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"Noi aggrediti dalla polizia, manifestavamo contro i fascisti": processo al via - BergamoNews
A lovere

“Noi aggrediti dalla polizia, manifestavamo contro i fascisti”: processo al via video

Oggi prima udienza nei confronti di un agente accusato di aver manganellato Francesco Macario (candidato sindaco a Bergamo) e un altro antifascista: "Confidiamo nella Legge"

Ventotto maggio 2016, un sabato come tanti. Non a Lovere, dove l’associazione dei reduci della Legione Tagliamento ha in programma l’annuale commemorazione di Emilio Le Pera e Francesco De Vecchi, i militi morti nel 1945 dopo esser stati gettati nel lago d’Iseo dai partigiani.

Come ogni anno, ad attenderli c’è una contromanifestazione antifascista. Tra i due gruppi, un cordone di forze dell’ordine, polizia e carabinieri, schierati affinché le fazioni opposte non entrino in contatto.

Gli antifascisti, una trentina, uomini e donne, giovani e meno giovani, si siedono all’ingresso del cimitero di via Gobetti dove una lapide ricorda i camerati uccisi (e un’altra è intitolata ai tredici martiri partigiani uccisi nel 1943) per impedire che il corteo possa entrare nel campo santo.

Gli agenti li invitano, in modo piuttosto energico, a liberare il passaggio. Volano urla, insulti e qualche spintone. La situazione si surriscalda, ma diventa incandescente quando arriva la sfilata fascista. I contromanifestanti gridano contro di loro e protestano e qui, secondo la loro versione, vengono aggrediti dalla polizia. Tre rimangono feriti, tra loro un settantenne di Cividate Camuno (Bs). Gli altri due presentano denuncia, uno è Francesco Macario, segretario di Rifondazione Comunista e candidato come sindaco di Bergamo alle elezioni di domenica. Viene identificato un agente in servizio a Torino, il 37enne S. G., che li avrebbe presi a manganellate. Venerdì 24 maggio inizia il processo nei suoi confronti.

macario gargano lovere

Macario, insieme all’altro denunciante, il 34enne di Trescore Luca Linfante, si costituirà parte civile. “È inaccettabile che le forze dell’ordine siano state usate per garantire il corteo fascista e per manganellare noi – le dure parole di Macario alla vigilia della prima udienza -.  Stavamo manifestando in modo pacifico contro quella vergognosa sfilata. Negli anni scorsi quelli avevano anche urinato sulla lapide dei nostri partigiani. Gli agenti ci hanno aggredito a freddo e alle spalle, quando ormai gli altri erano passati. Io e il compagno Luca siamo dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso. A me hanno rotto gli occhiali dopo avermi colpito al volto. Spero che la Legge faccia il suo corso nel modo più giusto contro chi ha sbagliato”.

La denuncia è stata corredata da una serie di filmati che gli stessi manifestanti avevano girato quel giorno. Gli avvocati di Linfante e Macario sono Rocco Gargano e Roberto Bruni.

Dalla questura nessun commento sulla vicenda. Girolamo Fabiano, ex numero uno di via Noli, all’epoca dei fatti aveva replicato alle accuse di Rifondazione comunista: “Ci dispiace che ci siano stati dei feriti, e sull’accaduto ci rimettiamo alle decisioni della magistratura. Ma voglio precisare che non ci sono state cariche e che le forze di polizia hanno solo effettuato un’operazione di contenimento dei manifestanti che volevano raggiungere l’altro gruppo”.

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