Quantcast
Case di riposo, ancora rincari: in un anno fino a 427 euro in più - BergamoNews
Bergamo

Case di riposo, ancora rincari: in un anno fino a 427 euro in più

Il report della Cisl. In aumento i posti solventi, quelli più onerosi per le famiglie perché completamente a loro carico: + 36%

Continuano ad aumentare le spese a carico delle famiglie per il ricovero di un anziano nelle case di riposo. A Bergamo gli ultimi rincari vanno in media da 0,76 a 1,17 euro al giorno, dai 277 ai 427 euro l’anno. È quanto emerge dal rapporto ‘Non autosufficienza e Rsa’, a cura del Dipartimento Welfare Fnp Cisl Lombardia.

Costi senza dubbio superiori alle spese necessarie all’ingaggio di una badante. A Bergamo per una giornata di degenza bisogna spendere un minino di 57,11 euro fino a un massimo di 66,37. La retta mensile va da 1.737 a 2.019 euro, da 20.844 a 24.228 euro annui. E stiamo sempre parlando di valori medi, perché prese singolarmente le tariffe delle strutture rischiano di essere ancor più proibitive.

Il raffronto con quelle del 2013 mostra un incremento delle minime pari all’8,21 per cento in cinque anni, quello delle massime del 7,53 per cento. Cifre elevate, seppur al di sotto della media regionale: Bergamo, ad esempio, è mediamente più cara della vicina Brescia, ma molto più economica di Brianza e Milano.

grafico rette

Ci sono poi le liste d’attesa, spesso un altro ostacolo sulla strada d’accesso alle Rsa. Secondo il rapporto, tre Ats hanno una media oltre le 150 persone in attesa: tra queste Bergamo, poi Brescia e Brianza. Due oltre 100 (Montagna, Milano) e le altre tre Ats meno di 100 persone (Insubria, Pavia, Valpadana).

Altro capitolo è quello relativo ai posti letto. A Bergamo sono 6.190 quelli autorizzati: 103 in meno rispetto al 2017 (si tratta dei posti che hanno l’ok all’esercizio della prestazione sociosanitaria da parte di Regione Lombardia). Quelli accreditati sono 6.095, in aumento di circa 30 unità (ovvero in possesso dei requisiti per prestazioni aggiuntive). Sono infine 5.440 i posti letto a contratto (riconosciuti dalla Regione tramite regolare contratto e finanziati, in parte, dal Fondo Sanitario Regionale): 21 in meno.

A livello regionale sono 63.480 i posti letto autorizzati, 311 in meno. Anche se a calare sono soprattutto i posti letto contrattualizzati, quelli con le rette più vantaggiose per le famiglie. “Per riequilibrare la domanda, molte Rsa hanno ritenuto utile aumentare l’offerta proponendo i posti letto solventi, aumentati di 1.167 unità e arrivati a un totale di 5.350 – osserva Emilio Didoné, segretario generale Fnp Cisl Lombardia -. Un’ulteriore opzione per gli anziani che non dovessero trovare posto in altro modo nelle Rsa, anche se sono quelli più onerosi per le famiglie perché completamente a loro carico”. A Bergamo, in un anno, sono passati da 456 a 622.

grafico rsa

Secondo Emilio Didonè è necessaria “una razionalizzazione dell’intero sistema socio sanitario, con una legge nazionale quadro e fonti di finanziamento certi, come da tempo sostengono i sindacati nazionali confederali dei pensionati”. A proposito dei dati lombardi “la quota sanitaria che la Regione paga per i posti letto a contratto è inferiore a quanto previsto dalla legislazione vigente e inadeguata al livello di assistenza sanitaria che viene fornito nelle strutture Rsa”, ragion per cui “andrebbe incrementata la quota coperta dal Fondo Sanitario Regionale”.

La sfida della non autosufficienza, secondo il segretario generale Fnp Cisl Lombardia, ha tutte le premesse per diventare una vera “bomba sociale”. “L’aspettativa di vita cresce in Italia, ma aumentano gli anziani malati e malati gravi. Se guardiamo al futuro, sappiamo che le generazioni prossime saranno composte da un numero sempre minore di figli, con stipendi più bassi. Come potranno queste famiglie, da sole, farsi carico dei loro anziani?”.

commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI

Per favore, disabilita AdBlock per continuare a leggere.

Bergamonews è un quotidiano online gratuito che non riceve finanziamenti pubblici: l’unica fonte di sostegno del nostro lavoro è rappresentata dalle inserzioni pubblicitarie, che ci permettono di esistere e di coprire i costi di gestione e del personale.
Per visualizzare i nostri contenuti, scritti e prodotti da giornalisti a tempo pieno, non chiediamo e non chiederemo mai un pagamento: in cambio, però, vi preghiamo di accettare la presenza dei banner, per consentire a Bergamonews di restare un giornale gratuito.
Vuoi continuare a leggere BergamoNews senza pubblicità? Scopri come su bergamonewsfriends.it