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Animali investiti: come ci si comporta e cosa si rischia per l’omissione di soccorso

L’omissione di soccorso verso animali investiti risulta una condotta punita sempre a titolo amministrativo: la situazione si aggrava se l'animale dovesse morire.

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L’omissione di soccorso verso animali investiti risulta una condotta punita sempre a titolo amministrativo.

In particolare, l’articolo 189 del codice della strada, al comma 9 bis, stabilisce infatti che gli utenti della strada che abbiano cagionato un incidente dal quale sia derivato un danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, sono tenuti a fermarsi e a garantire un intervento di soccorso tempestivo.

In assenza di tale pronto intervento, il rischio è di dover pagare una sanzione amministrativa di importo compreso tra 413 e 1.656 euro.

Così recita il comma 9 bis dell’art. 189 Cds: “L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno. Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 410 a euro 1.643”.

Il predetto articolo è stato introdotto dalla L. 120/2010 e, prima dell’introduzione di questa norma, il fatto non era punito a nessun titolo, per questa ragione la nuova normativa ha fatto esultare tutte le associazioni di protezione animale che hanno ravvisato in tale cambiamento uno spiraglio di mutamento della visione dell’animale, da oggetto ad essere vivente e senziente.

Analizzando la citata norma si evince che l’obbligo di soccorso non grava solo sul soggetto che ha cagionato l’incidente, ma anche su chi sia stato coinvolto in esso: “Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso. Chiunque non ottempera all’obbligo di cui al periodo precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 82 a euro 328”.

Il testo dell’articolo 189, comma 9 bis, c.d.s. parla di animali d’affezione, da reddito o protetti, con ciò inglobando una vasta casistica in cui il pronto soccorso è necessario. Non si parla, infatti, solo di cani e gatti, ma potenzialmente anche di tartarughe, rettili, conigli, galline, mucche e così via.

Con riguardo al comportamento da tenere nei casi di specie è necessario sottolineare che occorre fermarsi immediatamente e accertarsi dello stato di salute dell’animale.

Il passo successivo è quello di contattare i servizi veterinari delle Ats, il Corpo Forestale dello Stato, i Carabinieri, la Polizia di Stato o le Polizie Municipali, Locali o Provinciali, i Centri di recupero fauna selvatica o, eventualmente, uno studio medico veterinario vicino.

La prassi per approcciare l’animale incidentato è quella di avvicinarsi lentamente, e, qualora chi è stato contattato, non possa intervenire tempestivamente, seguendo le indicazioni ricevute, è doveroso trasportare l’animale, con le dovute cautele, al centro veterinario più vicino. Di regola, il medico veterinario presterà le cure all’animale ferito avendo il dovere di assistenza previsto dall’articolo 16 del Codice Deontologico statuito per la categoria: “Il Medico Veterinario ha l’obbligo, nei casi di urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza”.

Ciò che si raccomanda è evitare interventi improvvisati sugli animali, qualora non ci sia un’esperienza alle spalle: il rischio è quello di peggiorare le condizioni di salute del quadrupede.

Cosa succede se non si presta il soccorso dell’animale ed il poverino sfortunatamente muore?

L’omissione di soccorso di animali si trasforma in reato.

Nell’ipotesi in cui sopravvenga la morte dell’animale dovuta al mancato soccorso e, pertanto, derivata dalla condotta omissiva dell’investitore, è possibile configurare il grave reato di uccisione di animali, ex art 544-bis, punito con la reclusione da quattro mesi a due anni.

Secondo i giudici, il reato di uccisione di animali può essere cagionato sia tramite una condotta attiva, sia mediante una condotta omissiva, come può esserlo appunto quella di chi, avendo cagionato un incidente stradale oppure essendone rimasto solamente coinvolto, non si adoperi per aiutare l’animale da affezione bisognoso di soccorso.

La Corte di Cassazione (sent. n. 29543 del 09.06.2011) non ha dubbi: l’automobilista che, dopo aver accidentalmente investito un animale domestico, ometta, senza giustificazione alcuna, di prestare soccorso, impedendo altresì ad altre persone di prestare all’animale le dovute cure, può essere chiamato a rispondere del reato di uccisione di animali.

Non è da escludere, poi, che se dall’omissione di soccorso di animali derivi non la morte, ma il ferimento dello stesso, si integri l’ipotesi delittuosa di maltrattamento di animali, ex art 544-ter, punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da cinquemila a trentamila euro

In definitiva, oltre alla sensibilità che dovrebbe muovere ognuno di noi nel soccorrere un animale investito occorrerebbe tenere a mente il rischio di dover incorrere in salatissime sanzioni e nel peggiore dei casi nella commissione di reati, anche se la priorità dovrebbe averla la vita e la salute dell’animale.

*Avv. del Foro di Bergamo – Cassazionista – con studio in Via Scotti nr 6 a Bergamo.

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