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Libri da leggere per diventare grande: gli horror di Stephen King

"Il libro che ho scelto di presentare oggi è opera sua, e si intitola Joyland": nuova puntata della rubrica a cura della 14enne Livia

Sono sempre stata un’appassionata di horror, si sa.

Per quanto riguarda le mie prime letture, ho iniziato con Allan Poe. Ricordo di aver apprezzato, fin da piccola, buona parte dei suoi racconti. Fu mio padre a indirizzarmi verso questo genere: solo più tardi conobbi e apprezzai altri scrittori e poeti.

Uno dei primi fu proprio Stephen King, mi piacque fin da subito. Per un periodo mi interessai in maniera particolare alla sua vita. Ai tempi comprai infatti numerose biografie dei miei autori, attori, registi e produttori preferiti: Kubrick, Burton, addirittura Depp, lo ammetto.
È interessante ricondurre il loro passato alla opere attuali e, più in generale, alla vita adulta.
Stephen, per esempio, da bambino, giocando con degli amici in prossimità di una stazione, vide morire davanti ai propri occhi uno dei suoi compagni, capitato nel momento peggiore fra i binari di un treno in corsa.

Il libro che ho scelto di presentare oggi è opera sua, e si intitola Joyland. Avendo già letto i più noti, scelsi di provare con qualcosa di relativamente nascosto.
Non avendo mai avuto troppo tempo a disposizione il pomeriggio, ho preso l’abitudine di leggere sempre alla sera. Solitamente le storie che scelgo non mi creano troppi problemi, ma in questo caso dovetti ricredermi.
Senza dubbio l’atmosfera cupa della notte ha fomentato, pagina dopo pagina, il mio terrore. Più precisamente, ricordo di essermi sentita osservata, dall’alto e dai lati. Il silenzio era rotto solo dal battito del mio cuore, via via sempre più pesante.
Il protagonista del romanzo, David Jones, studente dell’università, ragazzo impacciato, perennemente in pena d’amore e senza un soldo bucato sceglie di trascorrere l’estate in servizio in un parco divertimenti. Un luogo magico, pieno di gioia e di sorrisi. Copre spesso sotto il sole cocente il ruolo di mascotte, travestendosi da cane e girovagando per le via principale, sotto gli occhi ammirevoli dei bambini e quelli soddisfatti dei più grandi.
Proprio lo stesso parco però , tempo prima, fu teatro d’un assassinio. Un uomo losco e con uno strano tatuaggio su una mano uccise infatti, nel “Tunnel del terrore”, la sua accompagnatrice: una ragazzina più piccola e ignara del proprio destino, che scegliendo di seguirlo andò incontro alla propria morte, e il quale spirito, si narra, vagabonda imperterrito in giro nel parco.
David fa la conoscenza nel frattempo di una bellissima donna, Annie, che vive assieme al figlio su una villa affacciata sul mare: è una ragazza ribelle, figlia di un ricco cristiano, brava con le armi e indubbiamente affascinante. Assieme indagano sull’assassinio e sull’identità mai svelata dell’uomo, che alla fine si scoprirà essere il più improbabile dei sospettati.
Contrariamente ad alcuni romanzi di Stephen lo stile usato rende la lettura piuttosto scorrevole e diretta. Si lasciano impliciti molti indizi, che nascosti, culminano in un colpo di scena finale.
È un libro che consiglio solo ai più coraggiosi e agli amanti dell’horror. Prendevi del tempo dedicato durante la giornata, e non commettete l’errore di aspettare fino a sera. Per chi dovesse scegliere però di correre il rischio, la musica in questi casi è una buona accompagnatrice.

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