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“Rocketman”: Elton John e la sua vita stravagante in musical

A soli pochi mesi dall’uscita nelle sale di “Bohemian Rhapsody”, il biopic che racconta la vita straordinaria di Freddy Mercury e dei Queen, che ha riscosso un successo planetario, arriva un nuovo film sulla vita di un musicista rock

Titolo: Rocketman

Regia: Dexter Fletcher

Attori: Taron Egerton, Jamie Bell, Richard Madden, Bryce Dallas Howard

Durata: 121 minuti

Giudizio: ***

A soli pochi mesi dall’uscita nelle sale di “Bohemian Rhapsody”, il biopic che racconta la vita straordinaria di Freddy Mercury e dei Queen, che ha riscosso un successo planetario, arriva un nuovo biopic, forse più sfortunato, sulla vita dell’eclettico e stravagante Elton John. I due film, per certi versi, si assomigliano parecchio; non a caso, Bohemian Rhapsody è stato co-diretto proprio da Dexter Fletcher, lo stesso regista di Rocketman.

Tuttavia, se Bohemian Rhapsody è molto realistico, Rocketman si permette qualche stravaganza, forse per rispecchiare la personalità del suo protagonista, a metà tra sogno e realtà. Si tratta infatti di un vero e proprio musical, con allucinazioni fantastiche, stacchetti e passi di danza, scandito dalle canzoni di Elton John.

Il piccolo Reginald Dwight, dolce e affettuoso, ha 10 anni appena quando, quasi per caso, si approccia al pianoforte. Schiaccia qualche tasto e in pochi secondi le sue dita grassottelle iniziano a destreggiarsi tra le note con incredibile naturalezza. È il suo destino. Riceve una borsa di studio per la Royal Academy of Music di Londra, ma il suo talento e la sua personalità non sono mai abbastanza per i suoi genitori, più concentrati a dimostrarsi odio reciproco che a mostrare affetto al figlio. Il padre, infelice perché incastrato nel matrimonio da una gravidanza indesiderata, e la madre, casalinga acida e annoiata, riversano tutto il loro risentimento sul piccolo Reggie, che vorrebbe soltanto essere amato. Questo vuoto si trasformerà in un mostro contro cui Reggie dovrà lottare per tutta la vita.

Dunque, timido per natura, Reggie si rifugia nella musica, ed è qui che trova la sua strada. Tra una gig e l’altra, capisce che per sfondare deve liberarsi di Reginald Dwight, quel ragazzino cicciotto e impacciato che tutti vorrebbero che fosse, e diventare chi vuole essere davvero. Così, cambia nome e diventa Elton Hercules John. Da qui, l’incontro con Bernie Taupin, autore di testi, si rivela fondamentale: i due insieme sono esplosivi e scrivono alcune delle canzoni più famose di Elton. Inizia così la scalata per il successo: firmano un contratto con una casa discografica, fanno tour in giro per il mondo, la gente li adora. Ma come spesso accade, oltre al rock’n roll, la fama porta con sé sesso e droga.

Dopo il picco, inizia la discesa. Elton è multimilionario e al culmine della sua carriera; ma è anche molte altre cose: alcolizzato, cocainomane, dipendente da sesso e shopping, con una dipendenza da pillole e un problema con l’erba. Ma soprattutto, l’etichetta che sente pesare di più in un mondo ancora molto intollerante e immaturo è “gay”. E sebbene sia sempre stato se stesso, dentro e fuori dal palco, tra piume, lustrini, zeppe e occhiali dalle folli montature, fare coming out non gli è stato per niente facile.

Come spesso accade, il successo professionale ha avuto la meglio sul successo personale. Ma Elton non si è arreso. Sulle note di “I’m still standing”, lo vediamo entrare con passo deciso in un centro di riabilitazione, da cui uscirà più forte e determinato ad amare se stesso, prima di chiunque altro.

Inizialmente il formato musical mi ha piuttosto spaventata, principalmente perché mi aspettavo il classico biopic realistico; tuttavia, l’ho apprezzato man mano di più, perché penso che in fondo esprima bene non solo la personalità di Elton, ma anche il suo percorso di evoluzione da timido ragazzino impacciato e disinibito cantautore soul. E sebbene musica e stacchetti vengano strategicamente usati per “glissare” su momenti importanti della vita di Elton, come l’incontro con la droga o la scoperta della propria sessualità (che avrei preso più seriamente), trovo tuttavia che il risultato sia a modo suo positivo. Insomma, niente a che vedere con Bohemian Rhapsody (che resta comunque più in alto in classifica), ma comunque un film piacevole e ben riuscito.

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