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Jim Jarmush e gli zombie che non fan paura e non fan ridere

C'è anche Tom Waits nel film in concorso che inaugura il 72° Festival, oltre a Bill Murray e Tilda Swinton

Il film d’apertura al 72° Festival di Cannes è quest’anno il primo film in concorso (normalmente non è così): “The dead don’t die” di Jim Jarmusch, regista e autore. Un cast eccezionale definito nel lancio pubblicitario “il miglior cast mai smembrato…”, a partire da Bill Murray e Tilda Swinton, per un film di genere, una storia di zombie.

Più che un horror il film aspira ad essere una commedia horror, ma si sorride poco, non per la paura ma per una certa lentezza e mancanza di guizzi che pervadono tutto il film. Dopo aver frequentato il western con “Dead Man”, il genere criminale con forte riferimento al codice dei Samurai in “Ghost Dog”, i vampiri con “Only lovers left alive”, Jarmusch approda agli zombie e lo fa citando a più riprese George Romero, ritenuto l’autore di riferimento per questo tema apocalittico con il film culto “La notte dei morti viventi” del 1968.

Nella tranquilla Centerville – definita nel cartello all’ingresso della cittadina “a real nice place”, tanto simile al cartello delle pompe funebri dello stesso luogo – accadono cose strane: la luce del giorno si protrae ben oltre l’atteso crepuscolo, gli animali domestici – ma anche le formiche – sono in allarme, gli orologi si fermano… Intanto le news parlano del “polar fracking”, cioè il supposto e controverso cambiamento di inclinazione dell’asse terrestre dovuto alla fratturazione idraulica cui è sottoposto il pianeta per estrarre gas dal sottosuolo.

La vita scorre apparentemente tranquilla con colonna sonora country, appena turbata da questi fatti, finchè una sera due cadaveri escono da sotto terra nel cimitero, vanno in un diner, sbranano due donne e poi si scolano caraffe di caffè. È l’inizio di un’ondata inarrestabile: tutti i morti risorgeranno e mossi da riflessi meccanici, emaciati, polverosi e rinsecchiti, andranno in cerca di umani da sbranare. Non solo, ciascuno di loro brama ciò da cui dipendeva in vita: caffè appunto, dolci, oppure Xanax e wi-fi! Il monito è chiaro.

Lo spettatore assisterà alle vicende dei diversi personaggi nell’affrontare gli zombie e tra questi i tre poliziotti interpretarti da Murray, Driver e la Sevigny.

Non volendo spoilerare la visione del film, ci limitiamo a dire che i temi sottostanti e la questione ambientale su tutte – richiamata più volte da Jarmusch anche in conferenza stampa – sconfinano in un pessimismo cosmico inquietante dove neppure cultura e comicità sembrano essere validi antidoti. La “poker face” di Bill Murray in dialettica con l’ottimo Adam Driver non riesce in questo film a muovere nello spettatore una risata pensosa, ma solo stanca.

L’idea di un mondo “fuori asse” che allude a questioni politiche oltre che ambientali – sebbene Jarmusch abbia negato decisamente questo risvolto in conferenza stampa – è ottima ma viene sviluppata in modo lento e scontato. Ben presto nel film si dice e poi si ripete “it will end badly” (“non andrà a finire bene”) e la pellicola termina con “this world is fucked up!” (“Questo mondo è fottuto”). Inutilmente lo spettatore attenderà un twist da Jarmusch e da questo cast: anche la bravissima Tilda con il suo bizzarro personaggio (parodia della Uma Thurman di Tarantino?) preferirà abbandonare il pianeta. Chi ha detto che gli extraterrestri ci vogliono invadere? Jarmusch sembra voler dialogare anche con questo genere di film per smentirli: oggi sono gli zombie a prevalere.

Il personaggio dell’eremita Bob interpretato da Tom Waits e i tre ragazzini del riformatorio suggeriscono in modo blando che la speranza va riposta nel rispetto per la Natura e nei giovani.

Le trovate metanarrative – i personaggi parlano di aver letto la sceneggiatura, dichiarano apertamente che la canzone di Sturgill Simpson che si intercetta di continuo alla radio appartiene alla colonna sonora del film- e le chicche letterarie – la citazione dal Moby Dick di Melville “…l’aria terrestre è infetta delle innominabili miserie degli innumerevoli umani che sono morti esalandola…”- risultano molto di maniera. Non bastano a fare di questa pellicola un film interessante, così come non basta un’allitterazione –The Dead Don’t Die– a fare una bella canzone. Jarmusch dovrebbe saperlo.

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