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Quando l’amore supera le distanze: in Ucraina con Benedetta e Dimitri

Continuiamo a viaggiare e raccontare l'amore tra le coppie miste italiane con il terzo capitolo tratto dalla tesi di Martina, studentessa Unibg

Ci sono altri aspetti di questo genere?
Il fatto di sorridere mi ha colpito di più, perché l’idea di sorridere per trasmettere un tuo stato d’animo e non per infondere tranquillità o sicurezza all’altra persona mi ha davvero molto colpito. A parte ciò, lo prendo sempre in giro sul senso dell’ironia, che secondo me è davvero scarso… Ad esempio tu sei a tavola con i suoi, dici una battuta e ti guardano in tre… “Guarda che sto scherzando, scusa, scusa”.
Un’altra cosa su cui viene preso in giro non solo da me, è l’abbinamento dei gusti, dei piatti: “prendo la carbonara e il contorno” [ride] e io l’ho guardato dicendo “ma cosa stai facendo?!?” E lui “e ma non si può prendere un contorno e un primo?”. Culturalmente da loro si porta in tavola tutto insieme, non c’è la distinzione delle portate. Sembra una banalità, però davvero ti sorprende se ti fermi a pensare; infatti, anche sua mamma mi diceva “ma devo portare prima la frutta e il dolce o viceversa? Perché quando ci sei tu…” [ride] Quindi queste sono le differenze.
Anche il fatto di non avere tutto: è una delle situazioni più particolari in cui mi sono trovata quando ci siamo conosciuti, lui faceva il cameriere, quindi una sera era molto tardi, tipo le due di notte, e mi chiede “vuoi dell’ananas?” E io “no, grazie” [ride] “ma come non lo vuoi?!? Guarda che è già tagliato a fette, è zuccherato, ed è solo settembre!” Io gli dico “Ma come è solo settembre?” È settembre e già c’è l’ananas! Da noi lo trovi solo a dicembre, a Natale”. Questo mi ha fatto riflettere, noi abbiamo tutto, loro hanno un entusiasmo tale che alla fine penso anche di averlo mangiato [ride]. Tutta questa gioia per l’ananas sciroppato a settembre. Quindi anche questo ti fa capire che devi avere un approccio molto diverso con tante cose…
Anche il non essere abituato ad avere un contesto democratico, fa nascere una reale difficoltà a prendere delle decisioni, perché sei molto abituato che ti si diano degli ordini e tante volte certe figure sono ingerenti, infatti ha un pessimo ricordo degli insegnanti come delle figure estremamente dittatoriali, mentre noi adesso viviamo in una società in cui è vero che l’insegnante ha potere, ma lo studente viene tutelato… Il fatto che l’individuo ha potere decisionale, libertà di espressione, questo è ciò che secondo me a lui è mancato di più e che poteva fare la differenza sostanziale in determinate situazioni.
Una cosa che ho molto apprezzato nell’avere una relazione con lui è che avendo tante differenze, tendi a conoscere meglio te stesso e ad apprezzare alcuni lati del tuo carattere, della tua cultura, della tua nazione. Io ero molto più negativa nei confronti degli italiani prima di conoscerlo, adesso lo sono meno. Ci sono aspetti molto negativi, che non sono solo degli italiani, ma più in generale dell’occidente, ma ci sono anche tanti aspetti positivi; ad esempio questa capacità di rompere il ghiaccio, di abbattere le barriere che ha il popolo italiano è un enorme punto di forza e non è così facile.
In generale ho notato che loro tendono ad osservarti, la popolazione ucraina ti osserva se non ti conosce, che è una cosa che ti mette estrema ansia, cioè io mi ricordo il primo periodo che andavo al ristorante e vedevo lui che mi fissava in un modo, il mio primo impatto è stato “questo che cosa vuole, continua a guardarmi malissimo”, e invece lui stava pensando a come chiedermi di uscire [ride]
Questi sono aspetti che si notano, poi man mano che vivi la relazione si presentano in tantissime circostanze… Quella del cibo è una banalità, però vedi gli abbinamenti di gusto particolari e ti rendi conto che anche quello è abitudine, è come sei cresciuto, la cultura… È tante cose. Da loro si mangiano cibi insipidi, quindi lui non si rende conto quando la pasta non è salata [ride], che per me che sono italiana… È interessante come il gusto venga influenzato dal tuo percorso culturale, ti abitui a qualcosa. Quindi il mio ragionamento è: ti abitui alla pasta senza sale, ti abitui anche alla vita sotto una dittatura per anni, molto preoccupante. A volte è preoccupante quanto la mentalità di una persona possa essere influenzata da una certa educazione e anche da determinate figure. Ad esempio, una cosa che mi stupisce è che la figura del rivoluzionario non viene mai vista positivamente nella cultura ex sovietica, mentre per l’occidente il rivoluzionario è un eroe per forza! Pensa anche solo ai partigiani, i patrioti… Chi sfida l’ordine costituito per andare a costruire qualcosa di nuovo, battersi per una causa, anche sfidare chi è al potere per certi versi diventa qualcosa di positivo. Se non è così capisci che arrivare alla rivolta è molto più difficile. Ragionandoci ti rendi davvero conto di tante cose, quando mi sono sentita dire “voi occidentali” sono rimasta davvero scioccata, è stato un ribaltamento del mio punto di vista. È anche bello capire come ti vedono: ci concentriamo molto sugli stereotipi che abbiamo e non pensi che ce ne sono tantissimi anche da fuori.

Su cosa vi capita di discutere più spesso ultimamente?
Prima l’argomento di discussione base era il nostro voler costruire qualcosa insieme. Per me se porti una relazione ad un certo livello poi devi voler costruire qualcosa e questo è un fatto molto, molto personale. Adesso devo dire è un periodo stranamente tranquillo, perché siamo due caratteri abbastanza forti che tendono a discutere spesso.
Quello che ti direi che è cambiato anche nella discussione è quest’idea di riparare; arrivati ad un certo punto se n’è reso conto anche lui, per me l’idea di perdere quello che è stato fatto fino ad adesso per una lite, che può scaturire da un comportamento negativo, una riposta che è risultata sgradevole, uno dei due che non ha fatto qualcosa… Lui mi dice “l’idea di perdere tutto per una banalità simile mi sembra davvero una follia”.

Raccontami il momento che ti ha reso più felice da quando siete insieme
Un fatto che è avvenuto recentemente, era la sera di San Valentino se non sbaglio, tornavamo a casa e stavamo parlando dell’amministrazione delle finanze a casa: una cosa su cui discutiamo spesso è che io sono molto precisa, se mi sposti una penna me ne rendo conto, lui invece è un po’ più evanescente, non ci sa molto fare con il denaro; non so se sia un fattore personale o se sia un fattore culturale, non l’ho ancora ben capito però se lui ha 100 spende 96, io invece sono una molto parsimoniosa. Lo stavo rimproverando e lui mi dice “ho davvero cambiato la mia mentalità da quando sto con te perché hai ragione”. Non è “hai ragione” che mi interessa anche se l’ho sentito una volta e non lo sentirò più per i prossimi dieci anni [ride] però è l’idea che lo stare con me lo ha fatto riflettere su alcuni punti, per me è stato molto importante.
La sera che ho deciso di stare con lui, ci stavamo frequentando ma io ero ancora insieme al mio ex ragazzo e lui mi ha raccontato la sua storia, le tappe importanti della sua vita fino ad adesso e io ho proprio pensato che bisognerebbe vivere così, bisognerebbe vivere superando tutto, mantenendo la positività. Quindi davvero la positività che ho adesso nell’affrontare la vita viene da lui, sicuramente, sia personalmente che culturalmente.
Vedere come superare situazioni che a noi italiani demolirebbero, è stato molto utile. Io ho una sorella che è molto problematica, è in cura per anoressia e vedere una ragazzina che ha avuto tutto e che potrebbe vivere la sua vita appieno, che si demolisce per ogni cosa, Confrontata alle situazioni che può avere superato lui o che può aver superato la sua famiglia, da un lato mi fa arrabbiare, dall’altro mi induce a pensare che la felicità è un dovere morale e bisogna essere grati per quello che si ha, detto in maniera del tutto laica e senza appigli a nessuna fede religiosa.

Cosa vi piace fare insieme?
È una relazione molto basata sul cibo devo dire [ride] adoriamo condividere il gusto, siamo entrambi abbastanza edonistici da questo punto di vista. Quello che amiamo condividere di più sono le situazioni conviviali, sia con amici che da soli.
Quello che pensiamo sempre è che quando ci siamo conosciuti abbiamo vissuto un anno di relazione potendoci vedere solo di notte, quando lui aveva finito di lavorare e alle 2 di notte non c’è niente da fare, dove vai? Lui tra l’altro prima viveva in una casetta minuscola, era 25 mq, era una stanza e noi abbiamo ricordi di queste notti lunghissime trascorse a parlare, in cui alla fine non potevi fare niente se non parlare, mi ricordo queste chiacchiere infinite davanti alla finestra, magari bevendo un bicchiere di vino o guardando l’alba… Tutte le albe della mia vita le ho viste con lui [ride] perché nelle altre dormivo. Il non avere bisogno di niente da mettere in mezzo è qualcosa che amo molto di lui, quando hai davvero poco tendi a riempire con quello che c’è dentro di te, quando non hai occasioni per occupare il tempo, per occupare i vuoti, i silenzi, tiri fuori da te determinate risorse, ed è quello che si creava anche in quei momenti, non avevi altro se non la parola.
Quando penso alla relazione con lui penso che sia il punto dove dovevo arrivare, anche la persona che sono adesso è grazie a lui, penso che mi abbia insegnato molto, ed è per questo che credo che il momento di cui ti parlavo sia uno dei momenti più felici, ho capito che gli avevo trasmesso qualcosa; lui ha scolpito molto il mio modo di pensare, tante convinzioni che ho adesso derivano dalla relazione con lui. Quando ci siamo conosciuti mi aveva fatto ascoltare una canzone che diceva ad un certo punto “sono felice a causa mia, sono io che mi rendo felice, non importa dove sono” e ho pensato “ma sei tu questa persona!” È stato un modello per trovare la felicità, crearsi la felicità, perché non sempre arriva da fuori, se viene da fuori ti può essere tolto e credo che lui l’abbia imparato a sue spese, mentre io l’ho imparato da lui, non ho mai subito particolari mancanze nella mia vita, particolari perdite… Però capisco perfettamente come si possa essere sentito lui e quanto possa essere grande la capacità di recuperare, di costruire ogni volta un pezzo che possa andare a riparare tutto quello hai perso, vedo molto raramente la capacità di fare questo.

Lo rifaresti?
Si, cento volte, cento volte assolutamente. Dico sempre che sia la cosa più giusta che abbia fatto finora, ed è stato il motore di altre cose molto giuste.
Anche il fatto di andare a vivere insieme, ho fatto proprio un salto nel vuoto perché me lo sono “tirato dietro”, senza neanche sapere se lui fosse convinto della cosa. La frase è stata “io prendo una casa in affitto, tu vieni?” [ride] È stato proprio o prendere o lasciare, chiaramente un “no” voleva dire non vedersi più. C’è stato un momento in cui ha detto “no, non vengo” dopo aver firmato il contratto di affitto e lo volevo ammazzare, penso di essere rimasta immobile per mezz’ora, ho proprio pensato “adesso ti disintegro” [ride] e ho molto insistito in quel momento, col senno di poi penso “ero pazza” perché razionalmente adesso non so se mi ributterei nella stessa situazione; anche perché in quel momento c’erano un po’ di problemi economici, quindi voleva dire portarmelo dietro ma sostenere da sola tutte le spese, quindi un salto nel vuoto totale, senza neanche sapere se quella persona volesse venire con te, la situazione economica la superi, ma [ride] il fatto che quella persona non vuole venire con te un po’ meno. Però guardandolo adesso penso “meno male che ho avuto l’istinto di fare questo, la volontà di portarlo con me fino ad adesso” perché siamo stati insieme fino ad adesso, perché… È davvero stato qualcosa di molto positivo, non sono mai stata una molto incline a vincolarmi a dire “fra 10 anni sarò qui con questa persona”, ma con lui mi viene voglia di dirlo [ride] sarà l’amore, ma sarà forse anche il vedere dall’altra parte una persona che ti dà sicurezza, che ti dà la voglia di costruire qualcosa.

Quindi questo “salto nel buio” l’hai fatto dopo due anni che eravate insieme?
Si indicativamente si, l’idea di trasferirsi è arrivata dopo un anno e mezzo e effettivamente ci siamo trasferiti dopo due anni.

Perché hai detto “l’idea di trasferirsi” quindi lui aveva questa idea o no?
No, no assolutamente no [ride] Ci siamo messi insieme quando avevo 18 anni, quindi io ovviamente vivevo con i miei genitori, lui invece viveva da solo; ovviamente avevo la possibilità di stare da lui, però il fatto è che in casa bazzicava anche sua sorella, sua mamma aveva lì degli oggetti, quindi mi sentivo un po’ un’intrusa, un’estranea… Per questo gli ho detto che volevo un posto dove potessimo stare io e lui, “a casa tua non ci vengo perché di fatto non è casa mia”, anche per rispetto per altre persone, non mi va di dare la sensazione di intrufolarmi in un luogo che appartiene anche ad altri, che per me non ha alcun legame. Quindi da parte mia c’era questo desiderio di una vera e propria convivenza, che forse per lui è stato il passo più difficile, perché dal posto dove eravamo prima poteva serenamente tagliarmi fuori, quello era un ambiente in cui io avevo un limite, un raggio d’azione limitato, mentre lui chiaramente aveva tutto il potere, doveva essere una perdita di controllo da parte sua per darne un pochino di più a me. Quindi sul momento non era proprio convintissimo [ride] però in realtà a situazione è stata molto appianata e devo dire che adesso siamo molto felici entrambi.

Avete progetti per il futuro?
Progetti concreti non ce ne sono, cioè non sono stati ancora messi in atto, io ho espresso più volte il desiderio di sposarmi, ma al momento non viene raccolto. [ride] Io gli dico sempre “ma tu non starai aspettando che lo stato italiano ti dia la cittadinanza per sfatare il mito secondo cui… Quindi ti affidi alla burocrazia e non ci sposeremo mai, ne sei consapevole vero?” [ride] Però appunto, secondo la logica del romanticismo di prima questo non è calcolato, sicuramente ci sarebbe il progetto di comprare una casa, di volere dei figli, però un attimo, ho 21 anni [ride] c’è ancora tempo per procreare; però c’è il desiderio di una famiglia di… Quello che vorrebbero tutti forse, sistemarsi, avere un luogo dove stare che è il tuo luogo, è la tua casa… A volte mi intenerisce pensare che lui sia riuscito ad arrivare a questo punto nonostante abbia perso le proprie radici e abbia dovuto riprendere da zero tutto, è arrivato al punto di dire “voglio una vita qui”, questo è molto molto bello. Auguro a tutti quello che sto vivendo io, a volte mettere più impegno nelle cose ti possa dare tantissime soddisfazioni, forse noi appunto… Siamo la società della paura dell’impegnarsi per paura di perdere, però… se non rischi nulla non vinci nulla.

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