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La chiesa di San Sisinio, alla scoperta del patrimonio culturale fra martiri e reliquie foto

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che oggi fa tappa a Palazzago

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Conoscere le radici della propria cultura è spesso un compito arduo: in alcuni casi è necessario analizzare documenti e archivi, in altri viaggiare migliaia di chilometri, in altri ancora è sufficiente scoprire luoghi vicini, ma capaci di nascondere in sé vicende a noi sconosciute.

È il caso della chiesa di San Sisinio Martire d’ Anaunia, piccolo edificio sacro realizzato nei pressi di San Sosimo, frazione di Palazzago, all’interno delle cui mura è possibile ripercorre alcune delle vicende che caratterizzarono la storia della Chiesa bergamasca e non solo.

Citata per la prima volta in un documento del 1265 ed è più volte menzionata nei secoli XIII, XIV e XV, la fondazione della chiesa potrebbe risalire addirittura all’epoca romana, periodo in cui il santo originario della Cappadocia venne martirizzato assieme a Maurizio e Alessandro a Mecla, località nei pressi di Trento.

Trucidati nel corso di un rito pagano il 29 maggio 397, secondo la tradizione le reliquie dei tre santi sarebbero state traslate dalla Val di Non a Milano passando per Brivio, dove, come testimoniato dalla chiesa presente nell’area, avrebbero sostato.

Seguendo il tragitto di una strada militare, le reliquie avrebbe toccato anche San Sosimo dove, con ogni probabilità, nei pressi di un luogo sacro pagano venne realizzata l’edificio cristiano.

Già in rovina nel corso del Cinquecento, come dimostra la richiesta avanzata nel 1575 dal Visitatore apostolico di demolirla e di trasferirne i materiali a beneficio della chiesa di S. Giovanni Battista di Palazzago, nel corso della peste che imperversò in Bergamasca fra il 1630 e il 1631 la zona attorno alla chiesa venne adibita come area di sepoltura per gli abitanti di Palazzago e con buona probabilità anche di altri paesi limitrofi, un’area posta lontana dal centro abitato, ma pur sempre vicina a un luogo sacro.

A confermare questa tesi vi furono le testimonianze di alcuni contadini dell’area che in alcuni casi arando trovarono delle ossa, ma anche la presenza ad est della chiesa di un appezzamento di terreno chiamato ancora oggi “Campo dei morti”.

Interessata nel 1793 da lavori di riedificazione, la chiesa si presenta oggi con un corpo edilizio ottagonale accompagnato in facciata da un portichetto sorretto da due colonne, mentre dell’antico edificio è possibile vedere soltanto alcune tracce di murature preesistenti, tracce che, nonostante il passaggio del tempo, simboleggiano le vicende che nel corso dei secoli hanno interessato l’edificio.

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