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Yara e quei 22 anni che non potrà mai festeggiare

Chissà come sarebbe oggi la ragazzina di Brembate Sopra uccisa da Bossetti nel 2010. In molti la ricordano ancora e pregano per lei

Chissà come sarebbe oggi Yara Gambirasio. Forse una brillante studentessa universitaria. Magari con un fidanzato e circondata da tante amiche. Di sicuro una sportiva appassionata di ginnastica ritmica. Una 22enne con tanta gioia di vivere, se la vita non le fosse stata strappata in modo brutale quando era poco più che una bambina.

Il 21 maggio è il giorno in cui la ragazzina di Brembate Sopra avrebbe festeggiato il suo compleanno. Era il 1997 quando venne alla luce, e quella di Yara fu un’esistenza felice e spensierata fino a quel terribile 26 novembre 2010. Quel giorno uscì di casa per portare uno stereo alla sua istruttrice di ginnastica e non fece mai più ritorno.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e confermato dai giudici, all’uscita dalla palestra Massimo Bossetti la fece salire sul proprio furgone da carpentiere. La portò in una zona isolata di Chignolo d’Isola e lì, dopo un tentato approccio da parte dell’uomo, la piccola scese dal mezzo e iniziò a correre disperata in un terreno.

Bossetti la inseguì e la colpì con diverse coltellate, lasciandola in fin di vita nel fango. Morì di stenti qualche ora dopo. Emblematico quel ciuffo di erba ritrovato tra le sue mani, che la ragazzina strappò. Una dimostrazione della sua sofferenza.

Come quella vissuta da sua mamma Maura e suo papà Fulvio, oltre che dai suoi tre fratellini. Gli accorati appelli nelle settimane successive, nella speranza fosse ancora viva. Il ritrovamento del cadavere, tre mesi dopo, l’arresto di Bossetti e la sua condanna all’ergastolo. Ma nulla è stato più come prima nella villetta di via Rampinelli.

Una tragedia che colpì l’intero popolo bergamasco. Tanto che oggi, a distanza di anni, sui social in molti ricordano quel sorriso infranto troppo presto.

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