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“Sofi’s pets news”: cosa significa essere un giovane volontario in canile?

L'esperienza di volontariato in canile raccontata da tre giovani donne per la rubrica di BGY scritta da Sofia, volontaria del canile di Colzate

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Quando sono arrivata in canile il mio primo giorno di volontariato, ho conosciuto una splendida cagnolina di nome Gioia. Purtroppo varie vicende mi hanno impedito di adottarla ma queste non mi hanno impedito di affezionarmi a lei. Giorno dopo giorno, vederla era sempre più bello. Mi saltava in braccio appena aprivo la porta della stanza in cui dormiva durante la notte, mi stava in braccio quando mi sedevo su qualche sedia e mi riempiva di baci ogni volta che la guardavo negli occhi. La sentivo mia.

Ma si sa, l’obbiettivo del canile è quello di fare adottare i cani e di inserirli in un ambiente pieno d’amore. Beh, questo è quello che è successo a Gioia. Un giorno sono arrivata in canile e lei non c’era più. Era stata scelta da una famiglia e io non l’avrei più vista. Dovevo essere felice, e lo ero.

Ma il mio cuore aveva perso un pezzo. Lei se lo era portato via. E anche ora mentre scrivo queste righe, sento un filo di amarezza che non so spiegare. Spero solo si ricordi di me.

Ora vi chiedo, secondo voi cosa prova un volontario, quando un cane a cui era affezionato viene adottato?
Vi ho raccontato la mia esperienza ma ho deciso di riportare i sentimenti di altre due volontarie.

Michela racconta: “Mi è stato chiesto di scrivere cosa si prova nelle vesti di un volontario di un canile nel momento in cui viene portato via quel cane a cui pensavi in modo particolare, quel cane che volevi nella tua vita per sempre.
Premetto che lei è stupenda, due occhi color nocciola, un manto ispido di color bianco con delle macchie arancioni, due che le formano una mascherina sul musetto, cagnolina dal carattere molto forte!
Mi ricorderò sempre quel sabato pomeriggio, entrai in canile e mi precipitai per prima cosa, come ogni volta, a salutare la mia Kira, una delle volontarie mi fermò e disse: “Devo dirti una cosa.. Kira è andata in adozione, non ci siamo sentiti di farle scappare un’occasione del genere!”.
Mi sentii totalmente vuota per qualche minuto, ero li solo fisicamente, non riuscivo a capire cosa volesse dire quella frase, iniziai a sentirmi “vuota”, sempre più vuota fino a quando cominciai a piangere, passavano i minuti e quella sensazione non passava, piansi una decina di minuti e sorrisi. Quella frase significava che non l’avrei più rivista, non l’avrei mai portata a casa mia, non avrei mai potuto conoscerla veramente. Significava anche che aveva trovato una famiglia che la coccolasse, che la facesse giocare, che la portasse a passeggio come si meritava!
E’ una delle sensazioni più forti che abbia mai vissuto, è incredibile perché in quell’istante provi delle emozioni con i loro rispettivi contrasti.
Tutt’ora ripenso alla mia Kira, tutt’ora penso a come sarebbe stata la mia vita con lei e la sua con me, non l’ho mai dimenticata e mai accadrà nonostante capii poco dopo come mai fosse accaduta proprio a me una cosa del genere… Incontrai Tina, cucciola sorda dagli occhi azzurro ghiaccio, il pelo di color bianco e grigio, carattere vulcanico ed imprevedibile. Ecco perché accadde; per lei, ero destinata a lei!”

Serena invece mi scrive: “Provo a scriverti la mia esperienza. Ne ho due o tre particolari, ma questa mi è rimasta nel cuore. Arrivò un cagnolino, tipo Pincer ma un po’ più grande. Non potevamo avvicinarci perché tentava di mordere. Ho passato parecchio tempo nel box con lui, finchè mi ha dato fiducia ed ero arrivata al punto di farmelo salire in braccio. Non era molto socievole con le persone, le sceglieva. Una nostra volontaria ha cominciato ad affezionarsi a lui, lo portava spesso in passeggiata e si è innamorata. Il giorno che ha deciso di portarlo a casa ero felice, piangevo di felicità, una felicità doppia, per lei e per lui. Ero felice per aver dato una possibilità ad un peloso considerato mordace, felice perché ora sarebbe stato parte di una famiglia che l’avrebbe amato.
Poi c’è la storia legata ad un altro cagnolino recuperato per strada. Come ho aperto la portiera della macchina, è salito e si è sdraiato tra i miei piedi. L’ ho amato da subito e mi sono affezionata a lui in modo forse troppo morboso. Quando è stato adottato non sono riuscita a godermi la felicità di quel giorno perché vedendolo andar via mi si spezzava il cuore ma avevo anche la consapevolezza che sarebbe andato a star bene. Piangevo e sorridevo. Lui si girava a guardarmi mentre con la sua nuova famiglia si allontanava da me. Siamo lì per loro per trovare la famiglia giusta che li ami come li amiamo noi.”

Insomma, stare in canile non è semplice. Ci sono molte difficoltà e, ahimè, tra queste c’è anche quella di vedere un cane a cui eri affezionato andare via. Con i cani del canile si instaura un rapporto particolare. Non sono come i cani da appartamento che sono circondati da amore 24 ore su 24. Tu sai che, quel poco tempo che resti con loro durante la giornata, devi dargli tutto quello che puoi. Arrivi in canile e li vedi scodinzolare dalla felicità, li vedi cercare le tue attenzione ed è li che capisci che il contesto in cui sono inseriti li porta ad avere esigenze e bisogni un po’ più particolari.

Descrivere il legame che si instaura è impossibile ed è altrettanto difficile dare l’idea di ciò che si prova quando, un giorno, arrivi in canile, ed un cane a cui tenevi non c’è più.
Tristezza, poiché molto probabilmente non lo vedrai più.
Gioia, perché ogni cane si merita una famiglia.
Paura che quel cane non venga trattato nel modo in cui merita.
Nostalgia dato che lui ormai faceva parte della tua vita.
Un turbine di emozioni. Ma come ha detto Serena, noi siamo lì per loro e per trovare una famiglia che li ama quanto li amiamo noi!

Questo articolo lo dedico a Gioia e Ian. Due cani dal carattere opposto. Lei un uragano mentre lui era una pioggerella tranquilla di primavera. Vi penso sempre.

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