiviso e diffuso. Così come con l’integrazione del blocco dei Paesi dell’Est che è avvenuto in 25 anni è dimostrato uno sviluppo e un benessere. Per quanto poi riguarda l’Italia, le politiche economiche di questo governo non sono di certo a favore dell’impresa, del lavoro e della crescita”.

Siamo a 50 chilometri da Milano, una città-stato che viaggia da sola e in controtendenza al Paese. Anche Bergamo con la sua industria e i suoi numeri in fatto di occupazione ed export potrebbe essere una città-stato?
“Mi piacerebbe che Bergamo fosse una città-stato per la manifattura avanzata come Milano lo è per il terziario e ultimamente anche per il turismo. Milano viene riconosciuta a livello internazionale per ciò che è e per quello che sta esprimendo. Bergamo fa ancora fatica ad esprimere la propria identità, le proprie capacità, per ciò che è. Milano ha fatto fatica e ce l’ha fatta grazie all’Expo che gli ha dato una spinta fortissima. Per Bergamo sarebbe bello capire quale potrebbe essere l’occasione per mostrare il suo valore, la sua identità, l’eccezionalità che costituisce. Credo sia questo il punto chiave su cui Confindustria Bergamo lavora e cerca di trovare il consenso di istituzioni, enti e associazioni. Crediamo che concordare su questa visione e lavorare tutti in quella direzione con dei provvedimenti, attività, progetti coerenti tra loro, possano proiettare all’esterno un’immagine coerente della nostra terra”.

Pensa ad un evento di grande livello?
“Sì, servirebbe un’occasione internazionale. Un grande evento collegato all’identità di Bergamo. Che per noi di Confindustria è un’identità che punta al manifatturiero avanzato, integrato ai servizi e che guarda all’internazionalizzazione. Questo è l’asse principale sul quale lavorare e che poi trascina con sé turismo, turismo commerciale, turismo di business, commercio, agricoltura perché comunque il manifatturiero avanzato è anche trasformazione agricola. Un evento che guarda anche all’ambiente, perché il nostro è un manifatturiero avanzato e sostenibile che punta ad attrare investimenti, persone e talenti. Per questo le tematiche ambientali e la sostenibilità sono centrali. Accanto a questa vision c’è un fil rouge di tante altre situazioni che non sono esclusive. Una Expo per Bergamo è troppo difficile, ma un evento internazionale che possa dare questo scatto è importante per il nostro territorio. Certo è un lavoro di squadra che deve vedere protagonisti il Comune di Bergamo, la Camera di Commercio, la Provincia, l’aeroporto e tutta una serie di istituzioni, enti ed associazioni. Se questo è il messaggio che vogliamo trasmettere bisogna che tutti insieme lavoriamo a questo evento che deve vederci uniti. Ognuno deve contribuire per la proprio parte”.

Un evento importante ha bisogno anche di tempi lunghi.
“Io non penso a domani. Immagino un progetto da realizzare fra 5 anni, per ora dobbiamo trovare e lanciare l’idea sulla quale lavorare per aiutare Bergamo a collocarsi, con la propria identità, in un quadro internazionale”.

Quindi lancia questa idea?
“È sicuramente un tema su cui lavorare per capire come dare la visibilità che si merita Bergamo e il nostro territorio. Si deve partire da un’idea chiara per poi comunicarla. L’immagine che ho in mente per Bergamo non può essere che l’innovazione, lo sguardo al futuro, l’apertura al mondo, alle connessioni, alla valorizzazione delle persone e delle conoscenze. Questi sono i temi su cui occorre lavorare. Quando si parla di persona si parla di cultura, ambiente e di conseguenza di tanti altri contesti”.

Stefano scaglia

Torniamo alla politica italiana, il Governo sta discutendo dei Minibot.
“I minibot sono figli dell’illusione, di una politica che non risolve i problemi in maniera definitiva e strutturata, ma che cerca di dare delle soluzioni di cortissimo termine rimandando e creando problemi ancora più grossi per chi verrà. Nel momento in cui questi minibot inizieranno a circolare sarà impossibile per chi vorrà rimborsarli, quindi rimarranno in circolo. Così aumenterà la tentazione di pagare non solo le imprese, ma di saldare anche gli stipendi della pubblica amministrazione, perché a quel punto circolerà una moneta parallela che si svaluterà rapidamente. I minibot sono una scorciatoia di brevissimo termine come tutte quelle create da questo governo che, ahimè, non ha il coraggio di dire le cose come stanno”.

Sarebbe favorevole ad introdurre un salario minimo?
“Non vedo la necessità di stabilire per legge un salario minimo, questi sono ragionamenti che nel mondo dell’industria vengono già affrontati nei contratti collettivi”.

Ci sono molti giovani con un lavoro sottopagato.
“Ci sono delle situazioni che non vanno bene e vanno combattute. Devo però precisare poco riscontrabili nel mondo dell’industria. Partendo da questo non posso che definire deprecabili queste situazioni di sfruttamento”.

Queste situazioni “deprecabili” sono dovute all’assenza di alcuni forme di contratto?
“No e credo che certe cose siano difficili da stabilire per Legge. C’è un’etica dell’impresa e chi non rispetta il lavoro, riconoscendolo economicamente, è ingiusto e scorretto. C’è poi il tema importante della disoccupazione giovanile che a Bergamo è un po’ un paradosso perché da una parte ci sono imprese che necessitano di mano d’opera e dall’altra ci siano giovani che non siano disponibili a partire dall’offerta che c’è. Un tema su cui, come Confindustria, vogliamo lavorare perché ci sono molte risorse che non vengono utilizzate”.

Poi ci sono i giovani che fuggono all’estero…
“Sicuramente all’estero trovano condizioni economicamente più vantaggiose, ma la vita costa molto di più a Londra che a Bergamo. Poi magari a Londra i giovani fanno i baristi e qui non si capisce perché c’è questa dicotomia: all’estero si è disponibili a svolgere certi lavori e a casa propria no. Non si deve poi dimenticare che in Italia il costo del lavoro è troppo alto, abbiamo un cuneo fiscale che pesa sull’impresa: se un lavoratore percepisce 1.200 euro, altrettanti vanno versati allo Stato”.

Stefano scaglia

Come presidente di Confindustria Bergamo se dovesse avanzare una richiesta alla politica che cosa chiederebbe?
“La cosa che secondo me interessa tutti è un tema di toni, di parole, di modi di esprimersi e di rispetto che credo sempre più viene a mancare e che sempre più sta intaccando il rapporto tra persone. L’esempio che la nostra classe dirigente sta dando è un esempio di aggressività, di individualismo, di rottura delle regole, di disprezzo di quello che è il convivere civile. Tutto ciò è estremamente negativo. Anzi è più negativo di qualsiasi provvedimento economico. Perché poi tutti si sentono autorizzati a tutto, alla volgarità di linguaggio tra persone, alla mancanza di rispetto delle competenze e questo si ripercuote anche a scuola. Se potessi avanzare una richiesta alla politica chiederei un atteggiamento serio, rispettoso, qualificato e corretto per ridare autorevolezza e serietà”.

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