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Dal grande ciclismo al tunnel della cocaina: la caduta di Juan Pablo Valencia

Il 31enne colombiano, ex professionista, residente a Predore, è stato intercettato di nuovo dai carabinieri: spacciava droga, in bici, nelle Marche

Nel 2010, a 22 anni, vinceva il campionato colombiano Under 23 facendosi conoscere come uno dei ciclisti più promettenti del panorama mondiale. Cinque anni più tardi, dopo aver corso la prestigiosa Vuelta di Spagna con il Team Colombia, si ritirava dalle gare. Il 6 febbraio scorso è stato arrestato per spaccio di cocaina e ieri, due settimane dopo il termine dei domiciliari, per lo stesso motivo gli è stato imposto l’obbligo di dimora. È la parabola di Juan Pablo Valencia González, ex ciclista professionista, nato a Medellin (Colombia) il 2 maggio 1988 e residente Predore, sul lago d’Iseo.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Fermo nel corso dell’operazione Giaguaro, le cui indagini sono partite nel settembre 2018, Valencia faceva parte di un’organizzazione specializzata nello spaccio di cocaina. Con lui altre due persone, entrambe finite in manette. Si tratta di una donna di 59 anni e di suo figlio di 35, italiani. A far partire gli accertamenti degli uomini del maggiore Roland Peluso, era stata la fidanzata di un giovane della zona, stanca di vedere il compagno che si rovinava la vita e sperperava soldi acquistando droga.

L’inchiesta ha coinvolto tre province: oltre a Fermo, Macerata e Bergamo. Mesi di intercettazioni, appostamenti e pedinamenti, che hanno portato al blitz all’alba di venerdì 17 maggio, a cui hanno partecipato decine di militari del comando provinciale di Fermo, i colleghi del Cio della Calabria, un elicottero dell’Arma e tre cani antidroga della Guardia di Finanza.

Alla 59enne sono stati sequestrati undicimila euro in contanti, suddivisi in varie somme e nascosti in casa, oltre a 100 grammi di cocaina. La donna si trova nel carcere di Pesaro, mentre il figlio, che ha qualche precedente, in quello di Fermo.

Il ruolo di Juan Pablo Valencia Gonzales, che per lo stesso motivo era già finito in manette a febbraio e aveva concluso il periodo ai domiciliari solo due settimane fa, era più marginale rispetto agli altri due. Si riforniva di cocaina nel nord Italia e poi la immetteva nel mercato al dettaglio dell’entroterra. Il 31enne, una volta giunto nella Marche dalla Bergamasca, non aveva una dimora fissa, ma cambiava spesso abitazione, appoggiandosi da amici che pare fossero all’oscuro dei suoi traffici. Per portare la droga ai clienti, viaggiava a bordo di una mountain bike.

Nel corso delle indagini è emerso che l’ex ciclista professionista faceva anche uso di coca, ed era solito nascondere lo stupefacente nei tubolari della due ruote utilizzata per le consegne. In casa aveva 50 grammi di cocaina, un etto di sostanza da taglio e 3800 euro in contanti, considerati proventi dell’attività di spaccio. Gli è stato imposto l’obbligo di dimora in provincia di Bergamo.

Insieme ai tre, altri 11 soggetti sono stati denunciati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

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