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Il medico in stampelle e le attenzioni dell’inserviente: la grande umanità del piccolo ospedale

Più che spesso ci dimentichiamo, persi in inutili dispute, di quanto sia avanzato il nostro sistema sanitario universale

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Capita così.

Senza preavviso.

È necessario ospedalizzare un proprio caro, e bisogna scegliere dove.

E scegliere tocca a te, che devi decidere in fretta, che il dolore sta peggiorando, e la tua ansia pure.

Ed allora è presto detto.

Un ospedale pubblico.

Un ospedale piccolo.

Un ospedale vecchiotto e non più manutenuto, chè quando piove forte piove anche dentro.

Che il calorifero non si può spegnere e la temperatura dentro la stanza è tropicale. Però si possono ancora aprire le finestre per far prendere aria agli ambienti. Un gesto antico, delle nonne, che però sa di rinnovamento e di speranza.

Che di ansia e di speranza si vive in ospedale :
ed il personale lo sa bene.

Dopo la seconda notte comincia a sorriderti.

Alla quattordicesima sai tutto ciò che c’è da sapere su ciascuno.

C’è un primario che per senso di responsabilità, pur potendo usufruire di un periodo di astensione per infortunio, ti dice che non se la sente di assentarsi oltre. Che il proprio posto è a fare il proprio dovere anche in stampelle.

Ed in stampelle lo vedi operare coi tuoi occhi dalle sette del mattino alle nove di sera.

Ma il proprio dovere con coscienza ed empatia lo fanno tutti per la verità.

Dall’inserviente che lava per terra e chiede come è andata la notte, all’infermiera che cerca l’ennesima vena; lo fanno i portantini, i volontari, persin le suore.

E lo fanno con uguale abnegazione per l’impiegato bergamasco, per l’operaio indiano, e per l’alto funzionario dello Stato, che si alternano nel letto vicino.

Più che spesso ci dimentichiamo, persi in inutili dispute, di quanto sia avanzato il nostro sistema sanitario universale.

La cui inefficienza organizzativa viene colmata dall’applicazione e passione delle persone che ogni giorno, ciascuna nel suo ruolo e competenze, salvano vite e leniscono piaghe non solo fisiche.

Anche da queste cose si misura la civiltà di un popolo. Che è molto meglio di quello che si vede nei social.

Perché immersa nella sofferenza, quando cadono tutte le maschere e si scopre il vero di ognuno, io ho trovato solo bene.

Il silenzio della foresta che cresce contrapposta all’insopportabile fragore dei pochi alberi che cadono.

Ed ora speriamo nelle dimissioni.

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