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"Bergamo Pride, noi siamo l’arcobaleno dopo la tempesta" - BergamoNews
La testimonianza

“Bergamo Pride, noi siamo l’arcobaleno dopo la tempesta” fotogallery

Jacopo Gualazzi ci ha raccontato il suo Bergamo Pride

Jacopo Gualazzi, giovane e gay, sabato era a manifestare tra le vie del centro: ci ha raccontato il suo Bergamo Pride

Per il secondo anno di fila arriva puntuale il Bergamo Pride-Orgoglio oltre le mura di una città che ha dovuto attendere tanti (troppi) anni prima che la manifestazione arcobaleno potesse sfilare tra le proprie vie principali.

I maldicenti diranno che le condizioni meteo avverse sono la punizione divina per il peccato della sodomia che “ostentiamo” nella vita di tutti i giorni. Ma noi siamo l’arcobaleno dopo la tempesta, non temiamo il grigiore dell’odio.

Personalmente mi ritengo una voce fuori dal coro perché non amo così tanto i gay-pride, anche se ritengo che siano una potente dimostrazione di forza per una “minoranza” che vuole semplicemente un dignitoso riconoscimento nella società.

Non fraintendetemi: sono orgoglioso della manifestazione e partecipo ogni anno a più pride nelle città più importanti d’Italia. Penso, forse come la maggior parte delle persone, che la propria vita vada però vissuta con serenità e senza aspettarsi il consenso di nessuno, a prescindere dalla manifestazione che avviene una volta l’anno.

Proprio per questo, orgogliosamente gay, vivo alla luce del sole con il mio compagno, convivo con lui, un cane ci fa compagnia, ci sposeremo e costruiremo una famiglia.

Il pride è un’ondata di fresca libertà che inebria chiunque ne sia travolto.

Ogni singolo passo percorso seguendo il corteo arcobaleno, significa non arrendersi al disinteresse di coloro che non tutelano i nostri diritti e pretenderli a gran voce; lottare per coloro che in passato hanno subito angherie e soprusi, ben peggiori di quelli dei nostri giorni, ma non hanno mai abbassato la testa; sfilare per i fratelli che non hanno la possibilità di fare lo stesso perché “essere come noi” è un crimine punito dalla legge; ricordare chi ogni giorno decide di farla finita non sopportando più il peso degli sguardi, degli insulti o delle percosse, preferendo la fine piuttosto che essere se stessi; costruire un mondo in cui l’uguaglianza non è una richiesta, ma un diritto sostanziale dell’individuo.

Adoro l’energia che trasmette questo giorno di indipendenza in cui tutto diventa normalità agli occhi di chi ancora non ci considera “normali” secondo discutibili e relativi canoni. Un modo per gridare, avvolto dall’abbraccio protettivo del corteo, a chi si erge a giudice limitando per paura l’altrui libertà d’espressione.

“Ehi tu! Sono proprio io e sono così”.

Continuiamo a lottare, continuiamo a sfilare, continuiamo a pretendere i nostri diritti, diffondiamo l’amore e viviamo autentici come siamo senza mai rinunciare o piegarci.

Ringrazio tutte quelle persone che sabato, come una grande famiglia, hanno camminato al mio fianco.

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