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Il nuovo Aladdin: magia, effetti speciali e un Will Smith ‘geniale’

Promosso a pieni voti il live-action del regista Guy Ritchie di uno dei classici Disney intramontabili più amati di sempre

Titolo: Aladdin
Regia: Guy Ritchie
Attori: Will Smith, Gigi Proietti, Mena Massoud, Naomi Scott, Billy Magnussen, Marwan Kenzari
Durata: 128 minuti
Giudizio: ****
Programmazione: UCI Cinemas Orio

Aladdin

Continuando a cavalcare un’onda che finora si è rivelata vincente, il colosso Disney Pictures, dopo il recente “Dumbo”, ci regala il nuovo rifacimento in live-action di uno dei classici intramontabili più amati di sempre: Aladdin. Sotto la sapiente direzione di Guy Ritchie, che si è occupato (tra le altre cose) dei primi due “Sherlock Holmes”, il classico Disney del ’92 torna sul grande schermo per incantare e divertire le nuove generazioni.

La trama resta inalterata: ad Agrabah, tipica cittadina dal fascino mediorientale, vive Aladdin, un giovane ragazzo di strada, costretto a rubare per sopravvivere. Al suo fianco, inseparabile compagno di furti, c’è Abu, una scaltra scimmietta. I due, un giorno, se ne vanno per il mercato alla ricerca del loro prossimo furto, quando si imbattono in una ragazza, accusata di aver rubato un pezzo di pane. Di animo nobile, Aladdin cerca di tirarla fuori dai guai con un escamotage che attira l’ira delle guardie. Ha quindi inizio l’inseguimento, accompagnato dalla prima canzone che, con mio grande piacere, conserva molto di quella originale, permettendosi qualche nuovo passaggio solo qua e là. E qui risultano subito chiare non solo l’indiscutibile maestria di Ritchie nel maneggiare l’action, ma soprattutto l’incredibile bravura di Mena Massoud, l’attore canadese di origini egiziane, semi sconosciuto, scelto per interpretare Aladdin. Tra acrobazie mozzafiato, degne di una gara di parkour, e passi di danza studiati alla perfezione, questi due trascinano lo spettatore tra i vicoli di Agrabah, dando il là per quello che sarà il ritmo di tutto il film.

Inutile dire che la ragazza in questione, altri non è che la principessa della città: Jasmine. Tra i due è sbocciato qualcosa, ma come può un umile “straccione” sposare una principessa? E qui entra in gioco il visir del sultano, Jafar (che avrei voluto vedere “più cattivo”, e invece resta abbastanza anonimo): “Vai nella caverna delle meraviglie e portami la lampada, così ti renderò un uomo ricco!”. E come dimenticare quella terrificante testa di tigre che si erge dalla sabbia, con gli occhi rossi di lava e le fauci pronte a soffocare chiunque non sia degno. Aladdin, coraggioso “diamante allo stato grezzo”, scende nei meandri della caverna e recupera la lampada. Ma Jafar ha intenzioni malvage, così Aladdin tiene la lampada per sé, ignaro del fatto che gli avrebbe cambiato la vita per sempre.

Strofinandola, succede qualcosa di incredibile: dal suo beccuccio esce, in una vaporosa nuvola azzurro cielo, un genio. E ho come la sensazione che solo da qui il film davvero spicchi il volo. È proprio il genio, infatti, interpretato dal fenomenale, poliedrico Will Smith, il vero cuore pulsante del film. Con la sua personalità spumeggiante e la sua simpatia travolgente riesce alla grande a superare la sfida e a rendere giustizia al suo predecessore, animato dalla voce dell’unico e inimitabile Robin Williams. Quella di Will Smith è una comicità fresca, frizzante, che non stanca mai, sorprende sempre e ci porta con il sorriso fino alla fine del film.

Che dire, seppur con qualche aggiunta innovativa, il resto della storia la conosciamo tutti e mi ha fatto molto piacere che Ritchie abbia rispettato l’originale citando alla lettera molte scene, addirittura qualche battuta, e mantenendo intatti alcuni elementi iconici indimenticabili. Nel farlo, si è servito di grafica ed effetti speciali strabilianti, da far davvero luccicare gli occhi, che riportano in vita la magia del film originale.

Ho apprezzato, infine, la volontà di uscire da un sistema di valori che vorrebbe la donna docile e silenziosa, per instaurarne uno nuovo in cui la figura femminile è finalmente forte, indipendente, ma soprattutto libera di far sentire la propria voce. Una sorta di “missione di redenzione” di cui Disney si sta facendo carico ormai da parecchi anni, nel tentativo di liberare le proprie figure femminili dalle catene di canoni sociali che ormai non le rappresentano più. L’unica canzone nuova rispetto al soundtrack originale, infatti, è proprio quella cantata da Naomi Scott che, con le lacrime agli occhi, canta un potente inno alla libertà per tutte quelle Jasmine che, nel mondo, la società vorrebbe ancora zitte e al proprio posto.

Insomma, un meraviglioso rifacimento che porta il giusto grado di rispetto alla tradizione e, senza tradirla, introduce allo stesso tempo qualche elemento innovativo che lo rende più accettabile per un pubblico moderno.

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