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Belotti al presidente degli arbitri: “Non faccia finta di niente sul rigore non dato”

Il riferimento è la finale di Coppa Italia di mercoledì sera

Il supertifoso atalantino Daniele Belotti, dopo la partita di mercoledì scrive al Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Marcello Nicchi

Caro Presidente,

Le scrivo non come deputato, ma come semplice tifoso. Il riferimento è la finale di Coppa Italia di ieri sera. Avrei potuto, come hanno fatto in passato numerosi parlamentari presentare un’interrogazione ufficiale al governo, ma ho sempre ritenuto che fosse una pratica inutile e semplicemente strumentale perché ministri o sottosegretari in questi casi non c’entrano assolutamente nulla. Preferisco rivolgermi direttamente a Lei, nella figura di massimo rappresentante della classe arbitrale italiana.

Ci siamo conosciuti nei giorni scorsi in occasione della sua audizione, in VII Commissione alla Camera, in merito alla nuova legge delega sullo Sport di cui sono relatore. Ho sinceramente apprezzato il suo intervento che ha fatto trasparire la sua profonda passione per la categoria che rappresenta. Un intervento molto costruttivo e ricco di indicazioni utili che avevo avuto modo di elogiare pubblicamente già in sede di replica.

Detto questo sono certo che non potrà che valutare con attenzione quanto accaduto ieri sera allo stadio Olimpico. Mi riferisco all’episodio del fallo di mani del laziale Bastos al 25’ del primo tempo.

Ci può stare che l’arbitro Banti, dal campo, possa non averlo visto, ma come ha fatto a non accorgersene l’addetto al Var Gianpaolo Calvarese? Nelle riprese televisive il fallo era straordinariamente evidente. Per di più su un tiro che è finito sul palo, quindi una deviazione fondamentale, a braccio largo. C’era il rigore e in base al regolamento pure il cartellino giallo e di conseguenza l’espulsione del difensore laziale, già ammonito. Un episodio che avrebbe sicuramente cambiato la gara. E invece, qualcuno ha fatto finta di niente o per incapacità o malafede. Non volendo pensare minimamente alla seconda, resta il fatto che per una finale di Coppa Italia sono stati scelti degli arbitri inadeguati. Pensi se un episodio simile fosse capitato a un mondiale alla nazionale? Ci sarebbe stata una sollevazione di piazza. Noi siamo una provinciale e sicuramente questo torto finirà, nel resto del Paese, già domani nel dimenticatoio, ma anche noi atalantini, purtroppo, potremo dire di avere un Byron Moreno che ci ha rubato un sogno.

Per l’Atalanta e per Bergamo questa finale rappresentava un traguardo storico che ha portato, tra l’incredibile entusiasmo di tutta la città e la provincia, al più grande esodo di bergamaschi nella storia: 21.000 miei conterranei, alcuni arrivati appositamente a Roma da ogni parte del mondo (dall’Australia, da New York, da Miami, dal Marocco, dall’Inghilterra ecc), sulle tribune dell’Olimpico, umiliati da una decisione inconcepibile.

Ci portiamo a casa la nostra sconfitta, non ci piangiamo addosso e non vogliamo fare vittimismo; abbiamo ringraziato con un commovente e interminabile applauso i nostri giocatori e mister Gasperini sotto la curva e guardiamo avanti, orgogliosi e fieri della nostra Atalanta che per Bergamo è molto di più di una squadra.

A lei, però, mi permetto di chiedere, per salvare l’immagine del calcio italiano, di non fare finta di niente. La Var è uno strumento utilissimo, ma se applicato come ieri e in altri “casi solari” in passato, diventa devastante per la credibilità di tutto il sistema. Lei in commissione ha giustamente chiesto attenzione verso gli arbitri professionisti, che a differenza degli atleti che beneficiano di contributi previdenziali, al termine della loro carriera, a 45 anni, si trovano a doversi reinventare un lavoro e non hanno alcuna pensione.

Caro Presidente, mi permetta, ma forse a qualche arbitro magari bisognerebbe prevedere uno scivolo per un prepensionamento.

Con stima,

Daniele Belotti

Deputato, ma soprattutto tifoso

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