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Le donne a Cannes: ancora una volta en marche!

Dei vincitori molto si è scritto in queste ore. Concediamoci a latere una breve riflessione sulla presenza femminile in occasione del Festival di Cannes. È il nostro modo di omaggiare la grande cineasta Agnes Varda, pioniera della Nouvelle Vague, la cui aura ha ispirato questa 72^ edizione

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Le luci sono ormai spente nel Grand Theatre Lumiere, dove sabato sera abbiamo scoperto che né la “rinnovata vena” di Terence Malick (“A hidden life”) ha riconquistato il pubblico, né il cinefilo Quentin Tarantino (“Once upon a time… in Hollywood”) ha convinto, e neppure lo sguardo sul sociale dell’ironico Ken Loach (“Sorry we missed you”), né l’intelligente narrazione della storia di Tommaso Buscetta raccontata da Marco Bellocchio (“Il traditore”).

Tutti d’accordo: la Palma d’Oro va a “Parasite” del sudcoreano Bong Joon-Ho. Premiato anche il film di denuncia del geniale Ladj Ly (“Les Misérables”) con il premio della Giuria, la sensibilità dei fratelli Dardennes (“Le jeune Ahmed”) come miglior regia, il sentimento gloriosamente dolente di Pedro Almodovar (“Dolor y Gloria”) con l’interpretazione di Antonio Banderas come miglior attore; il film della regista Jessica Hausner (“Little Joe”) si aggiudica la migliore interpretazione femminile. Stupisce il premio della Giuria (ex-aequo) anche a “Bacurau”, un film con una buona idea di fondo e buone interpretazioni ma che a nostro avviso non ha trovato continuità nel tono e registro narrativo.

Dei vincitori molto si è scritto in queste ore. Concediamoci a latere una breve riflessione sulla presenza femminile in occasione del Festival di Cannes. È il nostro modo di omaggiare la grande cineasta Agnes Varda, pioniera della Nouvelle Vague, la cui aura ha ispirato questa 72^ edizione.

Lasciatevi però condurre off stage e off carpet – fuori dallo schermo e dal tappeto rosso insomma – aldilà delle mise eleganti o provocanti (quasi mai eleganti), dei selfie e dei flash, dei sorrisi a trentadue bianchissimi denti. Che cosa è successo in questa edizione del Festival dopo l’attenzione riservata lo scorso anno al movimento “Me Too”? Non pretendiamo di essere esaustivi sul tema ma ci piace segnalare tre eventi.

WOMEN IN MOTION – Giunta alla quarta edizione, l’iniziativa del Gruppo Kering – colosso mondiale dei beni di lusso con in portafoglio brand e maison quali Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Boucheron, Pomellato e molti altri- coltiva l’ambizione di evidenziare il contributo delle donne all’industria del cinema, davanti e dietro la macchina da presa. Lanciata nel 2015 da Kering in partnership con il festival di Cannes, l’iniziativa è parte integrale del programma ufficiale del Festival con due principali filoni di azione: i Talks e gli Awards. I Talks sono momenti di incontro con i giornalisti che danno voce a figure di spicco del cinema – in passato Jodie Foster, Diane Kruger, Robin Wright, Salma Hayek Pinault, Juliette Binoche, Chloe Sevigny, Agnès Varda e Frances McDormand, quest’anno Carey Mulligan, Chris Lee, Z. Tao, Vivian Qu, ancora Salma Hayek Pinault, Emilia Clarke and Aïssa Maïga – per confrontare le proprie esperienze e punti di vista sul tema di fondo, esporre le proprie opinioni e raccomandazioni su come migliorare la posizione professionale delle donne nell’industria del cinema e la loro rappresentazione nei film. Siamo pur sempre in atmosfera bling bling come dicono i francesi – di lusso elaborato e mondanità – e non potrebbe che essere così dato il blasone Kering, ma durante i Talks emergono anche posizioni interessanti e significative che trovano poi eco nel grande pubblico e questo è un bene. D’altro canto gli Awards premiano ogni anno due registe, una figura che incarna i valori di Women in Motion e un nome promettente che riceve anche un supporto finanziario al progetto di un film. Quest’anno gli Awards sono andati alla filmmaker americana Party Jenkins e alla giovane regista catalana Carla Simòn.

COLLECTIF 50/50 – Creato nel 2018 al fine di promuovere l’uguaglianza e la diversità nell’industria del cinema, il collettivo ha fatto pressione sul festival perché divenissero più trasparenti i processi di selezione dei film in concorso. Domenica 19 maggio ha avuto luogo durante il 72esimo Festival la prima edizione di “Women on the Move”, iniziativa organizzata dalla Commissione Europea. Qui 50/50 ha presentato la prima valutazione della carta dei diritti per la parità e l’inclusione nei festival cinematografici: il Festival di Cannes è stato in effetti il primo festival l’anno scorso a firmare questa carta, seguito da altri 46 festival tra cui Roma, Venezia, Annecy, Berlino, Londra, San Sebastian e Locarno. In questa occasione la Commissione ha pubblicato una guida sulle buone pratiche dell’industria audiovisiva volte a rinforzare la parità. In fine, insieme al Collettivo 50/50, la Commissione ha annunciato la partenza dello studio europeo sulle donne critiche cinematografiche i cui risultati verranno presentati l’anno prossimo.

Delphyne Besse, cofondatrice del Collettivo 50/50 ha dichiarato: “la Carta per la Parità prevede che i festival si impegnino a raggiungere la parità all’interno dei loro comitati di direzione. Questo permette una progressiva presa di coscienza, difatti dallo scorso anno Locarno ha nominato una direttrice artistica, Berlino ha optato per la co-direzione proprio come a Toronto. Stiamo facendo passi avanti. Per quanto riguarda l’aumento di critiche donne bisogna che le redazioni diano spazio a voci nuove, a giornalisti ora sottorappresentati con quote che tengano conto del criterio di diversità e della parità di genere. Bisogna sensibilizzare maggiormente la filiera giornalistica, tanto le redazioni quanto le scuole di cinema, e anche i festival potrebbero facilitare l’accesso. Per quanto riguarda invece le registe, il fatto che quest’anno in concorso ce ne fossero 4 è buona cosa ma il cammino da fare è ancora molto per accelerare l’uguaglianza.”

APEHR “Femmes des Hauts à Cannes” – Parte da Rouen l’iniziativa interessantissima di APEHR (Association Parents et Enfants Hauts de Rouen ) di inviare al Festival di Cannes 6 donne dal rione Hauts de Rouen. Pascale, Linda, Letitia, Rosine, Philo, Karin e Julie hanno tra i 30 e i 60 anni, sono lavoratrici o in pensione, alcune immigrate di prima e seconda generazione, che in alcuni casi non si sono mai allontanate dal loro quartiere, perché impegnate dal lavoro e dalla famiglia. Donne “qualunque” che hanno aderito all’idea di avvicinarsi all’arte del cinema e venire a Cannes per raccontarlo da apprendiste giornaliste. Articoli scritti, interviste, servizi audiovisivi, reportage radio, ognuna ha scelto il formato che le è più congeniale
Elvire Le Cossec – giornalista di Radio HDR ma anche cineasta e responsabile artistica di questo progetto – le ha prima iniziate ai rudimenti del giornalismo e del cinema e poi affiancate per cinque giorni sulla Croisette insieme a Julie Mercier direttrice dell’associazione APEHR.

Qualche giorno fa abbiamo incontrato le protagoniste di questa iniziativa sulla “Terrazza dei Giornalisti”, per conoscere di persona i loro sentimenti e interessi. È presente anche Jean Paul Lussault – cineoperatore di France 3 Normandie- la cui collaborazione permetterà di trarre un film documentario per narrare la loro scoperta del festival e di una città diversa, l’esperienza di un tempo dedicato a loro stesse lontano dalla routine e le incombenze quotidiane, di un’opportunità di libertà ed emancipazione.

Da poche ore a Cannes, alla prima domanda sulle loro impressioni a caldo tutte rispondono con incredulità, parlano di fortuna, privilegio, scoperta. Philo ringrazia “E’ bellissimo!”, Linda (conduttrice di bus) racconta del risveglio quella mattina “con un panorama tutto diverso, tutto questo verde… e il mare”.

Alla domanda “che cosa vedrete e perché” le risposte si declinano rivelando interessi molto diversi. Rosine è decisa a vedere pellicole di registe donne e spera di comprendere in pochi giorni perché la loro presenza sia così inferiore rispetto a quella maschile, parla di marginalizzazione, dice che bisogna mobilitarsi per annullare questa disparità. Letitia è interessata a “Le Congo” perché è il Paese da dove viene e “Le reve de ma jeunesse” perché il titolo la fa pensare a cosa sognava da giovane e cosa ha realizzato o meno. Philo non ha ancora deciso ma sceglierà una commedia. Linda ha scelto “Atlantique” perché parla del Senegal e suo padre è senegalese. Julie si concentra sui film di animazione “Les hirondelles de Kabul” e “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”. Anche Stephanie non ha dubbi: non vuole perdere “Les misérables“, “Jeanne” e “Port Authority”.

La conversazione procede informale, si parla per esempio della differenza tra la visione di un film in sala o nel salotto di casa, finché si arriva alla domanda che le interroga su cosa realizzeranno come “inviate” da Cannes. Rosine risponde entusiasta che vuole cimentarsi un po’ in tutto e scoprire che cosa le è più congeniale. Letitia è attirata dal parlare in diretta; Philo probabilmente servizi per la radio; Linda vorrebbe scrivere e fare un autoritratto di sé al festival; Karin si dedica a scrivere e scattare foto per Instagram.

I loro interventi vengono diffusi da radio France Bleu Normandie, dai giornali Paris Normandie e Rouen Magazine, oltre che da radio HDR che è il perno di tutta l’iniziativa.

Le nostre “ femmes des Hauts” naturalmente non hanno mancato la tavola rotonda del Collectif 50/50. Il bilancio dopo 5 giorni è per il momento di 7 interventi alla radio e 2 scritti con interviste e pezzi di costume, 6 critiche di film.

Ecco, da Cannes per quest’anno è tutto: con le star del mondo di Kering o con le amiche del rione popolare di Rouen – in MOTION or on the MOVE- le donne a Cannes sono inequivocabilmente en marche!

Ecco l’elenco dei premi del 72esimo Festival di Cannes.

PALMA D’ORO: «Gisaengchung» («Parasite») di Bong Joon-Ho

GRAND PRIX: «Atlantique» di Mati Diop

MIGLIOR REGIA: fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, con «Le Jeune Ahmed»

PREMIO DELLA GIURIA: ex aequo a «Les Misérables» di Ladj Ly e «Bacurau» di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles

MIGLIOR ATTORE: Antonio Banderas, per la sua interpretazione in «Dolor Y Gloria» di Pedro Almodóvar.

MIGLIOR ATTRICE: Emily Beecham, per la sua interpretazione in «Little Joe» di Jessica Hausner

MIGLIOR SCENEGGIATURA: Céline Sciamma per «Portrait De La Jeune Fille En Feu»

PALMA D’ORO PER IL CORTOMETRAGGIO: Vasilis Kekatos per «The Distance Between Us And The Sky»

MENZIONE SPECIALE: Elia Suleiman per «It Must Be Heaven»

CAMÉRA D’OR PER L’OPERA PRIMA: «Nuestras Madres» di César Díaz

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